Sarà divertente, colorato, rappresentativo di un'epoca che non c'è più – le mitiche atmosfere degli anni Sessanta in Riviera – e insieme capace di offrire nuove opportunità di socializzazione il primo ristorante firmato da Massimo Bottura fuori dai confini nazionali. Torno Subito al W Dubai apre a gennaio, e porterà la cultura gastronomica italiana più pop negli Emirati Arabi. Tra pizza, carretto dei gelati e le invenzioni dello chef che ama la cucina popolare. 

Pubblicità

W Dubai – The Palm. Un nuovo hotel esclusivo

350 camere per gli ospiti, di cui 58 suite, che guardano allo skyline di Dubai dal punto di osservazione privilegiato della Palma, dove oggi sono allineati alcuni degli hotel più prestigiosi della città (dal Kempinski al Waldorf Astoria). E infatti non è certo una novità inaspettata l’apertura dell’ennesimo albergo esclusivo nella Disneyland degli Emirati Arabi, la metropoli dello shopping a tanti zeri, del divertimento notturno, delle vacanze che (per qualcuno) durano tutto l’anno.

E il W Dubai – The Palm del gruppo Marriott (che entro la fine del 2018 avrà aperto, nel giro di un anno, ben 11 strutture d’ospitalità negli Emirati Arabi), prossimo a inaugurare sul braccio Ovest dell’anello che racchiude Palm Jumeirah, non deluderà le aspettative. Offrendo agli ospiti il pacchetto full optional d’ordinanza: spa, palestra, rooftop, piscine a perdita d’occhio, spiaggia privata. E un’offerta gastronomica all’altezza del prestigio del gruppo. Non un numero sconfinato di possibilità, come invece succede in altri mega complessi alberghieri dell’area, ma due ristoranti (più la proposta di cucina sudamericana di SoBe, sul rooftop) dalla personalità ben definita, entrambi dotati anche di spazi per mangiare all’esterno, godendo del colpo d’occhio sul mare e sulla città. Ci sarà Akira Back, un abituée della ristorazione d’hotel a 5 stelle, con oltre dieci insegne in altrettanti lussuosi alberghi del mondo, ma all’esordio nell’area mediorientale, dove metterà la firma su una proposta fine dining ispirata ai fondamentali della cucina giapponese con influenze coreane.

Pubblicità

Massimo Bottura e la prima volta all’estero

E invece gioca da outsider, almeno per quel che riguarda il mondo dell’hotellerie, Massimo Bottura, pronto a firmare il suo primo, attesissimo ristorante all’estero (fatta salva l’esperienza – solo una breve parentesi – a Istanbul, nel contenitore di Eataly) e il primo in assoluto in un albergo. Dopo diversi rinvii (da piani iniziali il W Dubai avrebbe dovuto inaugurare a maggio scorso), a febbraio l’hotel aprirà le porte ai primi clienti, e così il ristorante dello chef modenese, che si prepara a rinforzare la compagine italiana a Dubai, dove la ristorazione tricolore gode di un buon momento di crescita, specie in termini di qualità. Con un ma, di cui anche lo chef della Francescana – tra i più carismatici ambasciatori dell’alta cucina nel mondo – deve tener conto: all’idea del fine dining, la clientela locale preferisce decisamente l’easy dining. Lo sanno bene gli imprenditori che sulle esigenze della città sono riusciti a ritagliare proposte su misura, come la famiglia Ferragamo con il suo Borro Tuscan Bistrot, ed Enrico Coppola, che da Ginevra ha importato la pizza di Luigia anche a Dubai, con buonissimi riscontri del pubblico. E pure Pinchiorri, che per Dubai ha studiato il format The Artisan, che per pranzo propone un menu a poco più di 20 euro. Mentre parla a un pubblico diverso, ma è comunque attento alle considerazioni di cui sopra, il ristorante Niko Romito del Bulgari Resort Dubai, sull’isola di Jumeirah Bay.

