Una festa colorata e a ritmo di musica va in scena in Messico ogni 2 novembre per ricordare i propri defunti. Con offerte, dolci e tavole imbandite, il cibo ricopre un ruolo fondamentale.
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Día de los Muertos, la festa dei morti in Messico

Le ofrendas lussureggianti e cariche di oggetti simbolici, i toni accessi delle tagetes erecta, i fiori arancioni che adornano e profumano lapidi, altari e le intere città, canti, balli, musica popolare, cibo da condividere con gli altri commensali, altro da lasciare a chi ormai non c’è più e che, per l’occasione, torna a fare visita ai suoi cari. È l’atmosfera che si respira dal 28 ottobre al 2 novembre in Messico, quando le città si colorano e animano di folclore, sfoderando rituali e cerimoniali antichi, tradizioni che hanno permesso al Día de los Muertos di diventare Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2008. Una festa dei morti che non ha eguali in tutto il mondo e che dal 2017 ha raggiunto il grande pubblico grazie al capolavoro della Pixar diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina: Coco, il film che ha scalato in breve tempo le classifiche del cinema d’animazione (tre anni prima ci aveva provato già Jorge Gutierrez con “Il libro della vita”, ma senza grande successo).

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Día de los Muertos, la morte come rinascita

La pellicola di casa Pixar ha invece commosso spettatori di tutte le età con la dolcissima storia di Miguel e la sua famiglia: celebre è una delle ultime scene tra il bambino e nonna Coco, che racchiude il senso dell’intera celebrazione, sulle note di “Ricordami”. È la musica, quella musica bandita dalla famiglia di Miguel, a tracciare il percorso di ogni personaggio del film, in un tempo sospeso tra la vita e la morte, una storia che trova spazio nel mondo terreno e nell’aldilà, dove vivi e defunti si mescolano, al ritmo incalzante delle canzoni messicane. “Ricordami”, affinché la memoria tenga in vita chi se ne è andato. È questa la filosofia alla base del Día de los Muertos, festa che affonda le sue radici in età precolombiana e che pone al centro di tutto il rapporto con la morte, intesa non come fine della vita ma come proseguimento, rinascita, continuo. Una nuova fase da vivere in un mondo parallelo, tornando sulla terra per ritrovare le persone amate una volta l’anno e celebrare insieme il ricongiungimento, con tutti gli elementi tipici di una celebrazione, dal canto al cibo.

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Le ofrendas e gli elementi tipici della festa

Nei giorni di festa si banchetta con tavole imbandite di pietanze dolci e salate tipiche della tradizione, vino e bevande calde, ma il cibo trova prima di tutto posto sulle ofrendas, gli altari dedicati ai defunti dove amici e familiari lasciano i loro ricordi, gli oggetti più significativi, e soprattutto le fotografie. Per ricordare e tenere viva la loro memoria. Ma anche i fiori tagetes erecta, con i brillanti petali arancioni per indicare loro il cammino verso casa, le candele come simbolo di connessione con l’adilà, l’acqua per placare la loro sete e per ricordare i cenotes, le grotte con acqua dolce che per Maya e Aztechi rappresentavano la porta per il mondo dei morti. E poi il papel picado, la carta colorata ricca di incisioni che ricreano motivi allegorici e spirituali, e tanti profumi per purificare l’anima, a cominciare dal Copal, una resina vegetale dall’odore intenso e pungente per aiutare i defunti a trovare la strada. E il cibo, naturalmente: calavera e pan de muertos, che vengono poi consumati e condivisi da tutta la famiglia.

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Calavera e pan de muertos

Tra le pietanze più rappresentative, a fare la parte del leone sono i teschi di zucchero, che un tempo i bambini erano soliti comprare dopo aver racimolato soldi di casa in casa per collocarli poi sugli altari e le tombe. La parola calavera significa, infatti, “scheletro” e fa riferimento alle rappresentazioni artistiche dei teschi diffuse in Messico, come “La Calavera Catrina”, acquaforte creata dall’illustratore José Guadalupe Posada. Decorati con glasse colorate, zuccherini o anche cioccolato, i calavera vengono spesso personalizzati con i nomi dei bambini o dei defunti a cui vengono dedicati. Altra offerta classica è il pan de muertos, un pane morbido decorato con delle strisce, simbolo delle ossa fatto in omaggio al defunto, e ricoperto di glassa o semi di sesamo. Alla base dell’impasto, farina, burro, zucchero, latte e aromi come scorza d’arancia o anice, ma come sempre la ricetta varia moto a seconda delle zone e delle tradizioni familiari.

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I piatti tipici del Día de los Muertos

Oltre ai prodotti specifici della festa, sulle tavole messicane si trovano tutti i piatti tipici stagionali, da condividere con parenti e amici. La calabaza en tacha, per esempio, una zucca dolce sciroppata e speziata, oppure le empanaditas, fagottini di pasta sottile solitamente aromatizzata all’anice e farciti con ingredienti diversi (perlopiù zucca, in questa caso cotta a fuoco lento e speziata). Senza dimenticare i tamales, involtini di foglie di mais ripieni di carne macinata e mais dalle origini antichissime, già presenti al tempo degli Aztechi e dei Maya, quando venivano consumati dai cacciatori che avevano bisogno di un pasto sostanzioso e facile da trasportare. Ad accompagnarle, l’atole, una bevanda calda a base di farina di mais, acqua o latte, che nella versione al cioccolato prende il nome di champurrado. Per dolce? Arroz con leche, riso dolce cotto nel latte e aromatizzato alla cannella.

La ricetta dei tamales dulces rosas

a cura di Michela Becchi