Se il vino attraversa la storia. Il piano russo per l'enologia di Crimea prevede un incremento del 53% entro il 2017

17 Apr 2014, 16:37 | a cura di Saverio De Luca
Assomiglia molto a un piano quinquennale quello che il governo russo ha in programma per la Crimea. Si parla di impiantare nuovi vigneti e di risolvere gli storici problemi agricoli della regione, primo fra tutti quello idrico.
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Dal gas al vino il passo è stato breve. Il Governo russo ha annunciato che sta pensando di investire fino a 30 miliardi di rubli (60 milioni di euro) per sviluppare la vinificazione in Crimea. Tra i sostenitori nella manovra il Primo Ministro russo, Dmitry Medvedev che ha stimato nella penisola del Mar Nero una superficie vitata di circa 31 mila ettari e condizioni ideali per il winemaking. L'obiettivo? Incrementare il settore, sia impiantando nuovi vigneti (19.100 per la precisione) sia intensificando la produzione: + 53% entro il 2017. Inoltre anche la Crimea potrebbe rientrare nel programma di sostegno statale per l'agricoltura. Un nuovo “piano quinquennale” russo rivolto al mondo agricolo? Ma di problemi da risolvere (a parte quelli politici) ce ne sono parecchi. “Attualmente la regione, povera di acqua, è irrigata con un sistema di canali che provengono dal fiume Dnieper, in territorio ucraino” spiega Ginaguido Breddo, console onorario d'Italia a Samara “per cautelarsi dal pericolo che il flusso della preziosa acqua sia interrotto da parte dell’Ucraina, l’unica soluzione è valutare costi e possibilità di approvvigionarsi dai laghi della regione di Krasnodar”. Conferma le difficoltà anche Pierpaolo Lodigiani, console generale onorario in Krasnodar ed anche imprenditore di successo nel comparto agricolo: “Pratiche lunghe e costose, sulle quali la volontà politica di incentivare le produzioni soprattutto di vino, frutta e riso non è scontato si tradurrà automaticamente in un apertura dei cordoni della borsa del Ministero delle Finanze”.
A ben guardare, comunque, anche prima dell'adesione della Crimea alla Russia, molti imprenditori russi (o trapiantati in Russia) avevano iniziato ad investire nell'agricoltura della Penisola. A cambiare, adesso, sono le prospettive di questi progetti, che improvvisamente da “progetti stranieri” sono diventati “nazionali”. Con tutti i pro e i contro del caso, come qualche settimana fa ha ricordatoalla testata Russia Beyond the Headlines il famoso enologo Pavel Shvets che in Crimea qualche anno fa ha dato vita alla società UPPA Winery, acquistando 10 ettari di terra e piantandovi viti europee: “Ora ci dicono che per la Crimea si apre il mercato russo,quando inrealtà, per noi, esso non è mai stato chiuso. Tra l’Ucraina e la Russia non c’è mai stato un dazio d’entrata sul vino. Forse sarebbe più giusto dire che in seguito a tutti questi eventi abbiamo perso il mercato ucraino”. Timori fondati e divenuti reali nel giro di pochi giorni con la chiusura delle frontiere ucraine al vino (e non solo) di Crimea. Ma non si è fatta attendere la risposta del governo russo che ha immediatamente ordinato alle principali catene di distribuzione nazionali di dare più spazio al vino della Penisola sui proprio scaffali. Cambia il vento e cambiano i vini. Ma la storia si ripete sempre.

a cura di Loredana Sottile

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