Il nuovo (ennesimo?) talent show culinario, che andrà in onda da metà settembre su canale Nove, ha finalmente rivelato i 15 concorrenti. Ecco chi sono.

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Top Chef Italia

Il format televisivo decennale (inaugurato negli States nel 2006, ha poi toccato Arabia, Canada, Chile, El Salvador, Finlandia, Francia e Belgio, Grecia, Indonesia, Messico, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Stati Uniti, Vietnam) finalmente approda in Italia. Parliamo di Top Chef Italia, talent show culinario che coinvolge 15 cuochi professionisti, con anni di esperienza alle spalle, chi come executive, chi come sous chef, chi come capo partita o consulente. Che si sfideranno per 8 settimane sotto gli occhi attenti di una giuria d’eccezione, composta da Annie Féolde, forte dell’esperienza fatta nella famosissima Enoteca Pinchiorri a Firenze, Giuliano Baldessari, chef della sua creatura Aqua Crua di Barbarano Vicentino, Moreno Cedroni, cuoco marchigiano che si divide fra La Madonnina del Pescatore di Senigallia, il Clandestino Susci Bar di Portonovo e Anikò salumeria ittica. E dall’italo-argentino Mauro Colagreco, chef del ristorante Mirazur (Relais&Chateaux di Mentone). In premio, al vincitore del programma, oltre al titolo di primo Top Chef Italia, ben 50mila euro. Vediamo i 15 partecipanti, alcuni conosciuti, altri meno.

I concorrenti

Palmiro Carlini: 40 anni, di Offida in provincia di Ascoli Piceno, è lo chef di una società di alberghi. Fin da piccolo appassionato di cucina, con alle spalle molte esperienze all’estero, tra cui Miami e Abu Dhabi. Per lui il cibo è “l’amore più sincero” e in cucina la cosa che gli piace di più è il taglio. L’obiettivo? Diffondere la neurogastronomia, perché con un piatto si può rendere felice una persona.

Matteo Torretta: 35 anni di Milano, executive chef del ristorante Asola. Comincia a cucinare a 14 anni grazie alla nonna, ma capisce di voler fare lo chef in quinta superiore, dopo aver visto il maestro Gualtiero Marchesi in azione. Con lui ha cominciato la sua gavetta, continuata nelle cucine di Perbellini, Cracco e Cannavacciuolo. Il cibo per lui è “orgasmo per il palato” e la sua cucina è riconoscibile: cotture veloci e sapori forti. L’obiettivo? Vincere, fare bella figura e far cambiare idea alle persone che hanno parlato a sproposito di lui.

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Masaki Kuroda: 36 anni, giapponese di nascita, italiano d’adozione. È lo chef del Ristorante Serendepico in provincia di Lucca. Quando ha iniziato a cucinare sedici anni fa, lo faceva soprattutto in famiglia. Poi è diventata una vera e propria professione. Per lui il cibo è “energia per vivere” e la sua cucina è caratterizzata da sapori agrumati e da impiattamenti esteticamente belli. L’obiettivo? Imparare, conoscere tanta gente e, perché no, aprire un ristorante italiano in Giappone.

Dario Picchiotti: 36 anni, di Bologna, titolare dell’Antica Trattoria di Sacerno, aperta insieme alla compagna Giada. Anche lui cucinava con la nonna, a sette anni facevano assieme i pici. Dalla passione alla professione, il passo è stato breve. Tanto, dietro alla scrivania, non ci sarebbe proprio riuscito a stare. Per lui il cibo è “una cosa intima” e la cucina è “l’ultima forma d’arte alla portata di chiunque”. La sua, di cucina, è caratterizzata da assemblaggi semplici e zero esercizi di stile. L’obiettivo? Avere una rivalsa.

Simone Ciccotti: 44 anni, di Perugia, è il cuoco e l’oste dell’Antica Trattoria San Lorenzo di Perugia. La passione gliel’ha trasmessa la nonna ma poi ha maturato molte esperienze professionali, anche con Marchesi. Il cibo per lui trasmette “l’amore verso la terra e i suoi prodotti” e la sua cucina è fatta di sapori decisi, spezie ed erbe. L’obiettivo? Rinascere e rimettersi in gioco.

Matteo Fronduti: 39 anni, di Milano, patron del Ristorante Manna. Inizia a cucinare per puro divertimento, poi trasformatosi in mestiere. Però, a distanza di vent’anni, assicura di divertirsi ancora. Il cibo per lui è trasformazione che ha come unico obiettivo il buono. Autodefinisce la sua cucina immediata: niente voli pindarici per pensare a cosa si sta mangiando. Il suo obiettivo? Divertirsi e misurarsi sul campo con dei colleghi meritevoli.

