Il suo mentore era Luca Fantin, arrivato anche lui dal Giappone per assistere la prova del giovane sous chef del ristorante La Cime di Osaka, che a casa tornerà con la medaglia da Young Chef 2018. Il giapponese prevale in finale sugli altri 20 contendenti, tra cui l’italiano Edoardo Fumagalli. Il giudizio della super giuria di Sette Saggi. 

Pubblicità

La gara di Edoardo Fumagalli

C’è un po’ d’Italia sul podio del San Pellegrino Young Chef 2018, ma non quella che molti auspicavano. Per Edoardo Fumagalli si fermano alla finale internazionale del premio che valorizza il talento dei giovani chef del mondo le speranze di riportare a casa il riconoscimento. Ma a confronto con 21 cuochi under30 in arrivo da tutto il mondo (i migliori rappresentanti dei Paesi in gara, selezionati nei mesi scorsi nel corso di gironi nazionali altrettanto agguerriti), lo chef della Locanda del Notaio di Pellio Intelvi (Como) ha saputo battersi con merito: alla finale italiana il suo signature dish – Gambero carabiniere, animelle glassate, alga croccante e insalatina aromatica – gli aveva permesso di prevalere su validi sfidanti, conquistando i favori della giuria e di quello che sarebbe stato il suo mentore nei mesi a seguire, Anthony Genovese, dal Pagliaccio di Roma. Con lui, in vista dello scontro internazionale andato in scena proprio in Italia, a Milano, lo scorso weekend (12 e 13 maggio), Fumagalli aveva perfezionato il suo piatto, bilanciando ulteriormente le componenti nel piatto, perché il gusto finale potesse risultare vincente.

La decisione dei Sette saggi. Vince il Giappone

Ma la competizione quest’anno ha visto confrontarsi giovani di grande talento, chiamati a stupire la giura dei Sette saggi composta da Annie FéoldeVirgilio Martínez, Dominique Crenn, Brett GrahamAna RošPaul Pairet e Margarita Forés,che dei ragazzi in gara ha riconosciuto il livello altissimo della preparazione: alla fine il premio vola in Giappone, tra le mani di un soddisfatto Yasuhiro Fujio, 30 anni, sous chef a La Cime di Osaka. Ma, dicevamo, dietro al suo trionfo c’è anche un po’ d’Italia, che porta il volto sorridente di Luca Fantin, mentore del giovane Yasuhiro in questa occasione (“mi ha consigliato di guardare le cose da più punti di vista, per affrontare il confronto con palati e pensieri gastronomici differenti” dice dopo la vittoria Fujio; “ma senza rinunciare alle sue origini” gli fa eco Fantin “con l’orgoglio di rappresentare il Giappone“), che il nostro Paese (e la sua cucina) lo rappresenta da anni con grande apprezzamento di critica e pubblico a Tokyo, alla guida del ristorante della Bulgari Ginza Tower. A parlare è stato soprattutto il piatto, Across the Sea, modulato sull’abilità di valorizzare il pesce ayu attraverso consistenze e temperature, che nelle battute finali della gara ha prevalso sugli altri due assaggi in lizza per contendersi il titolo 2018, il piccione di Jake Kellie da Singapore (sous chef da Burnt Ends) e l’halibut affumicato del polacco Marcin Popielarz, chef del White Rabbit di Danzica.

Pubblicità

 

Una gara spettacolo. Aspettando il Bocuse d’Or

Così anche quest’anno il riconoscimento arriva a premiare una meta gastronomica ancora diversa – dopo l’Irlanda nel 2015 e gli Stati Uniti nel 2017 – accomunando nel segno dei giovani talenti il futuro della ristorazione internazionale. Mentre lo svolgimento delle gare si fa sempre più simile a uno spettacolo da seguire con la stessa passione della notte degli Oscar: presentatori spigliati, ospiti internazionali, un premio assegnato dalla giuria popolare – il People’s Choice Award, voto online espresso da oltre 30mila persone – che quest’anno spetta ad Elizabeth Puquio Landeo, dal Cile, dov’è chef de partie di Ambrosia. Ora non resta che concentrarsi sul prossimo impegno che porterà l’Italia della cucina a confrontarsi con agguerriti avversari europei (sperando di raggiungere la finale mondiale del 2019, a Lione): l’11 e 12 giugno, a Torino, va in scena il Bocuse d’Or Europe 2018. Il tifo tricolore si concentra sul giovane Martino Ruggieri.

 

a cura di Livia Montagnoli

Pubblicità

foto di Gianni Rizzotti