Antonio Marras e Sella&Mosca – entrambi di Alghero – insieme per celebrare la Sardegna in quattro etichette, firmate dallo stilista sardo.
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Cinque personaggi hanno trovato un autore: Antonio Marras. L’eccentrico Oscarì da Ittiri, Catore da Villanova, di professione pugile, i fratelli Ambat, marinai di Alghero e Mustazzo da Mamoiada, ingiustamente accusato di essere un bandito. Storie e identità diverse che il fato ha fatto incontrare, ad Alghero, la notte di San Giovanni. La più incredibile, quella in cui si decide il destino dell’intero anno solare; carica di magia e di presagi, pratiche divinatorie e falò rituali. Questa la trama di una storia immaginata da Antonio Marras che ha per protagonisti un manipolo di personaggi, ognuno con un carattere e una personalità unica – più o meno dolce, chiaro, frizzante – la stessa che si ritrova nelle bottiglie. E che in quella notte magica, di incontri e di presagi, viene messa in evidenza.

Sella&Mosca

Destino che assume la fisionomia di Sella&Mosca, guarda caso di Alghero come Marras. Realtà vitivinicola di eccezionale portata e valore, capace di coltivare quasi 550 ettari in uno scenario naturale e paesaggistico da sogno. Fondata nel 1899 da due imprenditori piemontesi che le danno il nome: l’ingegnere Sella, nipote del famoso statista Quintino, e l’avvocato Mosca, evoca imprese pionieristiche e avventure d’altri tempi. Il volto contemporaneo dell’impresa e il suo rilancio in grande stile è invece quello della famiglia Moretti; la stessa di Bellavista e Contadi Castaldi in Franciacorta; Petra, La Badiola e Teruzzi in diverse terre toscane, per intenderci. Tutte fondate da Vittorio Moretti e appartenenti a un gruppo che oggi è guidato dalla figlia Francesca.

Antonio Marras e Francesca Moretti

Un Metodo Classico di Sardegna

Ma torniamo alla nostra storia. A ogni personaggio corrisponde un nuovo vino. Ognuno è vestito da Antonio Marras, appunto, che di abiti e racconti se ne intende. Sue le etichette, di Sella & Mosca l’idea e il contenuto. Quattro nuove referenze a valorizzare i vitigni più rappresentativi dell’isola: vermentino, cannonau, torbato. Quest’ultimo in due versioni. Un bianco fermo, Catore, e un Metodo Classico, Oscarì. “Siamo orgogliosi ed entusiasti di questa collaborazione, voluta fortemente per raccontare l’identità di una terra a cui abbiamo scelto di dedicarci con amore e rispetto” racconta Francesca Moretti, “con progetto Sella&Mosca + Antonio Marras abbiamo anche voluto portare una expertise importante del gruppo Terra Moretti, producendo da un vitigno così rappresentativo per la Sardegna – e in particolare per Sella&Mosca – un Metodo Classico che appartiene, invece, alla tradizione vinicola della mia famiglia. Insieme al nostro enologo Giovanni Pinna abbiamo creato il primo Metodo Classico da uve torbato e crediamo moltissimo in questo prodotto e negli altri tre nuovi vini”.

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I vini

E gli altri vini? Ambat, vermentino, e Mustazzo, cannonau da uve del “grand cru” Mamoiada. Etichette molto belle, vini capaci di raccontare, nel bicchiere, uve e territori diversi. Interessante e originale il Metodo Classico Oscarì, atteso vista l’esperienza franciacortina della proprietà. Un anno di permanenza sui lieviti, a partire da un vino base da uve torbato raccolte precocemente (varietà di cui l’azienda è stata monopolista per tanto tempo) appare subito centrato, piacevole nei toni di lievito e panetteria, saporito e preciso nella componente carbonica, di piacevole finale ammandorlato. Alla lunga escono intriganti nuance di biancospino e fiori d’arancio.

Sempre da uve torbato, ma in versione “tranquilla”, il Catore 2017 è un bianco davvero delizioso. Una piccola percentuale del mosto viene fatta fermentare in barrique nuove ma le note di rovere rimangono in secondo piano. La scena è rubata da accattivanti sensazioni bucciose e salmastre, tanto al naso quanto in bocca, non senza sfumature che la impreziosiscono, di elicriso ed erbe officinali. Il sorso è profondo, sicuro, capace di mantenere un incredibile equilibrio tra una materia dai toni salini e una freschezza capace di condurre il sorso verso approdi lontani. Crescerà ancora in bottiglia ma già così è molto godibile.

Promettente, ma più indietro, il vermentino Ambat, sempre 2017. Le uve maturano su un terroir calcareo-argilloso, da vigne esposte a nord-ovest. Un breve passaggio in barrique favorisce l’evoluzione che si completa poi con un breve affinamento in bottiglia. Al naso marca ancora qualche accenno fermentativo, un’idea di lievito che lascerà presto il campo ai profumi agrumati, di frutta gialla e mandorla fresca. La bocca è già compiuta, seppure molto giovane: ha dolcezza di frutto e dinamismo e appaga ad ogni sorso. Vino apparentemente docile e immediato, nella realtà piuttosto complesso e capace di inaspettati chiaroscuri che sfumano in accenni di anice.

Infine l’unico rosso, il cannonau Mustazzo, millesimo 2016, da uve provenienti da Mamoiada, vero e proprio “grand cru” per la tipologia con vigne centenarie che crescono a più di 600 metri d’altezza. La vinificazione classica e l’affinamento in legno consegnano un vino alla ricerca di una sua precisa fisionomia, come è normale che sia in questa fase. Ancora troppo presto per dare un giudizio definito, si presenta comunque di una bella tonalità, affatto concentrata ma assai brillante. I profumi sono di frutta dolce e spiriti, erbe e bacche mediterranee. La bocca di buona materia ma scaltra, affusolata, ancora un po’ ingabbiata da tannini che il tempo e la bottiglia provvederanno a sistemare. Da risentire più avanti, le premesse non mancano.

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Etichette molto belle e vini capaci di raccontare, nel bicchiere, uve e territori diversi. Interessante e originale il Metodo Classico, delizioso Catore, torbato fermo dalle note salmastre, ricco di sfumature e dal sorso profondo; promettente ma più indietro il vermentino Ambat, così come il cannonau Mustazzo, alla ricerca di una sua precisa fisionomia.

Le etichette

Quattro vini, altrettante storie ricche di fascino, a simboleggiare identità, differenze e incontri, magistralmente tessute da Antonio Marras (alla prova, proprio in questi giorni, anche con il teatro, a conferma di un’attitudine verso una espressione artistica senza limiti, che tutto investe ed elabora, dalle passerelle al palcoscenico, agli scaffali delle enoteche): “con Sella&Mosca condividiamo l’amore per Alghero, Barcellonetta per i nostalgici, i tramonti infuocati quando il sole cala dietro Capo Caccia, il gigante che dorme sul mare mentre il faro illumina come una stella cometa tutto il golfo. Abbiamo in comune i profumi del mirto e dell’elicriso, l’ambat, il maestrale, il mare, le tinte scure degli uliveti e il rosseggiare delle vigne.” Un vissuto comune dunque, quello dell’artista e di Sella&Mosca, che ha ispirato le nuove etichette, capaci di marcare le ovvie differenze senza spezzare il filo dell’identità collettiva, grazie a personaggi e narrazioni che di quell’universo culturale fanno parte.

Sella&Mosca – Alghero (SS) – Località I Piani – 079 997700 – http://www.sellaemosca.com/

a cura di Antonio Boco