Dal piatto agli arredi, tutto ricorda le sacre scritture del popolo ebraico. Soprattutto il design, che è stato curato da un architetto già noto nel mondo della ristorazione. Sue le realizzazioni che hanno caratterizzato i romani Glass e Romeo, e che, evidentemente, non ama ripetersi. La firma è di Andrea Lupacchini.
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Il 2013 si chiude all’insegna della amatriciana kasher. Un bel colpo per i puristi, ma una buona trovata per avvicinare il turista ebreo curioso di assaggiare i piatti della tradizione romanesca senza dover infrangere le rigide regole imposte dalla sua religione. Tayim, il nuovo ristorante ‘idoneo’, questa è infatti la traduzione letterale del termine kasher, ha da poco aperto nel quartiere Africano di Roma e si rivolge a tutti, ebrei e non. A sorprendere sono gli spazi. Decisamente innovative, le linee del design si rifanno ad una forte simbologia che rimanda ai dettami scritti sul testo sacro della Torah. “In un capitolo di questo testo sacro vengono affrontate, in termini chiari e precisi, le 47 ragioni delle leggi alimentari che nel progetto si è cercato, attraverso operazioni di decostruzione e processi di astrazione, di trasporre agli elementi architettonici”, spiega l’architetto Andrea Lupacchini. “Ottanta pannelli fluttuano nell’aria conferendo all’ambiente una sensazione di etereo, di immateriale come nuvole in movimento. Di questi, quarantasette, quante sono le leggi della Torah, diversi per forma, dimensioni e materiali, si piegano, si incastrano e si deformano adagiandosi al soffitto senza mai toccarlo, proprio come i cibi non devono toccare il suolo o altri oggetti per non essere contaminati”. E i materiali non sono da meno, grezzi, non trattati, privi di forti colorazioni, perché, come è scritto nel testo sacro, è la preparazione degli alimenti naturali e puri ad avvicinare alla Santità. In più “la grande valenza simbolica del progetto ha permesso lo sviluppo di una forte immagine architettonica, visibile anche dalla vetrata su strada, che catturerà il visitatore dal punto di vista emozionale e percettivo”. L’offerta alla carta è invece triplice. Principalmente orientata sulla classica cucina della tradizione ebraico romanesca, che occupa circa il 60% del menu, offre anche la possibilità di spaziare in quella israeliana e soprattutto in quella orientale della Libia, paese di origine della proprietà. L’avventura è infatti di Jack Hayon e sua figlia Sharon. “Prima avevamo una tavola calda in via Nazionale”, ci ha raccontato Jack, “ma era da tanto che volevo aprire un ristorante ‘fatto bene’, ed eccolo qua. Della gestione si occuperà in toto mia figlia, mentre in cucina, il giovane chef Fabio Terracina, è affiancato da mia moglie Noemi che è un’ottima cuoca e sta portando i piatti della sua terra, rivisitandoli e adattandoli alle nuove esigenze”. Tra i fornitori un nome di cui abbiamo da poco parlato, si tratta di Alberto Ouazana del ristorante Bellacarne.

Tayim | Viale Libia, 50,52,54 | Roma |+39 06 94368150