Anche il Consorzio del Chianti Classico adotta le Uga, le unità geografiche aggiuntive che riguarderanno circa il 6% della produzione. Ce ne parla il presidente del Consorzio Giovanni Manetti.

È stato il risultato di un confronto durato almeno 8 anni (vedi articolo Chianti, l’identità divisa), fatto di discussioni, mediazioni e lunghe pause di riflessione – anche se dagli anni Ottanta se ne discuteva già – ma alla fine l’assemblea dei soci del Consorzio Vino Chianti Classico, svolta lo scorso 16 giugno, ha approvato a maggioranza (oltre il 90%) l’elenco di 11 unità geografiche aggiuntive (Uga) proposto dal cda. Si tratta di Castellina; Castelnuovo Berardenga; Gaiole; San Casciano; San Donato in Poggio (comprensivo dei territori di Barberino, Tavarnelle e Poggibonsi) e Vagliagli. Greve in Chianti, il comune più grande, è stato a sua volta, suddiviso in 4: Greve, Panzano, Lamole e Montefioralle.

Il Chianti Classico Docg in cifre

È un territorio (70.000 ha) che comprende, tra le province di Firenze e Siena, i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi e San Casciano in Val di Pesa. La superficie vitata complessiva si estende per 10.000 ha, dei quali 7200 ha sono vigneti iscritti all’albo del Chianti Classico. La produzione media annua in ettolitri (ultimi 10 anni) è di 270mila hl. La produzione media annua in bottiglie (ultimi 10 anni) è di 35/38 milioni di pezzi. I soci del Consorzio Vino Chianti Classico sono 480 di cui 342 imbottigliatori. Il vino Chianti Classico viene esportato in oltre 150 Paesi nel mondo.

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Giovanni Manetti – Presidente Consorzio Chianti Classico 

L’iter che ha portato alla 11 Uga

Come ha dichiarato il presidente del Gallo Nero, Giovanni Manetti (che si è candidato al prossimo cda, le cui elezioni avverranno entro la fine dell’estate) “Il progetto ha avuto una svolta negli ultimi tre anni e mezzo ed ha subìto dei ritardi nell’ultima fase, dovuti alla pandemia. Raccoglie l’esigenza manifestata da molti produttori di rivedere il disciplinare, generando una lista positiva di unità geografiche, ma vuole soprattutto soddisfare l’interesse dei consumatori di conoscere più nel dettaglio il rapporto tra il vino e il luogo specifico di origine delle uve”. Infatti, secondo il Consorzio le Uga, che in ogni caso non saranno un obbligo per produttori ma solo un’opportunità, rafforzeranno il rapporto vino-territorio, generando attenzione anche su aree geografiche più ristrette; aumenteranno la qualità in termini di territorialità; consentiranno al consumatore di conoscere la provenienza delle uve e stimoleranno la domanda attraverso la differenziazione dell’offerta.

Sergio Zingarelli (Rocca delle Macìe), past president del Consorzio Chianti Classico per due consiliature, durante le quali è nata la Gran Selezione (2014) e sono state poste le basi per l’attuale progetto, giudica più che positivamente il risultato raggiunto in assemblea e lo definisce come “un accordo giustamente prudenziale: l’unica mediazione possibile in grado di mettere d’accordo tutte le diverse figure della filiera produttiva che all’inizio della discussione (vedi articolo Chianti Classico, atto secondo), molti anni fa, partivano con idee molto divergenti: da chi le voleva approvare per tutte le tipologie sin da subito a chi non ne voleva sentir parlare. Ora, grazie al lavoro del presidente Manetti, siamo riusciti a portare a casa il risultato; con l’impegno però, entro i prossimi quattro anni, di affrontare una revisione per l’estensione delle Uga alle altre tipologie. Molto dipenderà da come verranno accolte dal mercato le Gran Selezione con le Uga”.

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Prezzi, sfuso e stoccaggio

Il problema sullo sfondo è l’annosa questione della scarsa stabilità dei prezzi dello sfuso e degli stoccaggi del Chianti Classico, con i relativi eventuali turbamenti di mercato delle compravendite intraziendali. Per esempio, l’applicazione tout court delle Uga al Chianti Classico annata, avrebbe potuto creare squilibri nella domanda/offerta di vino delle varie zone chiantigiane, privilegiando alcune a scapito di altre, con notevoli ripercussioni sulle quotazioni prezzi dei vini. In considerazione di un equilibrio molto fragile del sistema dei prezzi, le scelte sono state improntate “alla massima cautela”.

