Da qualche giorno, nello stato più colpito del Paese dalla pandemia, non si registrano nuovi positivi. Per raggiungere questo traguardo, lo stato di Victoria (e la città di Melbourne) hanno scontato un lockdown lunghissimo e rigido. Ma ora il sollievo esplode a suon di doughnut, comfort food che rende le persone felici.
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L’Australia sconfigge il Covid?

Da qualche giorno a questa parte, l’Australia festeggia il numero di casi più bassi mai raggiunto durante la pandemia. Dall’inizio dell’emergenza, il Paese ha registrato 27.645 casi totali e 907 morti (su 26 milioni di abitanti, ma il virus ha colpito soprattutto nella stato di Victoria), con un picco dei contagi raggiunto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, quando si contavano anche 700 nuovi positivi al giorno. Oggi, mentre l’Europa è tornata nell’occhio del ciclone e l’America non è mai riuscita a tenere sotto controllo il virus, l’Australia, come alcuni Paesi dell’Estremo Oriente e del Sud Est Asiatico (Cina in testa), sembra essere risorta. A Melbourne, principale focolaio della pandemia nel continente, il 30 ottobre si è raggiunto l’ambito traguardo dei casi zero, dopo un lockdown molto rigido durato 111 giorni, imposto dalle autorità dello stato di Victoria (di cui Melbourne è il centro più popoloso, con 5 milioni di abitanti) scattato all’inizio di luglio, solo qualche settimana dopo aver celebrato la fine della prima ondata (ma per i ristoranti la chiusura si è protratta per ben sette mesi).

Un lockdown rigido e lunghissimo

La formula per il successo, come già riscontrato in Cina, risiede nel mix di isolamento (con le frontiere australiane chiuse agli ingressi dall’esterno – salvo quarantena di 14 giorni –  ma anche alle uscite: chi risiede in Australia ancora non è autorizzato a viaggiare all’estero), monitoraggio e tracciamento a tappeto dei positivi, per circoscrivere immediatamente i focolai e arrestare le catene di trasmissione sulla base di una strategia ribattezzata “soppressione aggressiva”, che ha determinato un lockdown tanto rigido e prolungato. Se dal punto di vista sanitario la strategia si sta rivelando efficace, l’economia del Paese, specie nello stato di Victoria, non è uscita indenne dalla tempesta, e i numeri, scritti nero su bianco, sono impressionanti: per ogni giorno di lockdown, il governo australiano stima siano stati persi 1200 posti di lavoro. Per questo, sono stati predisposti aiuti economici che si protrarranno almeno fino a marzo 2021, mentre per le attività commerciali costrette a chiudere gli affitti sono stati cancellati al 50%, e sospesi per l’altra metà, per tutto il periodo del lockdown. L’ultima ondata di aiuti, a settembre, per esempio, ha stanziato per la ristorazione indennizzi a fondo perduto in base al numero di coperti: 6mila euro per i locali fino a 100 posti a sedere, fino a tre volte l’importo per le attività con più coperti. Anche in questo modo l’insofferenza per la limitazione delle libertà individuali è stata tenuta sotto controllo (rimborsi spettano anche a chi è costretto in casa per aspettare l’esito del tampone o per scontare la quarantena preventiva), fino al raggiungimento dei casi zero.

Donut appena fritti

La felicità in un doughnut, simbolo della rinascita

Ma negli ultimi giorni il sollievo della popolazione è esploso, manifestandosi in una curiosa condivisione di gioia che passa attraverso un dolce molto popolare in Australia e in tutto il mondo anglosassone: i doughnut. Le ciambelle fritte variamente ricoperte di glasse zuccherate e confettini colorati sono così diventate l’emblema della lotta al coronavirus, messaggio di speranza che al motto di #donutday, all’indomani dell’annuncio dell’azzeramento dei nuovi positivi, ha spinto molti australiani a “saccheggiare” pasticcerie e negozi di dolciumi per condividere sui social una ciambella di fine lockdown.

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Dan Andrews festeggia la sconfitta del covid con un donut

Come loro, anche il premier dello stato di Victoria, Daniel Andrews, ha voluto postare il suo doughnut per salutare finalmente il “good day”, mentre l’emoji che rappresenta la celebre ciambellina è stata usata a più riprese al posto dello 0, nei report che ormai da qualche giorno riportano l’assenza di nuovi casi (simpatico stratagemma già utilizzato ad aprile, quando nel Sud dell’Australia il virus sembrava sconfitto). Ringraziano i negozi specializzati nella produzione di doughnut, letteralmente inondati di richieste, che nel frattempo hanno riaperto al pubblico come pure i ristoranti e le altre attività, fermo restando il rispetto delle regole di distanziamento e di tutte le misure di prevenzione.

Indubbiamente un’iniziativa frivola, che però condensa la voglia di spensieratezza e di conforto che tutto il mondo brama ormai dall’inizio di questo terribile 2020. E cosa c’è di meglio di un comfort food per esorcizzare un periodo così complesso? Chissà quale cibo sceglieranno gli italiani quando finalmente potranno festeggiare la fine dell’incubo…

 

a cura di Livia Montagnoli

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