Costretta per l’ennesima volta a cancellare l’appuntamento con il congresso gastronomico milanese, l’organizzazione di Identità Golose non si dà per vinta, e ripensa un’edizione digitale. Per il congresso “tradizionale” tutto rimandato al 2021.
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Identità Golose 2020. Salta ancora il congresso

La sedicesima edizione di Identità Golose non si farà. Non com’era stata pensata, già rivista e corretta per questo 2020 decisamente fuori dal normale, nel tentativo di non demordere davanti alla pandemia che ha rivoluzionato il mondo negli ultimi sette mesi. Il più importante congresso gastronomico italiano, come di consueto, avrebbe dovuto svolgersi nel mese di marzo, proprio quando in Italia la situazione ha cominciato a precipitare. Dunque, il primo rinvio, in estate, con l’auspicio di riuscire a ritarare in breve tempo una macchina così complessa; e poi la decisione di posticipare ancora, alla fine del mese di ottobre, individuando il weekend lungo compreso tra il 24 e il 26 del mese, tra pochi giorni, per celebrare un’edizione significativamente intitolata alla “costruzione di un nuovo futuro”. Del resto, proprio pochi giorni fa, in una Spagna ancor più in allarme per la nuova ondata di contagi, il congresso di Gastronomika – di pari prestigio rispetto al cugino meneghino – si è regolarmente tenuto, pur totalmente ripensato in una formula che ha fatto ampio ricorso ai collegamenti online (e questa, con buona pace degli addetti ai lavori, è probabilmente l’unica strada da seguire al momento).

A Milano, invece, con il suo parterre di oltre 160 relatori e un programma articolato in un centinaio di masterclass, il congresso ideato da Paolo Marchi e Claudio Ceroni era in procinto di accogliere il suo pubblico – prevalentemente stampa e addetti ai lavori – negli spazi del Mi.Co. Obiettivo: “Provare a disegnare la ristorazione che verrà, l’ospitalità, la produzione agricola e alimentare, la comunicazione, il turismo di affari e di piacere, l’importanza di trovare un equilibrio tra l’essere prudenti e responsabili e l’imprescindibile necessità di ridare impulso al mondo della ristorazione e dell’ospitalità”, perché “è il momento di capire come si rinasce”. A parlare sui palchi, una prevalenza di cuochi italiani, tra veterani del congresso (da Corrado Assenza a Carlo Cracco e Davide Oldani, a Massimo Bottura e Antonia Klugmann) e giovani leve, ma anche uomini di sala, pasticceri e pizzaioli. E un grande ospite straniero atteso per la giornata del 25 ottobre: Alain Ducasse.

Identità Golose on the Road – Digital Edition

Ma il nuovo peggioramento dell’emergenza sanitaria impone un ulteriore ripensamento: “Di fronte a una situazione che muta di ora in ora, non possiamo che decidere di posticipare al 2021 il congresso Identità Golose nella sua forma tradizionale e in presenza”, spiega una prima comunicazione ufficiale, cui seguirà, nei prossimi giorni, una conferenza stampa per spiegare nel dettaglio come cambia il progetto. Leggendo oltre, infatti, è esplicita la volontà degli organizzatori di non abbandonare la partita: “Non ci ha tuttavia mai abbandonato la convinzione che sia necessario, oggi più che mai, restare uniti in spirito di solidarietà per condividere informazioni, idee e nuove energie fotografando una realtà in evoluzione, costretta quest’anno a un formidabile cambio di passo e di pensiero”. Ecco perché il congresso si trasforma in Identità Golose On the Road – Digital Edition 2020. Cosa questo comporti lo spiegano ancora gli organizzatori: “Poiché la situazione che vivremo nei prossimi giorni potrebbe non consentire a relatori e ospiti (che mai hanno dato forfait al congresso) di essere a Milano, sarà Identità Golose con la sua redazione ad andare da loro, nelle loro strutture, nelle loro cucine, nelle loro fabbriche”. Inoltre, a Milano, saranno adibite tre strutture – tra cui l’hub di via Romagnosi – per accogliere stampa e fotografi, che seguiranno “tutto ciò che sarà possibile registrare”. Mentre i contenuti digitali saranno resi disponibili a partire da lunedì 16 novembre. Per scoprire forme e modalità bisognerà attendere ancora un po’.

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