Prodotta da Zero Point Zero, la serie sarà disponibile in esclusiva su Netflix dal 5 gennaio. Un format di denuncia, in 6 episodi tematici girati a partire da scandali e meccanismi corrotti dell’industria alimentare americana e globale. L’obiettivo? Stimolare il senso critico del consumatore. 

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Una crime series dedicata al cibo

Gli addetti ai lavori la definiscono a tutti gli effetti una crime series, e la logica non fa una piega. L’obiettivo del documentario in sei puntate che dal prossimo 5 gennaio sarà disponibile su Netflix– in contemporanea nel mondo – è infatti quello di indagare tra i misfatti dell’industria alimentare americana e globale. A produrlo è la Zero Point Zero, che gli appassionati del genere hanno già apprezzato alla prova con diversi format gastronomici di successo, specie quelli che hanno contribuito all’affermazione di Anthony Bourdain(No Reservation, Parts Unknown), o The Mind of a chef, ma anche nell’ultimo documentario firmato Bourdain sulla lotta allo spreco alimentare, Wasted. Stavolta però lo sguardo vira più in profondità, pescando nel marcio di un sistema ugualmente esposto alla corruzione, alle malefatte e ai pericoli concreti di un qualunque contesto criminoso.

Rotten. La verità è dura da ingoiare

E infatti, annunciano le note che anticipano la messa onda di Rotten – come si chiamerà la serie – il trattamento riservato alle vicende trattate sarà analogo a quello messo in campo per indagare su una scena del crimine, anche se “la verità è dura da ingoiare”, scandisce minaccioso il trailer. Ma, continuano gli autori, “in un mondo in cui colossali multinazionali del cibo si consolidano sempre di più”, la denuncia è necessaria e procede all’inverso: “La serie parte dal piatto che servi per cena evidenziando le conseguenze scioccanti, manifeste o meno che siano, di un sistema che confonde regolamentazione, avidità, innovazione, in nome del denaro”. Insomma, potrebbe quasi dirsi un’avvertenza per deboli di cuore, la campagna promozionale che anticipa il lancio di Rotten. In realtà l’intenzione è quella di fare chiarezza sulla missione del format, che certo non vuole indirizzarsi al mero intrattenimento, ma stimolare la consapevolezza e lo spirito critico dei consumatori, sulla rotta tracciata da celebri precedenti, da Super Size me (2004, più recente il secondo capitolo della saga, Holy Chicken, meno riuscito del primo successo) a Food Inc (2008), all’ultima prova sugli Ogm di Scott Hamilton Kennedy, Food Evolution (2017), già candidato all’Oscar nel 2009 per The Garden, sulla storia di una delle ultime fattorie di Los Angeles.

6 episodi, dal 5 gennaio

Ogni episodio si focalizzerà su un tema specifico, emblematici ed evocativi (degni di una stagione di True Detective) i titoli delle singole tracce: Avvocati, pistole e miele; il problema dell’arachide; respiro d’aglio; il grande uccello; soldi di latte; il merluzzo è morto. Si passerà così dalla frode ribattezzata Honeygate (con l’arrivo sugli scaffali dei supermercati di un prodotto spacciato per miele) all’insorgere crescente di nuove allergie alimentari, al business dei polli d’allevamento male alimentati per massimizzare i profitti. Al problema della pesca illegale con l’aggravante delle truffe perpetuate nel processo di trasformazione e conservazione del pesce. Riflettori puntati principalmente sull’industria alimentare americana, e sugli scandali che a più riprese l’hanno travolta, “ma la crisi è globale”, e nessuno può restare a guardare, intima il trailer. “Se mangi cibo, questo è un problema di cui devi preoccuparti”. Dal 5 gennaio c’è uno strumento in più per informarsi.

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a cura di Livia Montagnoli