Pantelleria: il Sindaco chiede le dimissioni di tutto il CdA del Consorzio di tutela dei vini di Pantelleria. Ecco i motivi
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La richiesta di dimissioni da parte di un Comune, a causa di una deliberazione legittimamente approvata da un Consorzio di tutela, potrebbe creare un precedente le cui conseguenze sono difficili da valutare pienamente. Vincenzo Campo, il Sindaco 5S di Pantelleria, a seguito dell’approvazione dell’inserimento della menzione Sicilia da parte del Consorzio di tutela dei vini di Pantelleria ha chiesto sia le dimissioni del Presidente Benedetto Renda sia dell’intero CdA “per provare ad iniziare un percorso nuovo e di tutela della nostra produzione di uva… (chiede inoltre) la messa al bando del passito liquoroso che ha tagliato le gambe al nostro pregiatissimo passito naturale… (e) una ridiscussione a livello nazionale e comunitario delle deroghe…”.

Caso Pantelleria. Il comunicato del Sindaco

Ieri alle ore 16.04 ho ricevuto via mail una risposta alla risoluzione del Consiglio Comunale da parte del Presidente del Consorzio Doc, Benedetto Renda, che nulla ha portato di nuovo alla discussione ma che in ultimo chiude così: “Purtroppo ci siamo resi conto del grave difetto di informazione e di conoscenza delle norme. Nondimeno, ribadiamo la volontà di dialogo con tutti i soggetti istituzionali, i viticoltori, i produttori e i cittadini che hanno a cuore il futuro dell’isola.”

Penso che la risposta migliore sia le sue dimissioni e dell’intero CDA per provare ad iniziare un percorso nuovo e di tutela della nostra produzione di uva che sempre più sta diventando un prodotto di pochi anzi di pochissimi. Aspettiamo un consorzio in prima linea per salvaguardare il nostro vitigno utilizzato, senza colpo ferire, in provincia di Trapani e dalla stessa Doc Sicilia; la messa al bando del passito liquoroso che ha tagliato le gambe al nostro pregiatissimo passito naturale; una ridiscussione a livello nazionale e comunitario delle deroghe, insomma di battaglie da fare ce ne sono tante ed un consorzio che fino ad adesso ha latitato non serve per lo sviluppo e la ripresa dell’agricoltura del territorio pantesco. Il sindaco Vincenzo Campo

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vigan al alberello di Pantelleria

Le delibere del Consorzio dei vini di Pantelleria

L’assemblea dei soci del Consorzio per la tutela dei vini Doc Pantelleria ha deliberato con l’89% dei voti favorevoli – ponderati in proporzione agli ettari coltivati e al vino prodotto ed imbottigliato, (2.333 su 2.618; 266 i contrari, 19 gli astenuti) – di introdurre nel disciplinare di produzione, l’utilizzo (volontario) della menzione geografica più ampia “Sicilia”, in aggiunta alla denominazione “Pantelleria Doc”. Sempre nella medesima assemblea, è stato deciso di esercitare l’erga omnes cioè la facoltà di agire per la tutela, salvaguardia e controllo nei confronti di tutti gli utilizzatori della denominazione Pantelleria Doc, quindi anche ai non consorziati, funzione già attivata dal Mipaaft per la Doc Sicilia. Pertanto ora anche la Doc Pantelleria innalzerà il livello di tutela della denominazione.

Al termine dell’assemblea è stato eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio dei vini di Pantelleria. Sono stati eletti Benedetto Renda (Presidente), Salvatore Murana (vice-presidente), Giuseppe Chiaiesi (vice-presidente), Andrea Errera (consigliere) e Fabrizio Basile (consigliere).

Le contestazioni alle delibere del Consorzio

Le decisioni sono state contestate con una risoluzione del Consiglio Comunale di Pantelleria la quale sostiene che le deliberazioni “non giovino al nostro territorio e soprattutto ai nostri agricoltori eroici”. In un video il Sindaco 5S, Vincenzo Campo, alla testa della protesta, ha dichiarato che la decisione del Consorzio “È un pericolo per il prodotto isolano, per l’identità e per la valorizzazione della Doc Pantelleria”. (vedi intervento su youtube).