“Per la delimitazioni delle Uga” ha spiegato poi il presidente Manetti “visto che alcune sono Comuni, la questione dei confini è stata facile da risolvere, perché corrisponde a quelli amministrativi, così come del resto in altre aree, dove il Chianti Classico si può produrre solo in una parte del territorio comunale, ben descritta dal disciplinare. Negli altri casi, ci siamo serviti della cartografia delle frazioni, della storia e della divisione in parrocchie ma anche della morfologia e della tipologia di suoli”.

I contrari: “Attenzione all’utilizzo del termine da parte di altre Do”

Vittorio Fiore dell’azienda Podere Poggio Scalette a Ruffoli di Greve in Chianti, fa parte della minoranza (poco meno del 10%) che si è dichiarata contraria alle modifiche proposte dal cda, rilanciando il tema del “vero” Chianti ed evidenziando i pericoli insiti nella scelta delle Uga. Pericoli legati al rischio che altre denominazioni possano utilizzare il termine, così come era avvenuto anni fa con il Chianti Docg e la Gran Selezione: “L’obiettivo principale che ci si deve porre come produttori di Chianti Classico e soci del relativo Consorzio” dice Fiore “è quello di giungere alla interdizione, anche per vie legali, dell’uso del termine ‘Chianti’ per identificare vini prodotti al di fuori della zona di produzione del Chianti Classico. Una ulteriore dimostrazione della inutilità di percorrere vie alternative a questa, l’avremo – dopo quella eclatante della tipologia Gran Selezione, che può essere rivendicata da ciascuna Docg italiana – quando, dopo aver realizzato la lista delle Uga, vedremo etichette di vino Chianti prodotto a San Casciano V.P., a Castelnuovo Berardenga, a Poggibonsi e così via, che riporteranno Chianti San Casciano; Chianti Castelnuovo Berardenga; Chianti Poggibonsi e così via”.

Novità anche per la Gran Selezione

Le Uga, una volta terminato l’iter burocratico istituzionale (prima la Regione Toscana, poi il Mipaaf, per un tempo stimato in circa 12 mesi. ndr) saranno applicabili alla sola tipologia della Gran Selezione (GS), che a sua volta ha subìto una modifica al disciplinare di produzione – anch’essa approvata in assemblea – che prevede l’aumento della percentuale di Sangiovese, dall’80% al 90% minimo e per l’eventuale restante parte (max 10%) l’impiego dei vitigni autoctoni a bacca rossa tradizionalmente presenti nel territorio chiantigiano (Colorino, Canaiolo, Ciliegiolo, Mammolo, Pugnitello, Malvasia nera, Foglia Tonda, ecc.). Pertanto dal blend di vitigni ammessi per la GS, scompaiono definitivamente cabernet, merlot, ecc.. Tale eliminazione suona come un significativo stop al cosiddetto “gusto internazionale” e di fatto crea un precedente, utilizzabile anche per le altre tipologie di Chianti Classico, annata in primis, dove invece sono ancora permessi. Per le GS che sin qui hanno utilizzato piccole percentuali di vitigni internazionali (si tratta di poco meno del 10% del totale di questa tipologia; ndr) il Consorzio “propone di assegnare un termine di cinque vendemmie successive alla data di entrata in vigore della proposta” per adeguarsi al nuovo standard approvato.

La caratterizzazione territoriale

Attualmente secondo i dati forniti dal Consorzio, riferiti a marzo 2021, complessivamente erano presenti nel mercato 182 etichette di Gran Selezione prodotte da 154 aziende. Pertanto, le Uga riguarderanno circa il 6% del totale del Chianti Classico prodotto. Inoltre per quanta riguarda la modifica della base ampelografica della Gran Selezione bisogna osservare che da una disamina effettuata dal Consorzio sulle schede tecniche illustrative, messe a disposizione delle aziende, la presenza di sangiovese dichiarata in oltre il 90% delle etichette di GS, si attesta tra il 90 e il 100%. Pertanto, i cambiamenti approvati nell’uvaggio in assemblea, non farebbero altro che allineare il disciplinare alla realtà dei vini GS attualmente in produzione.

È dagli anni Ottanta e Novanta l’esigenza di una maggiore caratterizzazione territoriale del Chianti Classico. Tra i giovani produttori chiantigiani se ne discuteva sin da allora come un obiettivo da raggiungere. Oggi i tempi sono cambiati e le Uga sono l’inizio di una nuova fase della moderna storia del Chianti Classico ma non sono una prerogativa riservata al solo Gallo Nero.

Se non ci saranno problemi durante l’iter burocratico di approvazione, le prime bottiglie di Chianti Classico Gran Selezione con le Uga, saranno immesse al consumo a partire da luglio 2022 con l’annata 2019.

 

a cura di Andrea Gabbrielli