A vederlo così, con schiere di forestieri in coda, sembrerebbe uno dei tanti locali acchiappaturisti di Taormina. Il fatto che sia frequentato da celebrità poi non rappresenta in sé una garanzia. Ma mettendo per un attimo da parte la pazienza di cui bisogna armarsi per trovare posto, il Bam Bar è molto più di un semplice indirizzo del centro cittadino preso d’assalto da orde di americani in villeggiatura. Per chi ama la granita siciliana rappresenta una sorta di pit stop dove fermarsi per il più rinfrescante dei guilty pleasure estivi, con una storia familiare tutta da raccontare. Un’avventura intrapresa per non vivere di stenti, culminata invece nella trasformazione della location in un set dell’osannata serie tv The White Lotus.
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Per quanto sia un pochino più defilato rispetto alla via principale — si trova alle spalle del teatro antico — cattura l’attenzione di chiunque ci passi accanto. E no, non è solo ed esclusivamente per la fila al suo ingresso. In pieno stile taorminese, si fa notare a distanza per la policromia di tavoli e maioliche, abbelliti dalla raffigurazione del sole e di molte arance, uno squarcio della simbologia sicula cui si rifà l’artista locale Agatino Giammona. A dominare la scena come fosse un palcoscenico a cielo aperto, fra ospiti da far accomodare e ordinazioni da prendere, aggiungendo un che di autoctono e caratteristico all’atmosfera c’è invece il patron Saretto.
Con sorriso disinvolto, occhiali da vista rosso brillante e tenuta arancione sembra quasi la vera attrattiva di via di Giovanni. Sì, perché a forza di scatti con vip e artisti, non sempre noti al grande pubblico, non è da escludere che qualche avventore straniero non l’abbia scambiato per un personaggio altrettanto famoso o un’istituzione locale.
Il proprietario Rosario Bambara, detto “Saretto” @bambartaormina
«Saretto» in realtà è il soprannome che accompagna sin da piccolo Rosario Bambara, che nei primi anni Novanta si occupava di ben altro. Insieme alla madre e al fratello Tino, morto nel 2015 in seguito a una malattia, aveva ereditato dal papà un negozio adibito alla vendita di lampade e materiale elettrico. All’epoca Saro si dava già molto da fare: è costretto ad abbandonare i sogni da giovane promessa del calcio per rimboccarsi le maniche nell’esercizio del padre che, con la sua prematura scomparsa, aveva cominciato ad arrancare.
Tanto è vero che per arrotondare lavora nel famoso Wunderbar Caffè per un anno. Forti dell’esperienza qui accumulata, in cui Rosario impara tutto ciò che serve per preparare una granita, i fratelli Bambara decidono di virare definitivamente verso il settore ristorativo: ecco che, nello stesso spazio destinato all’attività di famiglia, aprono nel 1996 una graniteria, il Bam Bar, nome che si regge sul gioco di parole che, come si intuisce, trae spunto dal cognome dei due.
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Di quel nucleo familiare è rimasto ormai solo Saretto, cui va una buona fetta di merito del successo dell’insegna. Oggi, questa è sulla bocca di tutti, giovandosi pure del passaparola innescato dai fratelli Fiorello nel mondo dello spettacolo e della musica. Si pensi che il Bam Bar è diventato pian piano la graniteria di fiducia di molti artisti, pronta a operare a domicilio e fare diversi chilometri pur di accontentare tali clienti speciali.
Come testimoniano le visite del jet set hollywoodiano — star del calibro di Michael Douglas e Dennis Quaid — ha acquisito nel tempo una fama impensabile, soprattutto agli occhi di chi non faceva che ripetere in modo scoraggiante «Saro, che lo apri a fare? A Taormina ci sono già un sacco di bar». E invece non solo il progetto dei Bambara non è fallito, né ha vissuto momenti di crisi, ma ha ricevuto persino proposte di investitori desiderosi di acquistare o di multinazionali interessate a farne una formula franchising. Da quanto ci racconta il patron però, tutte offerte rispedite al mittente: «Noi preferiamo rimanere nel nostro piccolo, senza “andare” a Dubai o Los Angeles. Siamo contenti così». Del resto, il locale è sempre pieno da giugno a fine settembre, dalla mattina presto fino a tarda sera: «Dalle 7.30 del mattino si formano file di 50-60 persone che non si sciolgono prima delle 22». Cosa che spinge Rosario Bambara, la moglie Caterina e le figlie Federica e Fabiola a darsi il cambio in continuazione.
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Seduti ai tavoli, proprio come Sabrina Impacciatore in White Lotus o l’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, si è travolti dall’imbarazzo della scelta. L’assortimento di granite infatti è vasto. Ogni giorno si può pescare dai 16 gusti a disposizione: di estate, melone, anguria, pesca, fichi e gelsi; di inverno, arancia, mandarino, melograno e via dicendo. In effetti, la qualità della lavorazione passa da prodotti sempre freschi e di stagione, arrivando nel corso dell’anno a un totale di 23 tipologie differenti.
Alla produzione tradizionale tipica della Sicilia orientale a base di frutti, acqua e zucchero, si aggiungono produzioni un pochino più grasse e corpose, che non contemplano la frutta, bensì l’innesto del latte, incorporato per conferire una consistenza meno granulosa al composto. Utilizzando le parole di Saretto, i gusti pistacchio, cioccolato, nocciola e ricotta identificano «una specie di alternativa per chi preferisce una struttura più cremosa, simile al gelato». Che vi siano turisti italiani o stranieri, le tipologie più richieste restano comunque limone, fragola o caffè con panna, e quella alla mandorla, che noi consigliamo vivamente. Ciascuna accompagnata dalla classica brioscia, che con il suo “tuppo” arriva al tavolo calda.
Davvero un peccato però non poter apprezzare una granita buona come questa se non consumando al tavolo, dopo aver fatto la fila. Anche se riconosciamo che, diversamente, il traffico di ordini presi dal cameriere e quelli al bancone d’asporto potrebbe rappresentare un ostacolo alla voglia di garantire a tutti il medesimo standard qualitativo.
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