Due anni fa nasceva nella campagna di Bergamo il progetto sperimentale di due giovani agronomi, intenzionati a portare in Italia frutti mai coltivati prima. Ora il primo raccolto fa pensare in grande e intercetta una nuova fetta di mercato. Ma cos'è il kiwi arguta? E il feijoa? 

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Coltivare frutta esotica. In Italia

Con frutta e ortaggi esotici la Lombardia, insospettabilmente, ha una certa familiarità. All’inizio del 2016 raccontavamo l’iniziativa del distaccamento regionale di Cia, Nutrire la città che cambia. Un progetto che all’agricoltura guardava come risultato di un’operazione culturale, secondo una visione estesa del concetto di biodiversità. Nella pratica, una sperimentazione avviata nei campi lombardi per valutare l’adattabilità di ortaggi non comunitari, indagando le potenzialità di una filiera specializzata piuttosto insolita: okra, quinoa, cilantro, melanzana africana. Made in Lombardia. Con la possibilità di alimentare la richiesta del mercato ortofrutticolo milanese, chiamato a soddisfare le esigenze di una comunità sempre più multietnica. Nel frattempo, secondo gli ultimi dati di consumo, di pari passo con l’aumento del consumo pro capite di frutta e verdura (registrato da Coldiretti nel primo bimestre del 2017), buona parte degli italiani sembra aver scoperto il fascino della frutta tropicale: un trend in ascesa da più di qualche anno, che ha portato sulle nostre tavole manghi, papaye, avocado. Fino all’esplosione dell’avocadomania, l’ultima declinazione di quella cucina salutare che nel frutto ricco di Omega3 e proprietà nutrititive ha individuato un bel giro d’affari. Lo scotto da pagare, in senso letterale, è un listino dei prezzi da capogiro, che alimenta un mercato delle importazioni esotiche da 650 milioni di euro all’anno. E porta con sé un gran numero di questioni etiche, sulla sostenibilità ambientale di colture particolarmente esose in situazioni di coltivazione intensiva, sull’inquinamento generato da trasporti extracontinentali massivi, sullo sfruttamento del lavoro nei campi dell’America Centro e Meridionale. Non ultima, sulla qualità di un prodotto costretto a subire lunghi tragitti in stiva prima di raggiungere i banchi del mercato. Come si scongiura il problema, senza rinunciare alla frutta tropicale, tra l’altro molto utilizzata in pasticceria? Dell’azienda siciliana che produce avocado di prima qualità abbiamo già parlato.

Oltre l’esotico. Frutta inedita, da Bergamo

Da Bergamo, invece, arriva la storia del Tropico dei Colli, un bel gioco di parole per raccontare l’azienda agricola sperimentale impiantata un paio di anni fa nella campagna bergamasca da due giovani agronomi, che prova a vincere una sfida nella sfida: non semplicemente frutta tropicale, ma specie nuove, mai coltivate prima in Italia. Al motto di “assapora l’inedito”. Giulia Serafini e Mirko Roberti sono i pionieri di un progetto che oggi coinvolge dieci realtà del territorio: una rete di produttori della provincia che coltivano frutta esotica sotto le direttive dei ragazzi, che forniscono loro piante, assistenza sul campo e un aiuto per la commercializzazione del prodotto. Il primo raccolto è arrivato quest’anno, ed è decisamente curioso: mirtillo siberiano, feijoa, asimina. Frutti talmente particolari da richiedere il glossario delle specie vegetali per capire di cosa stiamo parlando: l’asimina, per esempio, è originaria della regione dei Grandi Laghi, nel Nord America; a polpa gialla, si mangia con il cucchiaino, e ricorda il gusto del mango. Il feijoa del Sud America, invece, è più simile a un lime con sentori d’ananas. E poi noci pecan e kiwi arguta (di colore rosso, in arrivo dalla Siberia, molto dolce, da mangiare con la buccia), prenotabili online e recapitati a domicilio, anche per ristoranti, pasticcerie, gelaterie. Con il progetto di raggiungere la grande distribuzione quando l’attività girerà a pieno regime. Dietro c’è la passione per le nuove coltivazioni, cresciute in biologico per preservare i nutrienti del frutto. L’azienda, tra Colombano a Valtesse, ha preso vita grazie ai fondi del concorso Luberg Camp, per aspiranti giovani imprenditori con idee da mettere a frutto. Giulia e Mirko hanno preso in parola la consegna, e dopo due anni la loro attività si avvia verso la sostenibilità economica. Dalla loro, oltre alla preparazione tecnica, l’intuizione di scommettere su fette di mercato ancora inesplorate del mercato ortofrutticolo biologico. I criteri dietro la selezione? L’adattabilità al clima locale, la resitenza alle patologie e l’utilità del frutto, buono e riconoscibile. Presto il kiwi che non si sbuccia potrebbe fare capolino nel vostro mercato di fiducia: per arrivare preparati, il sito del Tropico dei Colli è una miniera di informazioni su proprietà, storie e caratteristiche dei frutti.

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Tropico dei Colli | Bergamo | Salita dello Scorlazzone, 10 | www.tropicodeicolli.it

 

a cura di Livia Montagnoli

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