Per frenare il diffondersi del Covid, il Dpcm del 18 ottobre impone l'obbligo del servizio al tavolo dopo le 18. Ma per chi tavoli non ne ha, come le gelaterie? Ecco come si stanno organizzando i migliori gelatieri d'Italia.
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“Ognuno ha capito una cosa diversa. Nel dubbio, ieri, alle sei ho chiuso”. Il dubbio, per Marco Radicioni di Otaleg a Roma (Tre Coni sulla guida Gelaterie 2020), è sull’asporto. “In teoria potrei fare l’asporto in vaschette e coppette chiuse, per evitare il consumo in strada” e i conseguenti assembramenti nei pressi della sua gelateria. “Devo capire se l’asporto è consentito ai soli ristoranti, in senso stretto, o a tutta la ristorazione”: Minimi dettagli di differenza, che nel Dpcm potrebbero non essere secondarie. “Ho chiesto ai vigili di zona, ma ancora non ho avuto risposte chiare”. Un discorso delicato, perché la sua gelateria si trova in uno dei quartieri caldi delle serate romane, a Trastevere, che potrebbe dover rispettare regole più stringenti come è stata più serrata la stretta dei controlli. Lo ha verificato anche Maria Agnese Spagnuolo di Fatamorgana – 6 negozi nella Capitale, più 2 a Los Angeles (dove, racconta, le gelaterie sono considerate “essential business” quindi non possono essere chiuse) – che ha notato che nella sede di Via Roma Libera i controlli siano stati più severi, “dopo un precedente Dpcm è successo che alcuni vigili ci abbiamo intimato la chiusura, interpretando male le regole”, eccessi che non ha riscontrato altrove.

otaleg

Servizio sulla porta

Dunque la sera, per ora, Otaleg si ferma alle 18, in attesa di indicazioni più chiare e di eventuali e ulteriori restrizioni della Regione o del Comune di Roma. Una cautela che il gelatiere ha usato sin dalla riapertura, quando – per scongiurare possibili problemi – ha evitato del tutto l’ingresso nel locale “così piccolo, avremmo dovuto far entrare una o al massimo due persone per volta. Troppo difficile gestire il flusso di clienti, allora abbiamo messo un tavolino a sbarrare l’ingresso e consegniamo i gelati sulla porta del negozio”. Cosa che li ha messi al riparo da multe o altre contestazioni in un anno – il terzo – fondamentale nella vita di un’attività che attualmente conta 6 dipendenti e che, proprio dall’applicazione di quest’ultimo Dpcm, definirà se dovrà ricorrere alla cassa integrazione per qualcuno di loro. Senza contare nuovi progetti in ballo bloccati proprio dalla pandemia. Del resto le tradizionali gelaterie italiane hanno delle caratteristiche profondamente in contrasto con le nuove norme che obbligano al consumo al tavolo dopo le 18: non hanno quasi mai tavoli!

Dopo le 18, via anche le panchine

L’asporto sembra essere la via di uscita delle gelaterie, quasi sempre bugigattoli di pochi metri quadrati, che invitano a un consumo in strada e possibili soste nei pressi del negozio. Qualcuno, come nel caso Stefano Roccamo di Stefino a Bologna (che da pochi mesi è tornato anche a Roma, a Piazza Alessandria 19) già dalla riapertura di primavera ha eliminato il servizio al bancone, servendo i clienti da una finestrella sui portici, dove c’è anche una panchina a disposizione dei clienti. Panchina che alle 18 verrà tolta, così da non dare la possibilità di stazionare. “Anche confrontandomi con le associazioni di categoria sembra che l’asporto possa andare avanti. Così riusciamo a gestire l’attività, soprattutto in questo periodo dell’annop” continua “in cui progressivamente ridurremo l’orario di apertura”.

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Gelato

Cono sì o cono no?

