È solo l'ultimo in ordine di tempo, ma palesa una pratica che si diffonde a macchia d'olio e trasversalmente sui settori più redditizi del mercato agroalimentare. E quello del bio, solo in Italia, vale 3 miliardi di euro.
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Vertical Bio è il nome di un’operazione congiunta tra Guardia di Finanza di Pesaro, Ispettorato Repressione Frodi e Corpo Forestale dello Stato che ha portato a un maxi sequestro di migliaia di tonnellate di soia, mais e grano tenero. La merce sequestrata, per un valore di 35 milioni di euro, proveniva da paesi terzi come Moldavia e Ucraina e non solo era falsamente certificata come bio, ma contaminata e contenente Ogm. La destinazione finale sarebbe stata la grande distribuzione e la rete di negozi specializzati, vittime anche loro della frode. Oltre al sequestro è stata anche sgominata un’organizzazione criminale ben strutturata che sfrutta un settore di mercato in costante ascesa in questi ultimi anni. In Italia, infatti, la spesa per il biologico nel 2013 è aumentata del 7 % nella Gdo e del 10 % nei negozi specializzati, mettendo a segno così il settimo anno di crescita consecutiva, spiega la Confederazione Italiana Agricoltori. Oggi il 76 % degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno due volte al mese. Alimentando così un business che nello Stivale vale circa 3 miliardi di euro, ma che a livello mondiale ha raggiunto quota 55 miliardi di dollari. Visti i numeri non c’è da stupirsi che le attività criminali tendano ad inserirsi in questi circuiti e l’impiego di uomini e risorse per arginare questi fenomeni è ingente.“Il biologico continua a crescere nonostante la crisi economica e il crollo dei consumi convenzionali”, spiega la CIA in una nota. “Allo stesso tempo, però, proprio questo appeal pone sempre più spesso il segmento al centro di truffe e sofisticazioni alimentari. Ecco perché operazioni come Vertical Bio sono fondamentali. Ora più che mai bisogna mantenere alta l’attenzione sul settore e intensificare i controlli, per tutelare i consumatori e le aziende”.
I problemi sono molteplici, primi fra tutti quelli che derivano da un mercato che tende a far sistema tra paesi che non sono regolamentati da un codice condiviso. Trasparenza e controlli restano le armi vincenti ma la loro sinergia va implementata.
Oggi bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche ad hoc che controllino i mercati. È indispensabile aumentare le ispezioni, inasprire sanzioni e pene, ma soprattutto lavorare sulla trasparenza in tutti i passaggi della filiera. Soprattutto sono necessari più controlli sui prodotti importati dai Paesi terzi non in equivalenza, dove cioè i metodi di produzione biologica e gli organi di controllo non sono ritenuti equivalenti ai nostri”.