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Federico D’Amato: 27 anni, di Reggio Emilia, è lo chef de partie al Caffè Arti e Mestieri, il ristorante di famiglia. A onor di cronaca, il padre è lo chef Gianni D’Amato che a causa del sisma del maggio 2012 ha dovuto chiudere il Rigoletto, perdendo così le due stelle. Federico, il figlio, ha lavorato prima in sala e poi in cucina. Oggi per lui il cibo deve trasmettere sensazioni personali” e la sua cucina punta all’equilibrio cercando però di coinvolgere tutti i sapori, amaro e umami compresi. L’obiettivo? Mettersi in gioco, individuare i propri limiti e confrontarsi. Poi, essendo un’esperienza nuova, crescere anche professionalmente.

Jacopo Bracchi: 26 anni, di Milano, ha lavorato nella cucina di Alain Ducasse insieme alla fidanzata Maria (anche lei concorrente). E tra un po’, sempre insieme, apriranno il loro ristorante vicino a Parma. Al posto di studiare, a undici anni, cucinava con la nonna così senza alcun dubbio, si è iscritto all’istituto alberghiero. L’obiettivo? Vedere chi fra i due (Jacopo e Maria) vince! Scherzi a parte, vuole dare soddisfazione alla famiglia.

Maria Anedda: 25 anni, nata e cresciuta a Parma, si è poi trasferita a Parigi per inseguire i propri sogni professionali. Nella cucina di Alain Ducasse ha conosciuto Jacopo e con lui aprirà un ristorante nella provincia parmense. Inutile dire che da buona emiliana era circondata da donne che cucinavano, così ha cominciato anche lei fin da bambina, poi si è iscritta ad Alma e da lì è volata verso le cucine professionali. Il cibo per lei è un alimento e un’espressione d’amore, la sua cucina è elastica e include diversi metodi di cottura e sapori. L’obiettivo? Dopo quattro anni passati in Francia vuole dedicarsi alla sua patria in tutto e per tutto, anche attraverso questo grande trampolino di lancio.

Filippo Crisci: 29 di anni, di Caserta, chef de partie all’Hotel Palace di Milano Marittima. Prima ha fatto esperienza nelle cucine di Paolo Teverini, del Capri Palace, della Taverna Righi, de La Siriola. La cucina per lui è un modo di comunicare, e lui comunica con sapori e colori mediterranei, quindi erbe, aromi e fiori sono sempre presenti. L’obiettivo? Arrivare fino alla fine per vedere a che livello sta.

Ornella De Felice: 39 anni, di Roma, è la chef del ristorante Coromandel. I primi ricordi legati alla cucina risalgono all’infanzia, ma la sua vocazione la scopre tardi, a 30 anni. A quel punto, dopo la laurea in sociologia, trasforma la passione in professione. La prima volta in una cucina professionale è in quella di Cristina Bowerman. La cucina per lei è un dono verso il prossimo e nella sua, di cucina, ci deve essere sempre un tocco di evasione dalla tradizione, dato da sapori forti, spezie orientali e fuochi principalmente alti. L’obiettivo? Vincere per avere un riscatto nei confronti di un percorso non lineare, ma anche per dimostrare ai genitori che questa era la strada giusta per lei.

Chiara Canzoneri: 32 anni, friulana, è chef del ristorante Hendrick’s di Gorizia. Cresciuta in una famiglia di pescatori, è diventata mamma a 20 anni e lavora in cucina da quando ne aveva 14. La sua cucina si basa su profumi e materie prime del territorio, con cotture veloci e non invadenti. Non ama gli eccessi. L’obiettivo? Vincere per ripagare i tanti sforzi fatti.

Micaela Di Cola: 38 anni, nata e cresciuta a Roma, è figlia d’arte ma non lavora più nel ristorante di famiglia: è food stylist e chef consulente, ovvero assiste l’apertura dei ristoranti. Il cibo per lei è una coccola. Cosa ereditata dal padre. Così come ha ereditato il palato, che lei però continua ad allenare. La sua cucina è varia e veloce, dai sapori freschi. L’obiettivo? Metterci la faccia e magari aprire un suo ristorante.

Raffaele Liuzzi: 52 anni, viene dalla Puglia ma vive in Romagna, dove è lo chef del Ristorante Liuzzi a Cattolica. Non è stato discepolo di nessuno chef ma dai grandi ha appreso le tecniche. La sua cucina è il risultato di anni di esperienza, curiosità, studio. E ha lo scopo di emozionare anche grazie ai contrasti. L’obiettivo? Al di là di avere visibilità, far conoscere la sua idea di cucina.

Erica Petroni: 29 anni, di Merano, è lo chef del suo ristorantino portatile Food Art Factory. Si è avvicinata al mondo della ristorazione in maniera insolita: inizialmente si è laureata in Design, poi ha iniziato a curare libri degli chef, ha lavorato nei locali più disparati (anche nella cucina di Bottura) e ha pure fatto la critica gastronomica. È una vagabonda, quindi l’idea di avere un ristorante portatile ha chiuso il cerchio. Per lei la cucina è una danza e il cibo è un’emozione, un’esplosione di colori, profumi, sapori. Il suo stile non è delicato, sarà anche per il fatto che la sua strumentazione è basic. L’obiettivo? “Vincere e dimostrare che la Petroni è la numero 1!”.