Quanti conoscono il nome di Gino Girolomoni? Il suo nome, forse, oggi non è così noto, ma il suo lavoro e l'impegno per una agricoltura più rispettosa per l'ambiente si. Uno spettacolo teatrale li racconta.
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Quando ha dato vita al suo sogno, Gino Girolomoni, lo ha chiamato come un leggendario capo indiano, come leggendario capo carismatico sarebbe diventato anche lui, profeta del biologico in Italia. Uno che ha cominciato a ragionare di terra, agricoltura, società in un momento storico in cui le campagne si svuotavano e l’industrializzazione prendeva il largo. Le persone partivano, inseguendo il canto delle sirene, quelle delle fabbriche e quelle delle città. Lui invece no: era il 1971 quando decideva di tornare nelle Marche dalla lontana (all’epoca, per attitudine e stile di vita) Svizzera e impegnarsi corpo e anima per quella sua terra. Lo ha fatto da sindaco di Isola del Piano, per 10 anni, durante i quali si è battuto per difendere quei monti, le colline e chi le abita, e per ridare valore al lavoro della terra e alla vita contadina. Lo ha fatto da agricoltore illuminato e radicale, aprendo la strada all’agricoltura biologica in Italia, animando un fervente consesso agricolo e intellettuale in cui si discuteva di ambiente (e non solo di quello) come sarebbe avvenuto altrove decenni dopo, con l’intuizione del visionario, il pragmatismo del contadino, la spinta dell’imprenditore, la voglia unita alla capacità di corredare di un fondamento teorico e spirituale quel suo agire che ne hanno fatto un intellettuale oltre che un sognatore.

Gino Girolomoni

Alce Nero – cooperativa agricola a conduzione biologica creata nel 1977 al Monastero di Montebello – è stata la sua creatura, almeno fino a quando, al volgere del secolo, non si è unita a Legacoop diventando man mano altro da quel che era al punto da spingere Girolomoni a cambiare tutto, disfare per poi rifare, con altro nome: Montebello, come il luogo in cui sorge il monastero recuperato che ha dato vita a tutto. Alla sua morte, nel 2012, il marchio è cambiato ancora, rendendo omaggio al fondatore. Oggi la “Fondazione culturale Girolomoni” è impegnata nella conservazione e promozione del patrimonio documentale, culturale e valoriale lasciato da Gino Girolomoni. Uomo di sogni, lotte, ideali, conflitti e riflessioni che ha contribuito in maniera determinante a far diventare le Marche, la “culla dell’agricoltura biologica italiana”.

Il biologico nelle Marche

Nelle Marche si conta oltre il 20% in più di Superficie Agricola Utile (SAU) gestita con metodo biologico rispetto alla media nazionale, un bel traguardo per la Regione che l’8 aprile 2021 ha sottoscritto, con varie associazioni di categoria, il “Patto per il biologico”, primo passo per la creazione di una area a conduzione biologica che aspira a diventare, come “Distretto biologico unico delle Marche”, la più grande d’Italia e d’Europa.

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In questo contesto prende vita il progetto dal titolo“Dalla semina al cielo. Vita e pensieri di Gino Girolomoni” che mira a promuovere i valori dell’agricoltura biologica, della sostenibilità ambientale e della tutela del territorio e dell’ambiente – occasione di crescita economica, sociale, ambientale – a partire dal lavoro di Gino Girolomoni: “divulgare la conoscenza e promuovere il modello agricolo sviluppato da Gino Girolomoni, che mette al centro il binomio agricoltura biologica – cultura, con la finalità di ridare futuro alle nostre comunità e coltivare una governance locale capace di integrare le diverse politiche agricole, culturali, economiche e sociali che hanno incidenza sui territori” si legge in un protocollo di intesa che lega le realtà coinvolte nel progetto: la Provincia di Pesaro e Urbino (nell’ambito dell’obiettivo strategico del Dup 2021-2023 “Promuovere l’agricoltura biologica), il Centro Teatrale dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” – CTU Cesare Questa, il Comune di Isola del Piano, la “Fondazione culturale Girolomoni” e l’IIS “Della Rovere” di Urbania –

Lo spettacolo teatrale su Gino Girolomoni

“Dalla semina al cielo. Vita e pensieri di Gino Girolomoni” è il titolo dello spettacolo che nasce all’interno del progetto, realizzato dal Centro Teatrale dell’Università degli Studi di Urbino Cesare Questa, rappresentato in prima nazionale martedì 31 agosto alle ore 21.15 al Monastero di Montebello di Isola del Piano, nell’ambito dell’edizione 2021 del Festival #PIAZZE di Urbino Teatro Urbano. Scritto e diretto da Aureliano Delisi, lo spettacolo indaga le figure di Gino e Tullia Girolomoni, marito e moglie, ma anche compagni di sogni e di progetti. In scena Roberto Abbati, Maria Ariis e Lavinia Mochi, per raccontare i valori e le pratiche della migliore agricoltura biologica, e conservare l’eredità culturale oltre che agricola di Girolomoni. Parallelamente, verrà realizzato un documentario, a cura di Filippo Biagianti che, partendo dalle vicende raccontate nella pièce teatrale, approfondisce questa storia di rispetto per la terra, valorizzazione del lavoro e promozione dell’agricoltura sostenibile. Il film sarà un ulteriore tassello per la diffusione delle buone pratiche agricole, la conservazione della memoria di Girolomoni e del suo operato, per creare nuove e sempre più produttive filiazioni.

“Dalla semina al cielo. Vita e pensieri di Gino Girolomoni” Monastero di Montebello – Isola del Piano – del 31 agosto h.21.15 – Festival #PIAZZE di Urbino Teatro Urbano – 347.5182204 – [email protected];

a cura di Antonella De Santis

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