Dopo un primo divieto in primavera, da qualche settimana il governo sudafricano ha imposto un nuovo bando per gli alcolici, responsabili di causare troppi ricoveri in un momento in cui gli ospedali devono concentrarsi sull’emergenza Covid-19. Il settore protesta, insieme ai ristoratori.
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Mentre la pandemia non sembra conoscere tregua, costringendo interi Paesi e grandi metropoli a imporre nuovi, parziali lockdown (anche Hong Kong, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza, sperimenterà per una settimana la chiusura quasi totale di bar e ristoranti, fatta eccezione per i tavoli da due commensali appartenenti allo stesso nucleo familiare), il Sudafrica applica delle restrizioni sui generis, che colpiscono duramente il settore della ristorazione e ancor di più il circuito di distribuzione di alcolici.

Perché il Sudafrica mette al bando l’alcol

Il 12 luglio scorso, preoccupato per la nuova ondata di casi di contagio che ha colpito il Paese, il presidente Cyril Ramaphosa ha imposto un nuovo giro di vite inasprendo i provvedimenti già adottati la primavera scorsa, e solo a giugno stemperati da una linea più morbida, che però ha avuto vita breve. Alla fine di marzo, infatti, il governo sudafricano sceglieva di vietare l’acquisto – e quindi la vendita –  ma anche il trasporto di alcolici, in barba alle proteste delle associazioni di categoria, che paventavano una grave crisi economica per il settore, tra i più fiorenti nel Paese. Dietro alla decisione, un motivo prettamente sanitario, anche se solo indirettamente collegato al contenimento del virus: in Sudafrica l’abuso di alcol è causa di numerosi ricoveri in ospedale, e in una situazione di emergenza è necessario garantire alle strutture sanitarie di concentrarsi sui pazienti affetti da Covid, limitando al contempo ulteriori possibilità di contagio in corsia. Provvedimento di certo non campato in aria, quindi, considerando che secondo una ricerca dell’Oms, in Sudafrica, nel 2018, poco meno della metà degli abitanti maggiori di quindici anni consuma abitualmente alcol; e fin qui nulla di troppo allarmante, se non fosse che, tra i bevitori interpellati, uno su due beve in modo pesante, e reiterato. Tanto che il 40% delle lesioni traumatiche trattate al pronto soccorso ogni settimana sarebbero dovute a incidenti stradali, risse e altri comportamenti a rischio direttamente correlati con l’abuso di alcol.

Tre uomini brindano con una bottiglia di birra al bar

Nuovi contagi, nuovi divieti

Alla fine di aprile, il divieto mostrava i primi effetti, con una diminuzione evidente, pari al 60-70%, dei ricoveri imputati all’abuso di alcol. Ma un paio di mesi fa il rallentamento del virus aveva indotto il governo ad allentare la presa. Nelle ultime settimane, però, il contagio ha subito una nuova, preoccupante accelerazione, al ritmo di oltre 10mila contagi giornalieri: alla metà di luglio, il Sudafrica registrava 270mila positivi e 4mila decessi, la metà dei quali nella provincia epicentro di Gauteng, che comprende anche le città di Johannesburg e Pretoria, dov’è concentrata l’area industriale di distribuzione degli alcolici e la zona più produttiva del Paese. Così Ramaphosa ha imposto nuovamente il coprifuoco notturno e il divieto di circolazione e consumo di alcolici, che ha subito alimentato il mercato nero, e pure la produzione casalinga di una originale birra all’ananas (grazie ai lieviti che vivono naturalmente sulla buccia), a propria volta responsabile del clamoroso aumento dei prezzi del frutto tropicale, salito del 150%. In Sudafrica, dunque, il divieto di consumare alcolici non è dovuto alla necessità di scongiurare assembramenti e aperitivi collettivi (come sta succedendo a New York, dove è guerra aperta tra il governatore Cuomo e i gestori di bar e locali della città, che cercano di aggirare, con gli escamotage più fantasioni, il divieto di vendere alcol se non accompagnato da cibo), rischio peraltro limitato dal coprifuoco in vigore tra le 21 e le 4 del mattino, almeno fino al 15 di agosto, considerando che il picco delle infezioni, nel Paese, dovrebbe esaurirsi all’inizio di settembre.

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L’industria dell’alcol e della ristorazione in ginocchio

Tutto questo, però, sta mettendo in ginocchio gli operatori del mondo del vino e della ristorazione, che sono scesi in piazza per protestare contro la decisione di mettere nuovamente al bando gli alcolici, chiedendo di permetterne la vendita almeno nelle attività con posti a sedere. La situazione è aggravata dal fatto che in Sudafrica il 40% dei ristoranti non ha ancora ricevuto aiuti economici dal governo, mentre il potere d’acquisto cala all’aumentare della disoccupazione, e pochi ormai possono permettersi di mangiare al ristorante. E mentre impazza la vendita illegale di alcolici, l’industria dell’alcol sudafricana ha già perso oltre 850 milioni di sterline, con un milione di posti di lavoro a rischio. Al momento, quindi, le cantine sudafricane puntano sull’export, e sui social network è già partita la campagna #drinksouthafrican, per invitare i buyer internazionali a sostenere i produttori locali.

 

a cura di Livia Montagnoli

foto di apertura  di Gallo Images/Alet Pretorius

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