Il problema è comune a tutto il mondo: quanto conviene per un ristoratore affidarsi alle piattaforme di food delivery? In un momento di grande difficoltà per il settore New York impone un tetto massimo del 20% alle commissioni trattenute dalle principali piattaforme di consegna.
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Food delivery. Risorsa o spesa non sostenibile?

Ci sono molti modi per sostenere la ripresa del settore della ristorazione. Anche a New York, durante colpita dall’emergenza sanitaria, ristoranti e bar si apprestano a ripartire in un contesto difficile, che ha portato molte attività sull’orlo del collasso, costringendo molti ristoratori a tagliare risorse, ripensare l’attività o fermarsi a tempo indeterminato fin quando non ci sarà certezza di poter ricominciare in sicurezza e con la possibilità di sostenere le spese. Dunque anche nei prossimi mesi, a New York come nel resto del mondo, si continuerà a fare appello ai servizi di food delivery, che nel periodo di lockdown hanno consentito a tante attività di restare in vita, suscitando al contempo l’interesse di una platea di clienti sempre più nutrita. Nelle grandi città americane, peraltro, il ricorso alle piattaforme di food delivery è da tempo decisamente diffuso e coinvolge un bacino di utenti molto eterogeneo. Questo, però, non esenta realtà avvezze con la consegna a domicilio di cibo come New York dal problema che affligge i ristoratori di tutto il mondo nel momento in cui scelgono di portare il cibo a casa dei loro clienti: quanto conviene affidarsi alle piattaforme di food delivery? In media, le società che operano il servizio – dalle più note alle nuove nate – trattengono per sé una commissione che quasi sempre oscilla dal 20 al 30% dello scontrino finale. I costi coprono le spese per il sito, la logistica, il marketing, i rider, prevedendo ovviamente anche un guadagno per le realtà che erogano il servizio. Ma come abbiamo già visto analizzando la situazione italiana (muovendoci, nello specifico, nella città di Roma) questo spesso si traduce in un sistema difficilmente sostenibile per i ristoratori, specie in un momento particolare come questo, in cui l’obiettivo più stringente è tagliare al minimo le spese senza penalizzare la qualità dell’offerta.

New York aiuta i ristoratori. Taglio alle commissioni per il food delivery

In situazioni normali, infatti, molti decidono di rinunciare al servizio. Oggi, però, la risorsa del food delivery difficilmente può essere ignorata. Ecco perché a New York è stato il sindaco Bill De Blasio a muoversi in favore della ristorazione in ginocchio per alleviare i costi relativi alla consegna a domicilio di cibo. La proposta vagliata nei giorni scorsi dal Consiglio cittadino puntava a fissare un tetto massimo per la percentuale richiesta dalle piattaforme che erogano il servizio, che non potranno trattenere più del 20% in commissioni (finora si arrivava al 30%), pena multe salate fino a mille dollari al giorno per ogni ristorante “raggirato”. Il provvedimento, votato lo scorso 13 maggio insieme ad altre misure a sostegno della ristorazione cittadina (come l’abolizione della tassa di occupazione del suolo pubblico e la possibilità per le attività di usufruire di più spazio all’aperto), sarà operativo tra pochi giorni e per i prossimi tre mesi (poi si discuterà se rinnovarlo). La proposta di legge era già stata avanzata in consiglio lo scorso febbraio, in tempi non sospetti, a conferma di quanto il problema fosse sentito anche prima della pandemia. Ma certo la situazione di emergenza ha accelerato le procedure, tanto che le amministrazioni di altre grandi città americane si sono già mosse con normative mirate, ora effettive: a San Francisco, fino al termine dell’emergenza, il tetto massimo per le commissioni è fissato al 15%, e così succede a Washington D.C. e Seattle; a Jersey City, invece, la percentuale è scesa fino al 10%.

Le difficoltà di regolare il sistema del food delivery

E anche a New York, in un primo momento, la proposta di legge fissava regole più severe per le società di food delivery, chiedendo che potessero trattenere commissioni non più elevate del 10%. Ora, invece, la proposta fissa due parametri che portano la percentuale complessiva al 20%: per gli ordini in app, operati dal cliente direttamente dalla piattaforma, la commissione è fissata al 5%; ma quando un ristorante sceglie di affidarsi alla compagnia di delivery non solo per accettare l’ordine ma anche per evadere la consegna la percentuale sale fino al 20% (considerando una trattenuta del 15% sul servizio delivery). I motivi del ridimensionamento? Evitare di penalizzare l’altro anello debole della catena, costituito dai rider (GrubHub, tra le piattaforme più utilizzate in città, aveva già annunciato di rivalersi sui compensi riconosciuti ai suoi rider per rientrare del taglio delle commissioni).

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a cura di Livia Montagnoli