È una lunga storia, quella del Consorzio Vino Toscana, che però -complice l’approvazione di uno statuto maggiormente inclusivo nel 2019- oggi rappresenta una realtà produttiva ampia e variegata, come ci racconta il presidente Cesare Cecchi in questa intervista.

Non è certo una novità dire che la Toscana del vino primeggia tra le regioni italiane in termini di qualità: come pochi altri territori, è stata in grado di creare nel tempo un vero e proprio alone di prestigio intorno alla propria produzione, riconosciuto anche al livello internazionale. Sono molte le Denominazioni d’Origine che hanno partecipato alla creazione di questo blasone, ma altrettante sono le etichette IGT divenute veri e propri miti sui mercati di tutto il mondo. Per tutelare quest’ultime, un nutrito gruppo di produttori ha deciso di riunirsi nel Consorzio Vino Toscana, di cui abbiamo intervistato il Presidente Cesare Cecchi.

Come e quando nasce l’idea di questo Consorzio?

Già dagli anni ’80 del secolo scorso era stato fondato un ente per i vini toscani che avevano un riferimento geografico alla regione ma non erano a DO. Le norme su tali vini erano all’epoca confuse e lo rimasero fino a quando la legge 164/92 finalmente definì la classificazione IGT e così nacque il vino Toscano o Toscana. Il Consorzio Vino Toscana non è altro che la trasformazione avvenuta nel 2019 di quell’ente – fondato ormai quasi 40 anni fa – che negli ultimi anni aveva avuto una operatività limitata. Quindi un’idea che viene da lontano, ma che ha trovato nuova vitalità a partire dal 2019. Il nuovo Consorzio oltre a rinnovare il proprio Cda e ad approvare un nuovo statuto con l’obbiettivo di essere maggiormente inclusivo, ha allargato molto la base associativa e conta di poter rappresentare presto una realtà produttiva molto variegata e articolata.

vino

Quanti sono gli attuali soci?

Le adesioni dei produttori sono in continua crescita: adesso siamo arrivati alla soglia dei 100 associati che rappresentano circa il 50% della produzione.

Quali sono gli obiettivi del Consorzio?

Tutela e valorizzazione. Per prima cosa intendiamo proteggere e tutelare il nome Toscana in relazione alla produzione vitivinicola per evitare utilizzi non conformi o non rispettosi della legge. Come è facile immaginare il “brand Toscana” è molto forte e apprezzato; è inoltre un bene di tutta la filiera ed è un dovere proteggerlo dai mille tentativi di utilizzo spesso distorti e strumentali. Siamo impegnati anche per la valorizzazione del prodotto a partire dallo sviluppo di indagini per conoscere nel dettaglio la realtà produttiva e lo studio del mercato al fine di permettere ai produttori di individuare i percorsi produttivi e le politiche di marketing.

L’IGT Toscana comprende tipologie di vino e territori molto differenti tra loro; ance le aziende sono molto differenti e vanno da grandi big a piccoli artigiani. Quanto è complesso (e come) mettere d’accordo tutte queste anime per un obiettivo comune?

Non è facile. Una situazione così variegata può sembrare un punto di debolezza, ma noi crediamo, in realtà, che possa essere un elemento di forza. I produttori toscani sono consapevoli che oltre ad avere molte importanti Denominazioni di Origine con regole molto precise e stringenti, hanno bisogno di avere un ambito come quello dell’IGT Toscana che permetta proprio di trarre vantaggio dalle molteplici caratteristiche diverse che il territorio della nostra regione offre per produrre vini che nascono dall’intuito e dalla ricerca che i nostri produttori mettono in pratica continuamente.

In vigna tra i filari di vite nel Chianti Classico

Quanto punterà il Consorzio alla lotta al Tuscan Sounding?

Siamo molto impegnati su questo fronte: la tutela del nome Toscana nel settore dei vini e degli alcolici è la nostra prima mission. Il nostro Consorzio possiede la registrazione del nome “Toscana” a livello nazionale e internazionale nella classe 33 dei vini e degli alcolici. Attraverso il monitoraggio e il continuo controllo dell’utilizzo del nome geografico “Toscana” riusciamo a intervenire e a bloccare gli usi non conformi o addirittura fraudolenti. Solo tra il 2019 e il 2020 abbiamo avviato molte opposizioni a iniziative di richiesta di registrazione di marchi con Tuscan sounding. 

Come riparte il vino toscano dopo la crisi internazionale?

Il vino toscano può uscire dalla crisi pandemica in maniera brillante se saremo capaci di dare nuova linfa al comparto vitivinicolo. La crisi ha accentuato alcune problematiche che erano già presenti e sulle quali occorre riflettere per ripartire al meglio. Toscana rimane un brand di grandissimo valore a livello nazionale e internazionale, occorre però che vengano sviluppate anche nuove idee e data nuova vitalità al comparto. È fondamentale che tutta la filiera lavori unita e vengano abbandonati alcuni attriti che hanno inciso negativamente e impedito lo sviluppo di nuove prospettive. Mi sembra di vedere segnali positivi, pertanto sono ottimista: potremo uscirne bene e con soddisfazione di tutti.

Grappoli di uva

Carta d’identità

IGT Toscana

26% del vino regionale

12.500 ettari di vigneto

620.000 ettolitri di vino l’anno

1.400 aziende

90.000.000 di bottiglie l’anno

rossi 74%

bianchi 21%

rosati 5%

495.000.000 il valore della produzione

Mercati

Italia: 31%

Export: 69%

Crescita dell’export negli ultimi dieci anni: 126%

Usa: 33% dell’export

Europa: 46% dell’export

Asia: 6% dell’export

Altre aree: 15% dell’export

Consorzio Vino Toscana | Firenze | via dei Serragli, 133 | 0552337134
consorziovinotoscana.it