Scompare a 88 anni il designer inglese che ha dedicato il suo genio visionario a ripensare lo stile di vita degli inglesi nella seconda metà del Novecento. Ristoratore di successo, a lui si deve l’invenzione della ristorazione “glamour” londinese.
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Addio a Terence Conran

Sir Terence Conran, classe 1931, è scomparso lo scorso 10 settembre nella sua casa di Barton Court, rifugio di famiglia nella campagna inglese. A Londra il suo nome è legato alla storia di alcuni tra i più celebri ristoranti della città, di cui Conran progettò gli spazi con approccio originale e innovativo, diventando una figura di riferimento per la ristorazione di successo tra gli anni Ottanta e Novanta. Quando la capitale inglese era quasi solo pub e famosa per essere la metropoli dove si mangiava peggio al mondo.

Designer molto apprezzato, il suo “lavoro” più celebre, a partire dalla metà degli anni Sessanta, fu l’ideazione della catena d’arredamento Habitat, con la prima sede aperta nel quartiere di Chelsea, nella capitale inglese, che diede il là all’espansione in tutto il Regno Unito. Da subito, però, iniziò a interessarsi anche di ristorazione: a partire dalla progettazione di locali destinati a diventare iconici – come il Bibendum “disegnato” all’interno della Michelin House di Chelsea – Conran diventò ristoratore a tutti gli effetti, dotato di grande fiuto e capacità imprenditoriale, tanto da essere nominato, nel 2005, ristoratore più influente del Regno Unito dalla rivista inglese Caterer, per la capacità di orientare l’approccio al mangiar fuori dei londinesi. Oltre al successo di Bibendum, inaugurato alla metà degli anni Ottanta, infatti, Sir Terence Conran ideò numerosi ristoranti a Londra e fuori città (una cinquantina, tutti legati all’idea di rifondare l’immagine della cucina inglese, rendendola più pop e glamour).

La sala di Bibendum a Londra

Dal Bibendum alla rivoluzione del mangiar fuori

A proposito del Bibendum (che oggi è guidato dallo chef Claude Bosi e detiene due stelle Michelin), Conran, a distanza di anni, si disse consapevole della portata innovativa della sua scommessa: “Il nostro sogno era quello di creare qualcosa di totalmente nuovo, che fosse un mix tra l’atmosfera rilassata di una brasserie parigina e l’eleganza formale e compassata di un posto come The Connaught”. Il risultato si rivelò particolarmente felice: era il 1987 è quello che era stato il quartier generale della Michelin a Fulham Road riapriva le porte al pubblico in veste rinnovata, trasformandosi in uno dei salotti più desiderati della città. Del resto, Conran si sarebbe rivelato altre volte molto efficace nel cimentarsi con operazioni di rilancio di spazi storici e già noti in città, come Quaglino’s, locale di cui, negli anni Novanta, il designer recuperò l’atmosfera glamour di metà Novecento, per farne l’ennesimo ristorante all’ultimo grido.

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Il dehors del Blueprint Cafe a Londra

Tempo prima, già negli anni Ottanta, era iniziato il percorso del Blueprint Cafe, punto ristoro del Museo del Design fondato dallo stesso Conran nel 1989, concepito nell’ambito di un più ambizioso restyling del Butler’s Wharf, edificio storico e imponente affacciato sulla riva Sud del Tamigi. Proprio al Blueprint Cafe consolidò la propria fama Jeremy Lee, celebrato chef inglese che ora ricorda Conran come una mente illuminata. Tra le ultime operazioni intraprese, nel 2009, il progetto Albion and the Boundary (hotel ristorante e caffetteria), ritorno di fiamma con la ristorazione dopo la cessione dell’impero costruito nei decenni precedenti al gruppo D&D, nel 2007. Oltre cinquant’anni dopo la prima incursione nel mondo della ristorazione, con l’apertura, nel 1953, della Soup Kitchen a Chandos Place (tra i primi posti a possedere una Gaggia a Londra, per servire il caffè espresso).

Il ricordo di chef e designer

Tra le voci che si alzano per onorare la sua scomparsa, anche quella dell’editore Michelin, che lo identifica come “un visionario che ha trasformato la scena della ristorazione londinese. Colui che ha fatto dal mangiare fuori un fatto glamour, esaltante e di stile. Bibendum resterà come testimonianza del suo straordinario talento”. Si aggiunge a queste parole, anche il ricordo di Claude Bosi, che del suo partner in affari dice: “Conran è stato una leggenda, avrei voluto conoscerlo prima. Faremo di tutto per continuare a renderlo fiero”. “La sua energia e creatività trovavano spazio nei suoi negozi, ristoranti, bar, caffè e hotel e attraverso i prodotti di design e di arredamento“, sottolinea la sua famiglia. Mentre si spingono ben oltre alcuni celebri colleghi, come Ian Schrager, albergatore e fondatore di Studio 54, che paragona l’influenza di Conran a quella di Andy Warhol negli Usa; o Thomas Heatherwick, che ha recentemente firmato il Vessel agli Hudson Yards di New York, per cui Conran è stato “uno dei pochi visionari che hanno spinto in avanti il Regno Unito, facendo sentire la sua influenza nel mondo“.