È morto venerdì 8 agosto, a 91 anni, Lorenzo Accomasso. Figura storica e amatissima del vino piemontese, “filosofo della vigna” e custode di un sapere contadino che ha attraversato il Novecento per arrivare intatto fino a noi. Nato a La Morra il 29 dicembre 1933, per tutti era “il Commendatore” o semplicemente Lorenzo: un uomo schietto, ironico, capace di parlare alla terra e di ascoltarla.
La sua storia comincia in una Langa ancora povera e contadina. Nel 1958, con il padre e la sorella, imbottigliò il primo vino. Allora la Barbera era quotidianità, il Barolo un sogno distante dalla realtà che conosciamo oggi. Negli anni, con lunghe macerazioni e un rispetto assoluto per il ritmo naturale, arrivò a firmare bottiglie divenute leggenda, come il Rocche dell’Annunziata Vigneto Rocchette. È stato tra i grandi produttori piemontesi capaci di riscattare un territorio portando i vini in tutto il mondo, facendo crescere il valore dei terreni e della reputazione nazionale e internazionale.
Chi lo ha incontrato ricorda la sua poderosa stretta di mano, lo sguardo diretto, l’energia contagiosa. Accomasso viveva i filari come un’estensione di sé: li percorreva per sentire foglie e acini. Un amore intenso, capace di dare vini ricchi di personalità, complessi e rigorosi, specchio di un territorio che lui non ha mai tradito. Amava i fumetti di Tex Willer, le bignole, le albe. Quando la stanchezza si faceva malinconia, saliva sopra la vigna Ronchetti a guardare le sue colline e ritrovare leggerezza.
Per vent’anni presidente della Cantina comunale di La Morra, ha unito vecchia e nuova generazione di vignaioli, promosso libri ed eventi, sostenuto lo sport locale. La sindaca Marialuisa Ascheri lo ha ricordato così: «Renzo era l’autentico vignaiolo innestato sulla vite, un contadino arguto e creativo. Quando andai a Piacenza a ritirare il premio “Il Vignaiolo dell’Anno” a suo nome, mi pregò di riferire questo messaggio: siamo molti vignaioli, ognuno nel vino lascia la sua impronta, ma insieme dobbiamo portare alto il vino italiano nel mondo».
Il vino, per Lorenzo, va imbottigliato quando è pronto, e non quando lo vuole il mercato. «Dà il meglio dai sette ai quindici anni – diceva – ma ce ne sono che sanno raccontare storie anche dopo cinquant’anni. Basta saperli ascoltare». Il tempo come dimensione della grandezza di un vino. Se fosse rinato cento volte, avrebbe scelto sempre questo mestiere.
I funerali si terranno martedì 12 agosto alle 9.30 nella parrocchia di La Morra, con partenza alle 8.45 dall’ospedale di Verduno. Ad accompagnarlo ci sarà la sua comunità e tutto il Piemonte del vino: quello che Lorenzo Accomasso ha saputo raccontare, cambiare e amare, senza mai smettere di sentirsi, nel profondo, un uomo di vigna.
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