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Parchi Naturali delle Dolomiti Friulane e delle Prealpi Giulie

A Ovest le Dolomiti, a Est le Prealpi. Non è un caso, che le due oasi protette istituite con legge regionale in Friuli-Venezia Giulia prendano entrambe nome da un gruppo montuoso. Divise da una linea di confine verticale e accomunate dalla scarsa presenza di abitanti, fanno da contenitore a un caleidoscopio di ecosistemi a dir poco incontaminati. «Da noi non esistono insediamenti umani e viabilità di fondovalle asfaltate: gli escursionisti si spostano esclusivamente a piedi da un rifugio all’altro», conferma Graziano Danelin, Direttore del Parco Nazionale delle Dolomiti Friulane. «Di conseguenza, siamo immersi in un territorio ad alto tasso di wilderness». Inutile dire che, qualche anno fa, la comunità montana riusciva a sopravvivere solo grazie ad attività quali pastorizia, vendita dei prodotti di malga e sfruttamento delle risorse forestali. Poi c’è stato uno spopolamento significativo. «D’altra parte, la massiccia presenza di dolomia nelle nostre rocce ha fatto sì che, con il riconoscimento ufficiale dell’ente, l’espressione “dolomiti friulane” sostituisse quella originaria di “prealpi carniche”, così da valorizzare la storia geologica e la composizione dei nostri rilievi». In ogni caso, chi visita queste zone rimane sempre molto colpito dall’infinità di torrenti che attraversano pianure, foreste e vallate. «Al loro interno vivono microorganismi capaci di conferire alle acque una meravigliosa tonalità verde intenso; ne sono un esempio le Pozze Smeraldine, delle piscine naturali situate a Tramonti di Sopra. Tra i boschi limitrofi si aggirano camosci, stambecchi, cervi e caprioli, circondati da una varietà floristica eccezionale, che trova la sua massima espressione nelle specie relitte glaciali come l’orchidea pianella della Madonna, il papavero delle rocce, l’arenaria huteri (riconoscibile dai fiorellini bianco candido) e la gentiana froelichi (uno dei più bei esemplari d’alta quota per via della sua corolla azzurro chiaro)».
Nel Parco Nazionale delle Prealpi Giulie, invece, sono state individuate due zone elette per lo sviluppo delle piante autoctone: quella del Monte Plauris e quella del Monte Canin, al confine con la Slovenia, entrambe attraversate da sentieri botanici di grande impatto. «In particolare, il Canin (un ex ghiacciaio dalla morfologia che ricorda il paesaggio lunare, ndr) rientra di diritto fra gli ambienti prediletti da turisti e speleologi, perché ospita la grotta più lunga d’Italia. Si può raggiungere tramite seggiovia a partire dal rifugio Giberti», racconta il Direttore dell’area protetta Antonio Andrich. Anche qui, la fauna vede protagonisti gli ungulati, «ma non mancano galli cedroni, pernici, coturnici (piccoli uccelli dal volo leggiadro e il dorso bluastro, eletti simbolo della riserva) e alcune specie piuttosto difficili da avvistare come gatti selvatici, lupi e orsi». Dal punto di vista geologico la riserva si caratterizza per il forte dislivello e gli itinerari “selvaggi”, adatti a escursionisti con un buon grado di esperienza, fatta eccezione per i punti d’accesso a bassa quota, spesso frequentati da famiglie con bambini. «Fermo restando che, in questo anfiteatro di bellezze montane, l’elemento identitario è dato dai corsi d’acqua dove praticare rafting, pesca sportiva e canyoing». I luoghi più indicati? «Il fiume Resia e il fiume Fella, nella zona Nord-Ovest al limitare del parco».

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Anno valutazione:
2021
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