Il Potato Photographer 2020 si chiama Ray Spence, ed è stato proclamato qualche giorno fa per lo scatto che ironizza sulla fine del lockdown. Immortalando una patata. Storia del concorso semiserio di food photography, che vede in giuria anche Martin Parr.
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La Giornata Mondiale della Fotografia e la food photography

Il 19 agosto si celebra la Giornata Mondiale delle Fotografia. E c’è chi ha pensato di cavalcare l’onda di uno dei generi più fortunati della fotografia ai tempi dei social network: la food photography. Che si tratti di immortalare tavole imbandite di tutto punto, il cornicione di una pizza d’autore o un goloso panino consumato on the road, fotografare il cibo è diventato un passatempo che piace a tutti, e assicura apprezzamenti numerosi. Dunque la piattaforma The Fork ha deciso di celebrare il 19 agosto con un regalo a tutti gli aspiranti food photographer collegati in rete. E per questo ha assoldato i professionisti del settore interpellandoli sui principali trend legati agli scatti di cibo popolari sui social network. Per raccoglierne i consigli e condividere con tutti gli utenti alcuni segreti per lo scatto perfetto, a partire da un uso corretto (e moderato) dei filtri a disposizione sui nostri smartphone. E poi l’inquadratura, la luce, la regolazione del contrasto e della saturazione dei colori, o le regole di composizione del set, che in epoca di scatti mordi e fuggi quasi tutti sembrano ignorare. I consigli dei food photographer coinvolti dalla più celebre piattaforma per la prenotazione online di ristoranti  sono già disponibili sul blog di The Fork. Ma la food photography può affrontare temi ben più complessi di un goliardico selfie al ristorante o dell’impiattamento più instagrammabile in circolazione. Ogni anno, il concorso che incorona il Food Photographer of the Year – assegnando premi collaterali per molteplici categorie, dal cibo in famiglia all’alimentazione come fatto politico e sociale – lo dimostra raccogliendo foto di grande intensità.

Potato Photographer of the Year. L’idea

E nel suo piccolo, anche il concorso intitolato al Potato Photographer of the Year si muove in questa direzione. Il premio ideato dalla piattaforma Photocrowd non è uno scherzo, e anzi nasconde una causa benefica, dal momento che il piccolo contributo in denaro (5 euro) inviato da ogni candidato per partecipare alla selezione sarà devoluto alle banche alimentari Trussell Trust. L’iniziativa, alla sua prima edizione, trae ispirazione dalla famosa Potato#345, foto realizzata da Kevin Abosch (ritrattista irlandese celebre per aver immortalato star del calibro di Yoko Ono e Bob Geldof) e venduta all’asta nel 2016 per un milione di dollari. Il tema centrale degli scatti, dunque, è proprio quello che è facile immaginare: le patate. Che ognuno è libero di calare nel contesto che preferisce, immortalando semplicemente il soggetto nella sua natura di prodotto della terra, o facendone uno strumento di denuncia sociale, un motivo di aggregazione, un’immagine allegorica… A giudicare i candidati, un panel internazionale di esperti, tra cui spicca il nome di Martin Parr, corrosivo fotoreporter britannico.

Raccoglitori di patate in un campo del Jersey

I premiati

E il premio di Potato Photographer 2020 spetta a Ray Spence, per lo scatto End of Lockdown, che vale all’autore attrezzature professionali, un seminario di aggiornamento e un abbonamento annuale alla Royal Photographic Society. La foto, che immortala una vecchia patata in attesa di “spuntare” i germogli che sono cresciuti folti, diventa metafora dolceamara dell’uscita dal periodo di quarantena, quando tutti abbiamo provato sollievo nel recarci dal parrucchiere (“Finalmente appuntamento dal parrucchiere”, titola la didascalia della foto). Vince per l’idea, e per la capacità di rappresentarla con sarcasmo. Ma sul podio – tra i quasi 400 scatti a tema pervenuti – finiscono anche la patata che sembra “una forma di vita aliena” di David Spud White (medaglia d’argento) e la critica sottile di Amy Dagorne al monopolio delle multinazionali agricole, premiata con il terzo piazzamento. Quarto posto per Laure Gibault, con la patata “che sembra un incrocio tra una foca e un unicorno”, per dirla con le parole di Martin Parr, quinto per lo scatto in bianco e nero di Peter Hubert che restituisce la fatica di chi raccoglie patate nei campi, chino sulla terra, nel Jersey (sulla pagina ufficiale del concorso è consultabile l’intera top 10).

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