L'arte nei caffè: sulle tracce degli intellettuali

Cabaret Voltaire Eingang ® Zürich Tourism – ph Christian Schnur
 
 
 
Proprio dal Cafè de la Terrasse può iniziare il cosiddetto itinerario dell’arte, perché qui, fin dal XIX secolo, erano soliti ritrovarsi artisti e intellettuali: i dadaisti, per esempio, erano habitué del locale, fino a quando, per sostenere i camerieri durante uno sciopero, si trasferirono al Café Odeon, proprio lì di fronte. Dall’Odeon, seconda casa di molti esiliati durante la Prima Guerra Mondiale, possiamo dire che passò la storia, mischiando carte e destini, avvolti dall’aria fumosa del tabacco e della casualità: ai suoi tavoli – non allo stesso, s’intende! – erano soliti sedersi sia un “certo” Benito Mussolini, sia Vladimir Il’ič Ul’janov, colui che da lì a poco sarebbe diventato noto in tutto il mondo con il nome di Lenin. Ma in questo bizzarro “rifugio” di presto famosi, anche la fisica ebbe i suoi esponenti di spicco, con Albert Einstein, per non parlare del mondo dell’arte: James Joyce, Thomas Mann e, appunto, i fondatori del movimento dadaista, Hugo Ball, Hans Arp o Tristan Tzara . Sebbene la nascita del movimento sia legata allo storico locale di Spiegelgasse, Cabaret Voltaire, che ha riaperto i battenti da qualche anno, come bar/caféè  e spazio espositivo dedicato all’arte moderna.  
 
 
La prima serata dadaista si tenne, invece, nel luglio del 1916, allo Zunfthaus zur Waag: fu qua che Hugo Ball recitò il suo famoso Manifesto. Oggi il ristorante esiste ancora, con vista su una delle piazze più belle del centro storico, Münsterhof. E proprio nella piazza si può ammirare il primo segno distintivo del locale: una stravagante fontana da cui, di tanto in tanto, al posto dell’acqua sgorga del vino. Solo un primo “assaggio” dell’estro che regna in cucina, da dove, insieme ai piatti della tradizione, escono raffinate creazioni, come sashimi di tonno, gratin di porcini o petto di fagiano con salsa d’uva.
 
 
Il quadrilatero enogastronomico dell’arte Terrasse-Odeon-Zunfthaus zur Waag, si chiude idealmente con il Kronenhalle, un locale dove si mangiano piatti della tradizione svizzera e francese, letteralmente circondati dalle opere originali di pittori come Chagall, Mirò e Picasso: era, infatti, usanza di questo locale farsi pagare le cene in opere d’arte. Il prezzo non è proprio all’ordine del giorno (a meno che non abbiate creazioni artistiche da lasciare in pegno!), ma neanche mangiare in mezzo a dei capolavori è esattamente un’esperienza che rientra nell’ordinario.
 

Il Lungolago

Altro “monumento” a cielo e polmoni aperti è il Lago di Zurigo. Lungo le sue sponde si possono fare degli incontri di grande rilievo architettonico, come la costruzione commissionata negli anni ’60 dal collezionista Heidi Weber all’architetto svizzero Le Corbusier. Acciaio, vetro, smalto e pannelli colorati conferiscono movimento a quella che fu una vera e proprio casa e che oggi ospita dipinti, mobili e sculture del noto architetto.
 

Nature-Zürichsee © Zürich Tourism – ph Fabian Scheffold

Poco più avanti il China Garten, l’angolo orientale di Zurigo: un padiglione esagonale, un palazzo sull’acqua, un ponticello e una collezione di piante orientali che si specchiano nel laghetto. 
 

Chinagarten © Zürich Tourismus – ph Elissabeth Real

 

Sull’altra riva, invece, domina il Fischers Fritz, un accogliente ristorante – con tanto di campeggio – che serve Fischknusperli (pesce croccante), direttamente dal lago al piatto: quando si dice km zero! 
 

Restaurant, Fischers Fritz © Zürich Tourism ph Elisabeth Real

 

La passeggiata nella città delle acque, invece, può continuare ancora per km e km. D’altronde, come ci insegna uno dei più tenaci passeggiatori di questa città, lo scrittore Robert Walser, andare a piedi è il modo migliore per godersi i luoghi ed imbattersi in avventure inimmaginabili.

E camminando (ma va bene andarci anche con altri mezzi!) vale la pena arrivare fino al paesino di Küsnacht, sulla Costa d’Oro del lago, dove una porta, all’apparenza ordinaria, schiude tutto un mondo segreto. Il mondo dell’artista e chef  Rico Zandonella che qui – il locale si chiama Rico’s – ha creato il suo regno: cucina di ispirazione svizzera, italiana e francese, dove ogni coloratissimo piatto equivale ad un’esperienza estetica. Un esempio della contaminazione? La Rico’s Carbonara: taglierini uova, foies gras e tartufo. Ma ci sono anche lasagnetta di scampi con zucchine e melograno o halibut con cassoulet di lenticchie e fagioli e salsa di lemongrass.
Finire qua il viaggio, significa cogliere l’essenza più intima della città. In un certo senso Rico’s è, infatti, la sintesi perfetta di questa Zurigo: all’avanguardia, solida, inattesa. In poche parole, davvero ricca. Di arte, cultura e buongusto.
 

 

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