Rotari. La storia della Cantina e il Trentodoc

Aromi e profumi inconfondibili raccontano un territorio, i suoi frutti e un metodo di produzione antico e rinomato. Nel cuore delle Dolomiti, tra le valli e le colline del Trentino, nasce Rotari, cantina che produce spumanti eleganti e contemporanei forgiati dal clima montano. Tra storia e leggenda, Rotari prende il nome dal valoroso condottiero longobardo che in Trentino Alto Adige combatté alcune delle battaglie più importanti nella conquista dell’Italia. Re Rotari appunto.

La cantina Rotari a Mezzocorona: stile e design inseriti nell’ambiente
La cantina Rotari a Mezzocorona: stile e design inseriti nell’ambiente

«Punta di diamante del Gruppo Mezzacorona, la Cantina Rotari è una delle più significative strutture di produzione di spumante metodo Classico in Italia – ci dice Simone Zeni, brand ambassador dell’azienda trentina – Fondata nel 1977, oggi è una realtà di moderna concezione perfettamente integrata nel territorio circostante, ideata e costruita nel rispetto dell’ambiente. Il suo suggestivo tetto “a onda” evoca il susseguirsi dei vigneti coltivati a pergola trentina, tipico dell’ambiente che la ospita». I venti freschi, il clima montano-mediterraneo (con gli influssi delle montagne a nord, del lago di Garda a sud) e le forti escursioni termiche rappresentano l’ambiente ideale per la coltivazione delle uve alla base di Rotari: Chardonnay e Pinot Nero.

La forma di allevamento più diffusa nei vigneti è la pergola trentina. Oltre a conferire al territorio un aspetto armonico e inconfondibile, questo tipo di coltivazione consente di ottenere un’ottima acidità e una buona struttura dei vini base che danno vita all’eleganza e raffinatezza degli spumanti Rotari, sotto il segno del Trentodoc. Punta di diamante di Rotari è la linea AlpeRegis, che identifica in modo diretto lo Chardonnay e il Pinot Nero di montagna: raffinati millesimati dedicati agli amanti della buona cucina e del buon vivere. Tre le tipologie prodotte: un Blanc de Blancs Extra Brut affinato 48 mesi e un Pas Dosé affinato per minimo 60 mesi. Si chiude con la tipologia Brut Rosé: una cuvée di Pinot Nero e Chardonnay che riposa per ben 36 mesi prima della sboccatura. «Ogni etichetta – spiega Zeni – racconta una sfumatura del territorio montano trentino, racconta la vocazione di una vigna, racconta la passione dei numerosi soci contadini che contribuiscono anno dopo anno a consolidare l’identità e l’eredità agro/enologica della grande famiglia chiamata Rotari».

La cantina Rotari a Mezzocorona: un particolare della struttura
La cantina Rotari a Mezzocorona: un particolare della struttura

 

Rotari. Trentodoc AlpeRegis Pas Dosé ‘14

Chardonnay in purezza, rappresenta l’essenza della produzione spumantistica AlpeRegis. Ottenuto da una selezione di uve raccolte nei vigneti collinari che circondano la Piana Rotaliana, si distingue per la sua maturità e il suo equilibrio. Il perlage fine e perpetuo testimonia l’affinamento di oltre 60 mesi sui lieviti. Le uve sono state raccolte a uno stadio di maturazione più avanzato rispetto alle altre basi spumante: questo ha consentito di ottenere vini di base con acidità più controllata, ma ancora fragranti in termini di freschezza aromatica. La scelta del lievito di tirage ha privilegiato ceppi che apportano rotondità al gusto grazie alla cessione di mannoproteine. Il lungo affinamento di almeno 5 anni ha fatto il resto, maturando ulteriormente il prodotto e conferendogli le tipiche note di nocciola e frutta secca ben armonizzate con i sentori di pesca, albicocca e mela gialla. L’assenza di dosaggio del liquore della casa permette di assaporare il gusto deciso e integro di questo spumante di razza, senza rinunce.

Tortino salato di pasta brisée, ripieno di castagne di Roncegno, speck e porro, con fonduta di Fontal di Cavalese: una ricetta di Stefano Goller (presidente dell’associazione cuochi Trentini) in abbinamento con il Trentodoc AlpeRegis Pas Dosé ‘14.

L’abbinamento. La complessità del Pas Dosé porta a sposarlo in diversi abbinamenti: aperitivo per intenditori, si esprime al massimo anche con crudità di pesce pregiato e primi piatti delicati. Noi l’abbiamo provato con un Tortino salato di pasta brisée, ripieno di castagne di Roncegno, speck e porro, con fonduta di Fontal di Cavalese, una ricetta di Stefano Goller, presidente dell’associazione cuochi Trentini. In questo caso la grande struttura del Trentodoc, unita alla tagliente acidità e alla croccante mineralità hanno reso la bollicina di montagna l’abbinamento perfetto per esaltare e bilanciare la preparazione.

Rotari – via Tonale 110 – SS 43 Val di Non – Mezzocorona (TN) – 0461616300
rotari.itmezzacorona.it