Tempo di bilanci per Valdo Spumanti: fatturato sopra il tetto dei 51 milioni di euro

25 Mar 2015, 17:00 | a cura di
Chiusura d'anno, export, obiettivi. Il presidente Bolla ci racconta le strategie del gruppo. E mette in guardia dal tanto temuto "sboom del Prosecco"

Valdo Spumanti piazza un nuovo record nel suo bilancio economico. Dopo il +10% del 2013, il 2014 si è chiuso con 51 milioni di fatturato (+14%) e un ebitda tra 9% e 10% sui ricavi. L'azienda di Valdobbiadene (distributore in Italia per Nicolas Feuillatte), una delle poche imprese del distretto che investe esclusivamente sul Prosecco, ha venduto 15 milioni di bottiglie registrando un +24%, frutto del +39% all'estero e del +9% in Italia. Il presidente Pierluigi Bolla analizza i risultati: "Usciamo da un triennio in cui abbiamo investito circa 5 milioni di euro per ammodernare i macchinari, ampliare la capacità produttiva, potenziare il marketing; abbiamo riorganizzato la rete commerciale creando presidi diretti, come quello di lingua tedesca, distinguendo la direzione Europa, compresa l'Italia, da quella del resto del mondo. Credo sia anche questa una chiave per leggere i risultati. E puntiamo a presidiare anche Canada e Sudamerica".

Le bollicine italiane stanno facendo grandi numeri. Ma Valdo vuole anche ampliare i suoi orizzonti?
Il Prosecco è stato un messaggero del cambiamento della cultura nei consumi mondiali, ed è destinato a crescere ancora. Noi continueremo con questa tipologia, ma vogliamo allargare anche ad altri tipi di bollicine. Oggi abbiamo un 8% di produzioni 'non prosecco' e nei prossimi anni vorremmo mettere a frutto la nostra esperienza ampliando questa percentuale.

Metà della vostra produzione è esportata. Come vi regolerete con il mercato italiano?
Aumenteremo le vendite estere, ma sull'Italia non vogliamo di certo abdicare.

Da almeno due anni, abbiamo parlato di rischio 'sboom' del Prosecco, dovuto a una sovrapproduzione e prezzi in calo. C'è questo rischio?
Siamo arrivati a 330 milioni di bottiglie e il problema di saturazione c'è. Sei soli mercati del Prosecco fanno il 60% dei volumi. Se allora oggi stiamo raccogliendo i frutti del grande lavoro fatto, la filiera deve pensare oggi a fare meno quantità accrescendo il valore. E soprattutto tenere questo valore sul territorio. Sarebbe ora, infatti,che si cominciasse a produrre meno etichette per conto terzi e puntare sulla valorizzazione del marchio aziendale. Insomma, meno etichette di fantasia e di commercianti di vino e più etichette di produttori locali.

Il problema si nota anche da una forbice di prezzo Docg-Doc ancora poco ampia...
Se vogliamo identificare bene la differenza bisogna che la Doc sia meno banalizzata. Troppo spesso si parla di 'prosecchino', termine diventato un sinonimo di bollicine in genere. Occorre che il valore aggiunto venga tenuto in cantina, che si prenda coscienza del 'produco meno, vendo meglio'. Occorre un grande processo educativo. Se ciò non avviene il rischio sboom di cui parlate è dietro l'angolo nei prossimi anni. Perché la banalizzazione di un prodotto non fa bene alla denominazione. Ricordiamoci che arrivare in alto può essere facile, ma mantenersi in vetta è difficile.
 

a cura di Gianluca Atzeni

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