Sul modello di Milano e Torino, anche la città tirrenica sposta l’attenzione sulle politiche che valorizzano il cibo e promuovono l’educazione alimentare come importanti risorse per la crescita e il benessere della città. Ecco come. 

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Dal mercato al Piano del cibo

Della Livorno del cibo, oltre le più comuni rotte che fanno della tradizione gastronomica cittadina un microcosmo con caratteristiche tutte proprie nell’ambito del contesto regionale, abbiamo già avuto modo di parlare in merito al bel progetto di valorizzazione avviato per rilanciare lo storico mercato della città, edificio antico e imponente circondato dai canali. In questo modo l’amministrazione comunale si riproponeva di tutelare e ristrutturare l’intero sistema agroalimentare locale, rafforzando il legame tra campagna e città e facendo della filiera del cibo un’importante attrattiva per il turismo. Il modello da imitare, all’epoca, era stato quello del mercato centrale di Firenze; e in questo Livorno si sarebbe rivelata in grado di precorrere i tempi, se pensiamo come ormai il processo di riqualificazione dei mercati sia priorità di tante agende comunali. Ora però l’obiettivo è più ambizioso, e mira a coinvolgere associazioni, consumatori e agricoltori nell’elaborazione di un Piano del Cibo che anche stavolta recepisce le istanze più moderne sperimentate in altre città (Milano e Torino gli apripista in Italia, ma sulla pianificazione di strategie alimentari urbane efficaci puntano molto anche grandi capitali internazionali, da New York a Londra, a Bruxelles).

Come si realizza una politica alimentare integrata

Nel caso specifico, a Livorno si parla dell’approvazione di un più ampio Progetto Salute, (a presentarlo il vicesindaco Stella Sorgente, della giunta grillina di Filippo Nogarin) che dovrebbe fondare la propria validità sulla ricostruzione dei sistemi agroalimentari locali nel segno della sicurezza alimentare. E allora non è sbagliato parlare di “politica integrata del cibo”, cui farebbe capo un organo deputato a dirigere i lavori, il Consiglio del cibo, che opererà nell’ambito dell’agenda comunale. Un percorso partecipato che dovrà coinvolgere tutte le realtà cittadine che operano nel settore enogastronomico e nel campo dell’alimentazione (mense e scuole comprese) per arrivare a redigere un testo di riferimento e intraprendere così azioni concrete. Nella fattispecie si lavorerà sulla prevenzione e sull’educazione agli stili di vita, con particolare attenzione al fenomeno dello spreco alimentare, che è piaga sociale, ma pure economica.

Ma dal Piano scaturiranno anche i progetti culturali, turistici e formativi, come il Festival dell’arte e del cibo in programma per la prossima primavera e la progettazione di un Food hub digitale in collaborazione con l’Università di Firenze. E in generale tutte le linee guida relative al sistema di approvvigionamento: produzione, trasformazione, distribuzione e consumo. Intanto, fino a marzo, si procederà con le consultazioni e la fase preparatoria, necessaria per coinvolgere quanti più attori possibili e stabilire traguardi comuni, con il costituirsi di un’Associazione del cibo. Se tutto filerà secondo programmi, entro l’inizio dell’autunno 2017 si arriverà così a ratificare il Piano del cibo. Non resta che attendere, auspicando che altre città seguano il buon esempio.

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a cura di Livia Montagnoli