Il boutique hotel Vilòn nel centro di Roma apre le porte del suo ristorante Adelaide. In cucina c'è lo chef Gabriele Muro. È stata una scoperta. Eccola.
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Vilòn – in ebraico – sta per velo, come quello che schiude il passaggio verso una fase migliore ancora da conoscere. E che copre quelle porte che bisogna oltrepassare. E, in un certo senso, è il piacere della scoperta a raccontare l’essenza dell’albergo (un 5 Stelle lusso membro della selezione Small Luxury Hotel) che ha scelto proprio Vilòn come insegna. Vilòn come simbolo evocativo del nuovo e inaspettato, sipario verso un mondo che si svela a chi vorrà conoscerlo.

Il corridoio d'ingresso
Il corridoio d’ingresso

 

Vilòn hotel nascosto

Inaspettato perché il boutique hotel in pieno centro di Roma (18 camere e suites di charme di 80 mq), rinuncia a un ingresso vistoso per preferire una aristocratica riservatezza, emblema di un’eleganza colta fatta di dettagli precisi. Non cercate grandi portali, porte girevoli o luci decise: c’è solo una targa metallica accanto al portoncino a segnalarne l’esistenza, e un lungo corridoio che suggerisce gli spazi celandoli alla vista, evitando l’impatto imponente della hall ma aumentando il senso di meraviglia che accompagna chi si concede il tempo della scoperta.

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Sono le mani di Paolo Bonfini, Giampiero Panepinto e Massimo Listri – scenografo, interior design e fotografo – ad assicurare quel tanto di stupore che rimanda alla poetica seicentesca – “È del poeta il fin della meraviglia” scriveva Giovan Battista Marino solo qualche anno dopo la costruzione del palazzo che oggi ospita Vilòn.

 

La terrazza su palazzo Borghese
La terrazza su palazzo Borghese

 

Dentro Palazzo Borghese

Risale infatti al sedicesimo secolo questa struttura, in un viottolo silenzioso del rione Compo Marzio (quello di piazza di Spagna e via Condotti, per intenderci, che però regala anche angoli riservati e quieti come questo), descritta all’epoca come “le case annesse a Palazzo Borghese”, a sancire il legame con l’edificio attiguo. È il cosiddetto Cembalo, palazzo Borghese, una delle quattro meraviglie di Roma, un tempo collegato da un passaggio dove oggi ci sono gli uffici della direttrice Giorgia Tozzi (qualcuno la ricorderà al De Russie prima di intraprendere una carriera nell’hotellerie internazionale), che di questo spazio è padrona di casa attenta e presente.

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La storia ha visto l’edificio proprietà della famiglia Borghese fino al secolo scorso, quando fu donato alle monache francesi che già lo gestivano da quando – 100 anni prima – Adelaide Borghese de la Roche Foucauld (moglie di Scipione Borghese) lo aveva trasformato in istituto per giovani bisognose, così che le fanciulle più sfortunate potessero ricevere un’educazione che le distinguesse per onestà nei modi ed eleganza, e sperare in un futuro migliore.

La vista sui giardini di palazzo Borghese
La vista sui giardini di palazzo Borghese

 

Adelaide e i giardini di palazzo Borghese

È proprio la figura di Adelaide e il suo stile, sofisticato e misurato, ad accompagnare chi alloggia oggi in questi spazi. Riconsegnati al pubblico da una ristrutturazione durata tre anni, anche per i molti vincoli imposti dalla Sovrintendenza. Racconta Giorgia Tozzi di come l’accesso alla terrazza dalle stanze sia possibile oggi perché rappresenta il ripristino dell’assetto originario (prima della trasformazione in convitto), che ha imposto però la chiusura per metà di una porta-finestra sul pianerottolo, aperta quasi due secoli fa ma successiva alla costruzione del palazzo. È uno dei molti aneddoti che descrivono questi anni tra inciampi e scoperte, come le targhe antiche rinvenute durante i lavori, ancor oggi visibili al Vilòn.

Le camere conservano, seppur diluito, l’eco di quel che erano un tempo. Allora molto più piccole e austere, certo (chi avrebbe immaginato una stanza guardaroba tappezzata, allora?), ma con quell’affaccio sui giardini privati di Palazzo Borghese, tra il verde e i marmi, che ancora oggi sorprende chi ha la fortuna di goderne. Una meraviglia che molti, anche romani, ignorano.

Una delle stanze
Una delle stanze

 

Le stanze del Vilòn

Le stanze sono un omaggio all’inclinazione di Adelaide per un certo tipo di eleganza. Non sontuosa, ma moderna, intellettuale, misurata. E proprio per questo, esclusiva. Lo sono nella scelta degli arredi: pezzi unici, espressione della migliore sapienza artigiana, o vintage, soprattutto degli anni ’30 o ’40, che stanza dopo stanza tessono un racconto coerente ma mai uguale a se stesso. E lo sono nelle opere alle pareti: i quadri di Corrado Sassi che convivono con le stampe botaniche di Robert John Thornton, misteriose ed evocative. Tasselli di uno stile eclettico che vede nel Decò la sua ispirazione primaria e non manca di dettagli personali, come le chiavi d’antan, ognuna diversa dall’altra, minuziosi ceselli che segnano l’ingresso in un luogo del desiderio.

La colazione
La colazione

 

Tra citazioni e dettagli di stile che invitano a pensare questo luogo come a un mondo incantato e sospeso, che della casa conserva l’intimità e il confort. Ne sia un esempio la bella libreria che arricchisce la sala da pranzo, il ristorante chiamato Adelaide, che ospita anche le colazioni, fruibili agli ospiti interni ed esterni all’hotel, con buffet e una proposta alla carta (35€, tutto incluso).

