Cresce la percentuale di vendite per le feste del comparto di spumanti e vini fermi, in aumento rispetto alle stime dell’anno passato. Bollicine in testa, con 66 milioni di bottiglie di spumanti italiani da stappare. Dato che triplica all’estero. Bene anche i vini fermi.
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Un brindisi con lo spumante italiano

Sarà un anno positivo per le vendite di spumanti italiani. Il comparto chiuderà con vendite totali superiori a 700 milioni di bottiglie con un incremento del 5% sullo scorso anno. Di queste, 190 milioni saranno vendute in Italia (+5%) e oltre 500 mila oltrepasseranno i nostri confini (+4%). Nel solo periodo natalizio, secondo le elaborazioni su base Istat di Ismea (partner dell’Osservatorio del vino), durante le festività nel solo mercato italiano si stapperanno 66 milioni di bottiglie e all’estero 181 milioni.

Le esportazioni, in particolare, rappresentano ancora una volta l’elemento trainante per le vendite complessive del comparto delle bollicine. Il valore delle esportazioni italiane è stimato a 1,5 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2017 del 13%. La grande famiglia del Prosecco (Docg e Doc) da sola rappresenta circa il 15% a valore dell’intero comparto vinicolo italiano e il 61% di tutto il settore spumantistico.

Il successo delle bollicine italiane all’estero

Se si guarda i mercati, il Regno Unito perde il 4% a volume ma resta saldamente in testa alla classifica dei clienti dello spumante italiano: tra gennaio e settembre sono oltre 100 milioni le bottiglie vendute in questo Paese. Gli Stati Uniti, con un incremento del 9%, si piazzano al secondo posto con 80 milioni di bottiglie. Più lontano la Germania, con 32 milioni di bottiglie di spumante acquistate. “Si sta per chiudere un anno positivo per il vino italiano, pur sapendo di dover lavorare sodo per continuare a crescere ed aumentare la penetrazione nei mercati extra europei”, afferma il presidente dell’Osservatorio del vino, Ernesto Abbona. La buona notizia della ratifica da parte del Parlamento europeo dell’accordo di libero scambio col Giappone (al via dal 1 febbraio) darà “nuovo slancio al vino italiano” e consente di “guardare al 2019 con ottimismo”, conclude il presidente Abbona. Il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, si dice soddisfatto per il generale aumento delle vendite di tutte le principali denominazioni “non solo all’estero, ma anche in Italia, con buone performance anche da parte delle bollicine dolci”.

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Il vino per le feste. Parola alle enoteche

Ma cosa berremo, in Italia, durante le feste? Non solo bollicine. 6 enotecari su 10 prevedono un incremento delle vendite di vino in queste festività 2018. Vinarius, l’associazione delle enoteche italiane, ha intervistato gli operatori registrando previsioni ottimistiche per il 60% del campione, con aumenti attesi anche del 15% entro l’anno. Il presidente Andrea Terraneo spiega che nel solo periodo natalizio negli ultimi cinque anni si registrano numeri in crescita per tutte le tipologie “fino ad aumenti anche del 20% e questo fa ben sperare per la stagione appena iniziata”.

Certo, il trend di vendite del quinquennio incorona Franciacorta, Champagne e TrentoDoc come i classici vini delle feste. Sono i più richiesti e per l’80% degli intervistati sono cresciuti fino al 20%. 2 operatori su 10 rilevano vendite invariate, mentre nessuno dichiara perdite. Ma la categoria dei vini bianchi segue gli spumanti, con numeri in crescita, com’è vero anche per i rossi. Tra i bianchi più richiesti quelli di Alto Adige e Collio. Per il 65% delle enoteche del sondaggio la crescita di bianchi è tra 10% e 20%. Per quanto riguarda i rossi, in questi anni il Brunello, l’Amarone e il Barolo, assieme ai vini da vitigni autoctoni, restano in cima alle preferenze. Per il 55% delle enoteche la crescita è tra 10 e 20 punti percentuali.

Il boom dei vini dolci

I vini da dessert e i vini dolci meritano una trattazione a parte. Le vendite natalizie negli ultimi cinque anni sono cresciute tra 5% e 10% per il 35% degli esercizi interpellati da Vinarius, soprattutto per quelli ottenuti dal vitigno Moscato, che precedono la Doc Pantelleria e i passiti autoctoni a bacca rossa. Scendendo nel dettaglio di quelli a base Moscato, per quattro enotecari su dieci l’aumento è del 5/10 per cento in una classifica che vede il Moscato d’Asti primo, seguito dal Moscato di Pantelleria e dai Moscati dei territori delle singole enoteche interpellate.

Dopo gli ottimi risultati del periodo estivo, che hanno riportato, per oltre la metà delle enoteche, un aumento delle vendite rispetto all’estate 2017 compreso tra 10 e 15%” conclude Terraneo “anche il periodo invernale alle porte sembra promettere numeri in crescita”.

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