Se gli “italian young” del vino puntano al mercato cinese. Analisi e prospettive

30 Mar 2015, 16:30 | a cura di Livia Montagnoli
Non solo Stati Uniti. Gli under 40 scommettono ancora sulla Cina dove i potenziali bevitori cresceranno ancora del 50% entro il 2023. La ricerca di Wine Monitor e Cia.
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Cina, c’è ancora speranza? Risposta affermativa per gli oltre 24 mila giovani produttori di vino in Italia. È quanto emerge dal “Focus Marketing analisi e approfondimento dell’universo giovane in agricoltura” presentato a Vinitaly da Nomisma Wine monitor e Agia-Cia, secondo cui i giovani imprenditori, di cui circa 3.600 con cantina propria, punteranno decisi verso il mercato asiatico che verrà sempre più percepito come una nuova “America”, soprattutto dopo la questione dell’embargo russo.
D’altronde, dopo il mercato Usa cresciuto del 37% in 13 anni e, appunto, quello russo che nello stesso periodo si era sviluppato del 121%, i consumatori con “gli occhi a mandorla” sono quelli in crescita costante: +5%. E si stima che entro il 2023 aumenterà di circa il 50% il numero dei cinesi benestanti, e quindi “consumatori ideali” per vino di qualità.
Ma qual è l’identikit dei cosiddetti “italian young” di cui parla la ricerca? Giovani, le cui aziende crescono in proporzione il doppio delle aziende “senior” con la metà del credito, usano la rete e i social media per promuovere le loro bottiglie dentro e fuori i confini nazionali e studiano marketing.
Ma, attenzione ai numeri: oggi, nonostante l'Italia vanti primati da record nel comparto (è il secondo Paese produttore e il primo Paese esportatore in volume al mondo) e conti circa 450 mila aziende, solo il 3-4% dei titolari d'impresa ha un'età inferiore ai 40 anni. Quando si invertirà la tendenza che ci condanna a non essere un Paese per giovani?

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