Secondo l’accusa la cantina lombarda avrebbe commercializzato vino per origine, provenienza e qualità diverso da quello dichiarato. Il vino sarebbe quindi contraffatto, impossibile tracciarne la provenienza. 

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Secondo sequestro nei confronti della Cantina Terre d’Oltrepò, la prima cantina di Lombardia con 900 soci e un potenziale annuo da 500 mila quintali di uve. Dopo i 60 mila litri di Pinot grigio di marzo sequestrati a un intermediario, la Gdf, la Forestale e l’Icqrf hanno messo i sigilli a 170 mila ettolitri di sfuso e 700 mila bottiglie a Broni-Casteggio (una delle tre sedi).

Secondo l’accusa, il cda della Cantina Terre d’Oltrepò (che da gennaio ha un nuovo presidente, Pierluigi Casella) per assecondare il mercato avrebbe consapevolmente commercializzato vino per origine, provenienza e qualità diverso da quello dichiarato e avrebbe venduto vini Dop e Igp contraffatti per quantità, qualità e origine. La Procura di Pavia contesta la frode aggravata in commercio a 10 persone. Secondo gli inquirenti, non solo il Pinot grigio ma tutto il vino prodotto a Broni e Casteggio sarebbe contraffatto: impossibile, a causa delle false dichiarazioni, tracciarne la reale provenienza.

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Il Consorzio di tutela del neo presidente Michele Rossetti è preoccupato per i contraccolpi economici e assicura: “Il vino sottoposto a sequestro dovrà essere analizzato, ma non è dannoso per la salute dei consumatori. Confidiamo che la cantina possa riacquistare piena operatività prima della vendemmia, perché da essa dipende il 53% del prodotto vinificato dell’Oltrepò”.

 

 a cura di Gianluca Atzeni

 

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