“Da quanto ho capito” Mattia Cavallari con i genitori Gianni e Marzia alla guida Cremeria Santo Stefano di Bologna, “saranno consentiti non solo le vaschette ma anche coppette e coni; basta che siano chiusi, incartati e messi in un sacchetto”. Come fosse un qualsiasi altro genere alimentare, insomma. “Il cliente acquista il suo gelato e lo mangia a casa. Ma” ammette “devo ancora chiamare la polizia commerciale”. Diversa la decisione di Simona Carmagnola, di Pavè Gelati & Granite a Milano “dalle 18 facciamo solo asporto di vaschette; smettiamo con i coni perché non abbiamo la certezza che non vengano consumati in strada, quindi ci limitiamo alla pasticceria confezionata e al gelato in vaschette”. A Milano, tra l’altro, le restrizioni sono entrate in vigore con qualche giorno d’anticipo, con una ordinanza della Regione Lombardia. E altre misure più restrittive sono in arrivo in queste ore a partire dal coprifuoco dopo le ore 23. Il delivery di Pavè per ora è fermo, riprenderà probabilmente con la bella stagione. “Considerato che non abbiamo posti a sedere” spiega Francesca Acquaviva de Lo Gnomo Gelato sempre di Milano “continueremo con la normale attività fino alle 6 di pomeriggio, facendo entrare un massimo di 4 persone alla volta nel locale. Il punto da capire è cosa fare dopo quell’orario. Ci siamo confrontati con vigili e i Carabinieri di zona, per adesso abbiamo sospeso i coni dalle 18 in poi e stiamo puntando su asporto sia di gelato nelle vaschette che di semifreddi, torte, biscotti e cioccolato, anche attraverso il delivery e l’e-commerce”.

La tecnologia arriva in aiuto

“Abbiamo una app collegata a un software centrale che” racconta Maria Agnese Spagnuolo “indica in tempo reale i gusti nelle varie sedi di Fatamorgana”. Il cliente entra nello store virtuale, vede i gusti presenti in ogni sede, e sceglie. “Poi può decidere per il delivery o il ritiro nel negozio, dove troverà il suo gelato già pronto e incartato”. Un modo per smaltire la fila, come lo è la card prepagata. Tranne le sedi di via dei Chiavari e via Lago di Lesina, che hanno qualche seduta, dopo le 18, ci sarà solo la vendita con asporto di vaschetta o coppetta incartata in tutte gli altri indirizzi capitolini.

Gelati, Cappadonia

Servizio al tavolo

Per chi ha i tavoli le cose non sono così semplici: “abbiamo spazi esterni dove mettiamo dei tavoli e proprio questa mattina cercavamo di capire se possiamo usarli e servire il gelato anche dopo le 18, ma attendiamo le risposte”. A parlare Antonio Cappadonia che conferma che anche a Palermo, dove ci sono le due sedi delle gelaterie che portano il suo nome, si naviga ancora a vista. “Come ci regoleremo? Bella domanda. Le gelaterie rimarranno aperte per l’asporto e il delivery per attutire il colpo della chiusura, vedo poche alternative”. E i tavoli? Sono pochi: da una parte 8, dall’altra 4, “dobbiamo servire tanti gelati quanti sono i posti disponibili, e fare in modo che nessuno consumati in piedi”. Meglio di niente, sì, ma davvero poco per un tipo di attività in cui lo scontrino medio è molto basso.

Otaleg – Roma – via S.Cosimato, 14A – 338 651 5450 – www.otaleg.com

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Fatamorgana – Roma – www.gelateriafatamorgana.com

  • via Lago di Lesina, 9/11 – 06 86391589
  • via dei Chiavari, 37 – 06 88818437
  • piazza degli Zingari, 5 – 06 48906955
  • via Roma Libera, 11 – 06 5803615
  • via Aosta, 3 – 06 45668092
  • via Laurina, 10 – 06 32652238

Cappadonia – Palermo – Pagina Facebook

  • via Vittorio Veneto, 141 – +39 392 568 9784
  • piazzetta Francesco Bagnasco, 29- 392 575 9351

Pavè Gelati & Granite – Milano – via Cesare Battisti 21, 02 94383619 – www.pavemilano.com/gelati-granite/

Lo Gnomo Gelato – Milano – via Francesco Cherubini, 3 – 02 481 8134 – www.lognomogelato.it

Cremeria Santo Stefano – Bologna – via Santo Stefano, 70 – 051 227045 – Pagina Facebook

Stefino – www.stefino.it

  • Bologna – via San Vitale, 37/A – 051 5874331
  • Roma – piazza Alessandria, 19 – 06 96520944

a cura di Antonella De Santis