Sostenibilità e tecnologie innovative dietro ai progetti di due imprese italiane che puntano sulla trasformazione degli scarti della frutta in prodotti ecocompatibili. Le arance di Orange Fiber (tra le 700mila tonnellate che ogni anno vengono scartate dall’industria agrumicola) permettono di ottenere speciali stoffe biologiche e ecologiche; mentre dall’Alto Adige arriva la sperimentazione sulle mele, alla base della cartamela e della pellemela.

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ORANGE FIBER: ETHICAL FASHION

Sono realtà diverse eppure affini, almeno nelle premesse. Si sviluppano entrambe nel Nord Italia, anche se la storia delle due ragazze fondatrici di Orange Fiber nasce da lontano, in Sicilia.
Ma la startup di Adriana Santanocito e Enrica Arena matura nell’incubatore d’impresa Trentino Sviluppo dopo uno studio di fattibilità del Politecnico di Milano e si articola nell’universo dell’ethical fashion che scommette sulla sostenibilità. Cosa c’entra tutto questo con il mondo del food? Il punto di partenza, la materia prima dello speciale tessuto brevettato dalle due giovani imprenditrici, sono le celebri arance di Sicilia, e precisamente quella 700mila tonnellate di frutta che ogni anno viene scartata dall’industria agrumicola italiana.
Grazie alla nanotecnologia gli scarti del frutto si trasformano in stoffe biologiche, ecologiche, a rilascio di vitamina A, C ed E (e quindi benefiche per la pelle); in due varianti: raso tinta unita e pizzo. Almeno per ora, visto che il progetto sembra destinato a crescere.
 

CARTAMELA E PELLEMELA. PRODOTTI ECOCOMPATIBILI CON LE MELE

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Già consolidata, invece, l’esperienza dell’altoatesino Hannes Parth, che nel 2009 ha fondato la Frumat, laboratorio di analisi che all’epoca intraprese una sperimentazione per verificare se gli scarti della lavorazione industriale delle mele (ca va sans dire) potessero essere riutilizzati per ottenere prodotti ecocompatibili. Oggi sono diverse le imprese che lavorano questo materiale facilmente stoccabile e privo di scadenza (per una media di 30 tonnellate di scarti recuperati al mese) trasformandolo in due prodotti distinti: la cartamela e la pellemela.
La prima, ottenuta da cellulosa pura arricchita con scarti di mela, si presta a molteplici declinazioni, dai fazzoletti alla carta da cucina, dalla carta igienica alle scatole per il packaging; la seconda è destinata al settore della legatoria, ma anche al rivestimento di divani e sedie e perfino alle calzature.
Un business, quello del recupero di scarti alimentari, che si rivela sempre più allettante per le aziende nazionali, sull’esempio di realtà tedesche, austriache e francesi sensibili da diversi anni alla realizzazione di prodotti ecocompatibili.