Caso Pantelleria: i commenti

Sulla questione generale abbiamo chiesto un parere all’on. Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati “Ritengo che un Consorzio, se agisce secondo la norme, possa avere la facoltà di decidere sul suo futuro e su come organizzare la denominazione e conseguentemente anche la promozione, così come di rendersi più visibile con l’aggiunta di Sicilia“. Anche Paolo Benvenuti, direttore della Associazione nazionale delle Città del Vino a cui aderiscono 419 Comuni italiani, al quale abbiamo chiesto un commento, sostiene a proposito dei rapporti nei territori del vino che “La gestione della denominazione in tutti i suoi aspetti (disciplinari, tutela, promozione, ecc.) spetta esclusivamente ai produttori, attraverso il Consorzio, nelle modalità previste dalla legge (Testo Unico del Vino). Naturalmente i pareri e le opinioni del Comune o di enti oppure associazioni. del territorio, sono un diritto ma per un pricipio di legittimità, le decisioni non spettano a loro“. Cristiana Tirabovi, direttore di Federdoc (Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani) commentando la decisione del Consorzio dei vini di Pantelleria, afferma che “La modifica del disciplinare è legislativamente fondata“.

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I vantaggi della Doc di Sicilia: la visibilità

L’aggiunta della menzione Sicilia non è una novità per le Doc territoriali siciliane. Vittoria, Menfi, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Noto, Eloro ne hanno già usufruito insieme alla Docg Cersauolo di Vittoria mentre lo scorso 12 dicembre, la Doc Etna ha approvato l’aggiunta e avviato la conseguente modifica del proprio disciplinare di produzione. Le motivazioni per questo inserimento sono molteplici. Intanto perché come marchio territoriale Sicilia è uno dei più conosciuti al mondo e, secondo le più recenti indagini (https://www.wineintelligence.com/) è tra i primi 10, per lo meno tra i consumatori regolari di vino, mentre la stessa cosa non si può dire nei confronti del brand Pantelleria, che seppur prestigioso, ha bisogno di sostegno. Pertanto, in definitiva, si tratta di un’ulteriore opportunità per Pantelleria così come per le altre Doc, compresa quella dell’Etna che sicuramente può godere di una maggiore visibilità visto l’attuale successo.

Il vantaggi della Doc Sicilia: i contributi per la promozione

Ma non è l’unica motivazione. Infatti grazie all’accordo con la Doc Sicilia sarà possibile accedere ai piani promozionali ben più massicci derivati dalle quote pagate da 80 milioni di bottiglie, circa 2 milioni di euro, a fronte dei 40.000 euro dovuti alle quote pagate delle aziende della Doc Pantelleria per circa 1 milione di bottiglie. Infatti i contributi sono proporzionati alla produzione. In ogni caso ognuno manterrà la propria autonomia decisionale su come investire le risorse. D’altra parte le sinergie con le campagne di promozione, per l’incoming di buyer e giornalisti, italiani e stranieri, l’invio di campioni alle degustazioni internazionali o di foto, materiale stampa, video, ecc. sono tutte opportunità che le piccole aziende o i piccoli consorzi, non potrebbero quasi mai avere, proprio a causa del budget di spesa limitato.

La critiche contenute nel documento del Consiglio Comunale investono un arco ampio di questioni e d’altra parte i rapporti tra le varie amministrazioni comunali di Pantelleria che si sono succedute e il Consorzio di tutela non sempre sono state idilliache, nemmeno in passato. Il problema sta nel riconoscimento e nel rispetto delle prerogative di autonomia che la legge riconosce al mondo del vino, dalle scelte tecniche a quelle di mercato, alla gestione della denominazione. È un sistema che ha dimostrato di funzionare nelle politiche di territori assai famosi, dal Barolo al Chianti Classico, dall’Amarone al Brunello, a partire da quei comuni aderenti all’Associazione Nazionale delle Città del Vino: si tratta un modello di collaborazione che ha favorito il successo del vino italiano. In molti sostengono che Pantelleria sia l’isola dei veleni dolci. A tutti gli interessati l’obiettivo di smentire questa nomea. I vini e i vignaioli di Pantelleria meritano rispetto e l’impegno di tutti.

Pantelria vigne

Pantelleria: cronache dall’isola

Nell’isola dove i contadini per sopravvivere hanno inventato delle raffinatissime tecniche agronomiche (vite ad alberello, olivo sviluppato in orizzontale, domesticazione del cappero selvatico), sviluppato tecniche costruttive e architettoniche (dammusi, giardini panteschi, muretti a secco) che non hanno eguali nel Mediterraneo, la viticoltura è in difficoltà.

I raccolti sono sempre più magri a causa non solo delle difficoltà climatiche (siccità oppure piogge eccessive, ecc) ma anche per l’invecchiamento delle viti e per la frammentazione delle proprietà che rende poco redditizio la coltivazione delle singole parcelle, spesso in situate in contrade diverse, anche molto distanti tra loro, favorendone l’abbandono.

