Col diffuso cambiamento climatico che sta determinando una tropicalizzazione del bacino Mediterraneo ormai è tempo di fare i conti. E la viticoltura studia le mosse per i prossimi anni, segnata da un'annata tra le più scarse di sempre. In Italia la produzione va giù, ma anche la Francia fa i conti con il caldo che ha distrutto molti vigneti. E la raccolta è sempre più precoce. 

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Vino e siccità

In Italia a lanciare l’allarme ci ha pensato Assoenologi, stimando una delle vendemmie più scarse degli ultimi 60 anni. La colpa, come sottolinea l’associazione presieduta da Riccardo Cotarella, è principalmente della siccità che ha imperversato sulla Penisola per tutta l’estate, una delle più calde e asciutte di sempre. Una condizione climatica particolarmente sfavorevole per l’agricoltura tout court, che per contro, nel caso specifico, potrebbe giovare all’uva raccolta in vigna, indenne da muffe e marcescenze e quindi destinata a produrre vino di qualità, se ben lavorata in cantina. Resta il fatto che, in molte regioni d’Italia, la vendemmia 2017 restituirà quantita di mosto/vino ben sotto la soglia dell’anno passato. Alla Francia non va meglio, e certo non è il caso di scomodare il detto mal comune mezzo gaudio. Anche tra le vigne d’Oltralpe, infatti, il mix di gelate primaverili (qualcuno ricorderà le foto spettacolari dei fuochi accesi tra i filari per scongiurare le gelate notturne) e siccità estiva è stato letale per molte prestigiose regioni vinicole. E così la vendemmia francese 2017 sarà la più scarsa che si ricorda dal 1945. L’equazione tra clima secco e qualità delle uve, però, anche in questo caso potrebbe far tornare i conti, prefigurando un’ottima riuscita per i vini da invecchiamento.

 

La vendemmia 2017 in Francia

In percentuale, secondo il ministro dell’Agricoltura francese, si produrrà il 18% di ettolitri di vino rispetto al 2016 (già particolarmente scarsa per le avverse condizioni climatiche di un anno funestato da grandine, gelate e piogge torrenziali). E il problema è generalizzato, diffuso tra le vigne di Bordeaux come in Alsazia e nella Loira, mentre nel Sud Est del Paese la raccolta è cominciata con due settimane di anticipo. Del resto, come qualche settimana fa raccontava il professor Attilio Scienza a Cronache di Gusto, nei prossimi anni (e decenni) il cambiamento climatico influenzerà inevitabilmente il modo di produrre vino in Italia come nel resto d’Europa. E particolarmente il bacino Mediterraneo risentirà della tropicalizzazione in atto. Come rispondere? La ricerca, in questo senso, può essere d’aiuto al lavoro in vigna, segnalando, per esempio, varietà resistenti a climi tropicali.

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Fa storia a sé, invece, la regione della Champagne: alla fine di luglio il Comitè Interprofessionel du vin de Champagne (che riunisce i migliori produttori della regione) si diceva fiducioso per un’annata da record, sotto il profilo quantitativo e qualitativo: il grande caldo si è fatto sentire anche nel Nord della Francia, distruggendo il 23% dei vigneti, ma i grappoli risparmiati dalla siccità sono molto più grandi del normale, e la produzione per ettaro sarà molto più elevata. Il tasso d’umidità ridotto ai minimi termini dovrebbe fare il resto, garantendo uve non trattate e vini di qualità.

Ma ormai è certo che nei prossimi anni produttori ed enologi dovranno studiare e adattarsi al quadro che cambia: la primavera scorsa uno studio dell’università di Harvard pubblicato sulla rivista Natural Climate Change confermava una tendenza in atto dagli anni Ottanta ad oggi, con una significativa impennata negli ultimi anni, con vendemmie sempre più precoci determinate dal surriscaldamento globale. Non ci sono più le mezze stagioni