Torno Subito. L’Italia degli anni Sessanta a Dubai

Massimo Bottura, dal canto suo (e per lui Bernardo Paladini, che curerà personalmente l’avvio), debutterà all’interno del W con il format Torno Subito, (il nome si ispira all’opera – o meglio ad una non opera visto che in quella circostanza l’artista padovano scappò dalla galleria chiudendo fuori il pubblico dell’opening – di un Maurizio Cattelan agli esordi, nel 1989, alla Galleria Neon di Bologna) ancora una volta alle prese con quell’idea di ristorazione informale ma supportata da una lettura decisamente personale già messa in campo a Firenze, per la Gucci Osteria di piazza della Signoria.

Pubblicità

Differenti, però, gli esiti a cui giunge la stessa premessa (quella di conquistare un pubblico internazionale eterogeneo con una proposta inclusiva, e divertente): non più la contaminazione culturale che dall’Italia – da Firenze – apre una finestra sul mondo, ma il racconto dell’Italia fuori dai confini nazionali, con la promessa di offrire agli ospiti un viaggio nei mitici anni Sessanta, atmosfera sofisticata come si conviene al contesto, ma rilassata e vocata alla convivialità. Con la possibilità di ordinare in camera o direttamente dalla spiaggia, per un picnic in salsa italiana con i piedi nell’acqua. E il design degli interni, curato da Paul Bishop, asseconda la voglia di far divertire gli ospiti, riproponendo suggestioni visive dell’immaginario della Dolce Vita, tra gli anni Cinquanta e Sessanta sulla Riviera romagnola: colori pastello, giustapposizione di materiali e pattern che attirano l’attenzione, ambientazioni fin quasi cinematografiche, specialmente in terrazza (direttamente affacciata sulla spiaggia), con il pattino di salvataggio, le cabine in legno che diventano tavoli per mangiare all’aperto, il carretto dei gelati, le sedute ispirate alle vecchie sedie da bar in plastica intrecciata.

Cucina pop. Dalla pizza al carretto dei gelati

All’interno – tutt’intorno al bancone delle bevande e al piano di lavoro con forno a legna della pizzeria e cucina a vista con vetrina della carne e del pesce – la sala mantiene l’imprinting da ristorante sulla spiaggia, con i divertenti lampadari che simulano colorati palloni gonfiabili e la cascata di polaroid in bianco e nero che scendono dal soffitto, pescando qualche riferimento dalla tradizione dei diner americani. Con elementi di arredo che spaziano da Gio Ponti a Paola Lenti. Dunque l’idea è quella di “inventare” un’oasi che recupera la memoria di un passato mitico (le atmosfere ricordano non poco quelle messe in scena ogni anno sotto al tendone di Al Mèni, guardacaso a Rimini) nel macrocosmo composito di Dubai, sfruttando quella che è la peculiarità più attraente della città emiratina, dove tutto quello che ancora non c’è può essere realizzato senza limiti – a patto di avere molti soldi da investire – e preconcetti. Un progetto che sembra calzare a pennello sulle qualità visionarie di Massimo Bottura.

Così, tra qualche settimana, anche lo chef della Francescana andrà a infoltire il gruppo dei grandi cuochi italiani che investono all’estero, spesso prestando il proprio talento ai gruppi più celebri dell’ospitalità internazionale. Ricordiamo, tra gli altri, Heinz Beck, Niko Romito, Francesco Apreda, i fratelli Cerea, la famiglia Iaccarino (l’ultima impresa, a Toronto, con il supporto di un imprenditore locale), Giancarlo Perbellini (appena approdato in Barhain con la sua Locanda), Ciccio Sultano (prossimo a debuttare a Vienna, con Pastamara al Ritz Carlton Hotel, nel mese di dicembre).

Torno Subito – Dubai – W Dubai The Palm – West Crescent, Palm Jumeirah – da gennaio 2019

a cura di Livia Montagnoli

(immagini dal sito di Paul Bishop)