I numeri del vino a Pantelleria

Qualche numero per capire. Nel 2018 i viticoltori panteschi erano 356, 325 dei quali (91,3%) associati al Consorzio insieme a 8 cantine, su circa 18 in totale. La superficie vitata si estende per 400 ettari, dei quali 334 ettari (83,5%) sono rivendicati dagli associati per un raccolto totale pari 20.864 quintali – associati (85,5%) – con una resa media di 52 quintali (Fonte Consorzio 2018). La resa naturalmente può cambiare molto e dipende se si riferisce alla zone costiere (Gadir, per esempio) dove è molto più bassa, anche 20 q.li/ha oppure alle zone più interne (Ghirlanda, Barone, ecc) dove può toccare gli 80/90 q.li con tutte le vie di mezzo che un’isola di 83 kmq e una vendemmia molto lunga, può presentare.

Come funziona la vitivinicoltura di Pantelleria

Sostanzialmente il mondo del vino pantesco funziona con questo schema: i vignaioli panteschi che spesso hanno piccoli appezzamenti vitati vendono le uve alla Carlo Pellegrino per la trasformazione. Quest’ultima, in due tranche, a ottobre e febbraio, liquida a viticoltori circa 1 milione di euro per il pagamento delle uve.

Donnafugata, la più grande azienda dell’isola, con circa 70 ettari di vigneto, tra proprietà, affitto e acquisto di qualche partita di uva, è autosufficiente così come per lo più lo sono le altre aziende associate (Basile, Bonomo, Murana, Vinisola, De Bartoli, Coste di Ghirlanda) che vinificano in proprio. La piccola parte restante della produzione è appannaggio delle aziende non associate al Consorzio, una decina circa.

Il vino di Pantelleria

Attualmente a Pantelleria s’imbottigliano poco più di 7500 ettolitri suddivisi tra varie tipologie: passito (naturale e liquoroso): hl. 6.114 (81,4%); moscato liquoroso: hl. 756 (10%) Pantelleria bianco: hl. 263 (3,5%); Moscato naturale: hl. 301 (4%) e piccole quantità di frizzante e spumante. Ora guardare indietro a quello che era la rigogliosa viticoltura pantesca degli anni anni Sessanta (320.000 q.li) o anche dei primi anni Novanta (100.000 q.li) dello scorso secolo, serve a poco perché bisogna guardare avanti e provare a salvaguardare l’esistente. Ed è quello che sta cercando di fare il Consorzio di tutela negli ultimi anni, anche perché, proprio grazie alla sua spinta, nel frattempo il vigneto ad alberello è diventato patrimonio Unesco (2014) mentre nel frattempo nell’isola è stato creato un Parco Nazionale, aumentando l’appetibilità turistica. Trasformare, però, tutta questa bellezza in dati positivi per l’economia, non è automatico, richiede tempo ed investimenti in comunicazione e promozione.

Vini di Pantelleria: le vendite e la crisi dei vini dolci e liquorosi

Oggi il vino di Pantelleria viene venduto in parte sull’isola, il resto in Sicilia e in Italia mentre all’estero va appena il 10%. I dati del resto parlano chiaro: il mercato dei vini dolci e liquorosi è in forte crisi tanto che dal 2015 – 2018 l’andamento dell’imbottigliato per tipologia di prodotto vede i passiti a -27% (Fonte Valoritalia Annual Report 2018), una crisi che riguarda tutti i vini dolci, dal Recioto di Soave al Moscadello di Montalcino e a cui non sono immuni oltre frontiera nemmeno i celeberrimi Sauternes e Barsac francesi, che stanno tentando la via di rendere più secchi i loro vini. Se non si aumenteranno le vendite, in Italia ma soprattutto all’estero, se non si favoriranno i consumi attraverso l’incoming turistico, sarà difficile mantenere in vita la cultura dell’alberello pantesco, patrimonio Unesco, così come fare la manutenzione dei muretti a secco perché i vignaioli abbandoneranno sempre più i vigneti. “Se vogliamo far crescere il nostro territorio, la viticoltura eroica e far conoscere l’alberello pantesco, la strada è quella dell’internazionalizzazione del prodotto. La Doc Sicilia ci fornirà dei servizi, non certo oboli, ai quali parteciperemo con una condivisione dei costi” ha dichiarato Benedetto Renda, presidente del Consorzio.

a cura di Andrea Gabbrielli