Il patio

Ristorante Adelaide, In Salotto, il patio

Boiserie alle pareti, ampie finestre, grandi foto in bianco e nero (di Massimo Listri che cura anche la selezione di opere per tutto l’hotel), lampadari, smalti, ottoni e velluti color pavone, malva e giallo intenso: il ristorante Adelaide con il vicino bar In Salotto e il patio verdeggiante (incantevole) segnano – ancor più marcatamente – l’idea di un’eleganza Decò che accoglie e mescola suggestioni eterogenee.

In salotto
In salotto

 

È Giampiero Panepinto a infondere la sua visione agli spazi comuni. E lo fa seguendo il filo di ispirazioni coloniali e cinematografiche, tra rococò e XIX secolo, arte classica e richiami orientali, tocchi bohbo e anni ’30. Con l’idea di una aristocratica disinvoltura che allontana dagli stereotipi e guadagna atmosfera e piacevolezza.

Il bancone bar

Sono questi gli ambienti che si rivelano per primi dopo il lungo corridoio: con il grande divano e il bancone del bar, affidato a Magdalena Rodriguez, che firma una drink list di 18 cocktail (16€) che non tradiscono l’origine costaricana, tra rum e spezie, erbe aromatiche, tequila e mezcal. Ma non solo. Signature drink, twist su grandi classici, l’omaggio al Martini proposti in diverse versioni, alcuni vintage oggi quasi dimenticati, da accompagnare a una piccola carta, non solo di snack, ma di piatti caldi o freddi, sandwich, spaghetti, involtini e altre proposte disponibili a tutte le ore.

Adelaide

La cucina di Gabriele Muro

Monzù, romana, mediterranea, contemporanea: ci sono diverse letture della cucina di Gabriele Muro, trentacinquenne di Procida che arriva alla guida di Adelaide dopo un percorso che lo ha portato – giovanissimo – nelle cucine di Pietro Leeman (Joia, Milano), e poi con Ramon Freixa a Barcellona (El Raco den Freixa) e con Philipe Chevrier, Due Stelle Michelin al Domaine de Chateauvieux di Satigny, vicino Ginevra. Senza contare i suoi passaggi capitolini: da Achilli al Parlamento, per circa un anno, e come docente alla Gambero Rosso Academy.

Spaghetti ajo ojo e baccalà
Spaghetti ajo ojo e baccalà

 

Cosa si mangia al Vilòn

Nel gioco dei riferimenti si insinua l’idea di una cucina concreta, poco incline agli effetti speciali, ma salda e capace di arrivare a destinazione. Così nella semplicità degli Spaghetti ajo ojo e baccalà sfogliato: precisi e schietti – come suggerisce il riferimento alla tradizione capitolina (presente anche nell’immancabile triade: cacio e pepe, carbonara e amatriciana, quasi un capitolo a parte nella carta) – con un bell’aroma pungente che accompagna senza strafare. O nell’idea, tutta contemporanea, del sandwich di spigola (chiamato Il vizio del marinaio) con scarola ripassata, lattuga di mare e caviale che, in armonia con lo stile Vilòn, cede il posto di protagonista a prodotti meno lussuosi. È la stessa attitudine che porta in tavola la guancia di vitello (Porgi l’altra guancia), servita senza coltello perché – spiegano – si taglia anche solo con la forchetta: un grande classico contemporaneo, preparato però in modo tradizionale, semplicemente stracotto, senza cedere al richiamo del sottovuoto.

Semplicità, tradizione e tecnica sono i fili conduttori dichiarati della cucina che mira a stupire, riportando a galla un gusto conservato nella memoria. Un gioco di rimandi eterogenei (come in Polp Fiction: polpo arrosto con aromi indiani, salsa alla provola e friarielli di chiara provenienza campana), tecnica (come nel Carciofo si fa in Tre), e creatività misurata.

Crostata ai Lamponi
Crostata ai Lamponi

 

Così si snoda una proposta che sa ammiccare alle mode di oggi senza diventarne schiava, un menu snello e attuale, con appena 5 proposte per ogni portata (dai 17 ai 22€ gli antipasti, dai 20 ai 22€ i primi, poco di più i secondi: tra i 24 e i 29€, e un degustazione di 5 portate a 75€) che si conclude con la carta dei dolci (14€) firmata dal pastry chef Andrea De Benedetto, in ulteriore percorso nella memoria gastronomica: Le mele di Nonna Titta è una rilettura della torta di mele, con i profumi di cannella e vaniglia; Non sbirciare, invece, gioca su sapori caldi e accoglienti: gianduia, cioccolato, unito alle note tostate dello zucchero moscovado e le nocciole.

Chi c’è dietro al Vilòn

L’Hotel Vilòn appartiene a una holding, la Wellinghton Polo Fashion, già attiva nella hôtellerie di lusso (suo il Tiberio Palace di Capri) e in continua espansione, con altri progetti capitolini ancora in fieri a via del Corso angolo via di Pietra e via delle Muratte. Tra i soci anche quell’Edoardo Safdie tra gli artefici del JK Place (resort charming con 30 lussuosissime stanze) da cui il Vilòn dista pochi metri. Un imprenditore che macina progetti su progetti e che ha in serbo novità a Roma per i prossimi mesi. Ma questa è un’altra storia. Che racconteremo a tempo debito.

 

Adelaide e In Salotto – Vilòn Luxury Hotel – Roma – via dell’Arancio 69 – 06 878187 – www.hotelvilon.com

a cura di Antonella De Santis