Una storia di passione per la birra e per una società diversa, solidale e inclusiva. Vecchia Orsa nasce nel 2007 da un’istanza sociale, l’inserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate, e da un casolare di campagna a Crevalcore, vicino Bologna. La cucina era la sala cotta, il soggiorno la zona imbottigliamento, lo sgabuzzino la cella dove rifermentare la birra. Poi il terremoto in Emilia del 2012 ha buttato giù il casale e ha costretto i birrai a ricominciare altrove. E a migliorarsi. Oggi il birrificio si trova a San Giovanni in Persiceto, sempre nel Bolognese, e produce birra artigianale ad alta fermentazione, non filtrata, non pastorizzata e rifermentata in bottiglia, in 12 stili differenti, in vendita anche online.

Tra i tini e i fermentatori c’è Enrico Govoni, mastro birraio della prima ora, eclettico nel districarsi tra diverse tradizioni brassicole, da quella belga a quella anglosassone, per birre di grande bevibilità ed equilibrio. Si va dalla semplice Biolca (Golden Ale biologica) all’affumicata Spacca (Amber Ale alle castagne), ottima con carni e hamburger, seguite da Utopia (Saison), Ideale Sour (Fruit Blanche), Sbarbina (Session Ipa), Incipit (Weisse), Aurora (Blonde Ale), Orsa d’Aria (Tripel), Fabula (Belgian Ale), Rajah (Ipa), Rye Charles (Black Rey American Ipa). Fino alla Tenebra, una Imperial Russian Stout con anima di caffè e note di liquirizia, e ai prodotti derivati: la Tenebrique, una birra da meditazione ottenuta da un blend di due annate di Tenebra lasciate riposare 5 mesi in botte di whisky scozzese, e il Tenebroso, un esclusivo panettone impastato con Tenebra e canditi fatti macerare nella birra. Due anni fa Vecchia Orsa è entrata in una terza fase.

«Nel 2018 la proprietà del birrificio è passata dalla cooperativa sociale Fattoriabilità all’Arca di Noè, altra cooperativa sociale che porta avanti la stessa mission, l’accoglienza e l’inclusione sociale di persone svantaggiate» spiega Marco Santoro, l’attuale direttore di Vecchia Orsa «i nostri colleghi diversamente abili, regolarmente assunti, partecipano a tutte le fasi produttive». Negli ultimi due anni ci sono stati diversi cambiamenti: restyling grafico, razionalizzazione della produzione, evoluzione del marketing e della comunicazione, maggiore presenza nel canale horeca, in pub e locali, la gestione di un ristorante estivo, Fuori Orsa, nel Parco del Dopolavoro Ferroviario di Bologna, vicino alla stazione e al centro della città. E anche il pub interno al birrificio è stato rinfrescato nella forma e nella sostanza.

«Abbiamo 8 birre alla spina in linea e stuzzichini a base di pane, piadine e tigelle dove nell’impasto aggiungiamo le trebbie, il malto di risulta della produzione della birra, per creare un prodotto nostro specifico e contemporaneamente fare economia circolare, fortemente coerente con la mission» prosegue Santoro«la nostra birra è sociale e artigianale, un mezzo per costruire percorsi lavorativi a favore di persone altrimenti in difficoltà ad esprimersi lavorativamente». A fine emergenza da Covid-19 riprenderanno le visite guidate Dietro le Pinte, a cadenza mensile, seguite da cene a base di taglieri e specialità del territorio bolognese nel brewpub aziendale.

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