La Slovenia è diventata una destinazione gastronomica. Nelle pagine del mensile di dicembre siamo andati a curiosare in alcuni dei luoghi più interessanti di questo paese dell’ex Jugoslavia. Così vicino e così lontano all’Italia.
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Lo scorso anno la classifica World’s 50 Best Restaurants premiava Ana Roš di Hiša Franko come la migliore chef donna del mondo. A molti è venuta spontaneamente una domanda: ma la Slovenia non era più nota per i vini che per la cucina?

Per capire il perché di quella incoronazione (e per capire meglio la Slovenia con cui confiniamo) siamo andati a curiosare in alcuni dei luoghi più interessanti di questo paese dell’ex Jugoslavia, oggi sempre più meta di un turismo gourmand. Qui un assaggio dell’articolo uscito nel mensile di dicembre del Gambero Rosso.

Ana Ros

Storia e cultura della Slovenia

Cerchiamo di capirci qualcosa, ci siamo detti. E allora, partiamo dall’importanza che hanno avuto le diverse influenze, anche gastronomiche, nello scrivere la storia e la cultura della Slovenia. A partire dall’Impero Romano, fino alla dichiarazione dell’Indipendenza della Republika Slovenija (1991), nel corso dei secoli qui si sono alternati i Bizantini, gli Asburgo, la Repubblica di Venezia, le truppe napoleoniche e quelle austro-ungariche, quelle serbe e quelle croate per finire nel 1929 quando cominciò a sventolare la bandiera jugoslava con un breve intervallo italiano negli anni Quaranta.

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Gli anni del “secolo breve” sono stati importanti per le commistioni slave e balcaniche; in questo scorcio di ’900 sotto i vessilli del Socialismo, grazie alla sua posizione strategica (ai confini con Italia, Austria e Ungheria), in Slovenia han trovato spazio significative attività produttive che hanno rappresentato un importante snodo commerciale per l’intera area. Su questa eredità storica e geografica, l’avvento della democrazia ha legalizzato e regolamentato quegli scambi interfrontalieri un tempo relegati al solo mercato nero. Parliamo di vino, olio, miele, oltre a jeans e ogni genere di beni di consumo all’epoca proibiti in Jugoslavia.

 

Una storia densa e un governo attento

Secondo il professor Janez Bogataj, del Dipartimento di Etnologia e Antropologia Culturale, dell’Università di Lubiana, molto è stato fatto anche dal nuovo governo che ha dato vita a nuovi progetti per favorire lo sviluppo della cultura gastronomica e del turismo, anche in chiave gourmet. Iniziative come Kuhna pa to – un percorso formativo che si conclude con una competizione gastronomica nazionale per i bambini delle scuole elementari – ha favorito, prima ancora di programmi televisivi come MasterChef, la conoscenza delle 23 aree di attrazione gastronomica del Paese, arrivando a definire la Piramide Gastronomica Slovena. Da subito gli sloveni hanno puntato a legarsi all’Unione Europea partecipando a bandi e progetti europei come l’EDEN (European Destinations of Excellency) che nel 2015 ha premiato la Regione di Brda per il suo Turismo Gastronomico. Il grande e convinto lavoro sul brand I Feel Slovenia che punta alla valorizzazione di piatti, ristoranti e prodotti della terra, ha spinto molto il turismo enogastronomico.

Goriška Brda

Goriska Brda: il Collio Sloveno

Incastonata tra le Alpi e il Mare Adriatico, questa regione fatta di scorci panoramici suggestivi, verdi colline, vigneti e frutteti baciati dal sole, si è guadagnata il soprannome di Toscana slovena: paragone che i locali male accettano rivendicando una realtà meno inflazionata e meno contaminata, più “vera” di certa Toscana. Percorrendo la Brda Wine Road – le strade del Collio, del Vipacco, del Carso e dell’Istria – si attraversano l’insediamento medievale di Smartno, il castello di Dobrova, il maniero di Vipolze, il parco della pace di Sabotin. Ma è sicuramente grazie al successo dei suoi vini, forti e secchi a cominciare dalla rebula (ribolla gialla), vino simbolo della zona oggi nelle carte dei grandi ristoranti di tutto il mondo, se nel corso degli ultimi anni anche la ristorazione e il turismo eno-gastronomico hanno fatto passi da giganti, proprio a cominciare da questa regione, considerata la più appetibile dai gourmet, sicuramente per l’influenza della cucina italiana.

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Lubiana

Lubiana

Capitale verde d’Europa del 2016, Lubiana ha saputo reinventarsi con l’ingresso in Europa, puntando su una forma di turismo ecosostenibile, che vede anche nell’offerta eno-gastronomica uno dei suo punti di forza. Soprannominata “Piccola Praga” ha molto in comune con le migliori destinazioni dell’Europa centrale: il suo castello-fortezza, che domina il nucleo storico dall’alto, il fiume Ljubljanica che scivola lento tra i riflessi delle superbe costruzioni d’epoca, dell’architetto di Jože Plečnik, i numerosi ponti scenografici e le belle piazze del centro e i suoi vivaci ed eleganti locali che con la bella stagione si proiettano all’esterno. Volendo farvi un’idea del lato gourmet potete partecipare al tour gastronomico della città Okusi Ljubljane (I gusti di Lubiana) prenotabile da visitljubljana.com o direttamente dall’ufficio turistico, in alternativa, seguite i nostri consigli per un tour fai da te.

Bassa Carniola

A pochi chilometri da Lubiana, la valle del fiume Krka è considerata la vallata più bella della Bassa Carniola (Dolenjska) nella Slovenia sudorientale. Siamo in una regione dominata dal verde, ricca di boschi e foreste che si fa apprezzare per l’alternanza delle sue pianure e colline, solcate dalle acque del fiume che scorrono lente e delimitano nella parte sud-orientale la catena dei monti Gorjanci e il confine con la Croazia. Gli argini dei numerosi corsi d’acqua dalle linee morbide, le cascate e i laghi naturali, insieme a antichi mulini e castelli, ci immergono in un paesaggio fiabesco, ma assolutamente reale. Qui è bello e rilassante, in inverno, godere delle calde acque termali.

 

a cura di Vittorio Castellani (chef Kumalé)

 

QUESTO È NULLA…

Nel numero di dicembre del Gambero Rosso, in questi giorni in edicola, trovate il servizio completo con tutti i protagonisti del territorio, i 10 piatti tipici da non perdere se andate in vacanza in Slovenia, una mappa con gli indirizzi dove mangiare e bere (vino e birra) e l’intervista ad Ana Roš. Non poteva poi mancare un focus sul vino, a cura di Giuseppe Carrus, attraverso 6 produttori.

Il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store o Play Store

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