La disfida del biologico nelle mense scolastiche. Arriva subito dopo le elezioni, fallimentari per Alemanno, l’aggiudicazione del contestato bando che abbassa il tasso di cibo biologico nella refezione dei bambini di Roma. Ed è polemica.
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Coda polemica nel post elezioni a Roma. Dopo il rotondo risultato a favore del rappresentante del centro-sinistra Ignazio Marino si apre il fronte delle mense scolastiche, tasto dolente degli ultimi anni di amministrazione alemanniana.
Per esigenze, pare, di risparmio (ma forse anche per smantellare un sistema creato dalle giunte Rutelli-Veltroni e studiato come modello d’eccellenza a livello mondiale), l’amministrazione Alemanno aveva fatto pubblicare un nuovo bando per la refezione scolastica molto penalizzante nell’ambito del biologico. Caso ha voluto che il bando sia andato in assegnazione proprio il giorno successivo alle elezioni e dunque, se nulla verrà modificato d’urgenza, per i prossimi cinque anni generi alimentari come passata di pomodoro, olio evo e pasta potranno non essere solo bio come invece sono oggi. “Si fa un salto indietro di vent’anni” commentano rappresentanti del PD. Mentre l’AIAB, l’associazione italiana agricoltura biologica, è ancora più dura: “questo è l’ultimo regalo avvelenato che Alemanno lascia alla città, si aumenta la retta per i genitori e si peggiora la qualità del cibo per i bambini smantellando un modello che era un fiore all’occhiello e che tutto il mondo ci invidiava”.
Peraltro se, legittimamente, l’amministrazione Alemanno ha voluto puntare più sul km0 che sul biologico (“meglio una melanzana convenzionale proveniente dal Lazio” dichiarò il sindaco uscente “piuttosto che una melanzana biologica che arriva dalla Sicilia”), perché ha allargato nel bando il concetto di km0 da 150 a 300 chilometri di distanza dalla Capitale?