Intervista a Ersiliana e Antonella Bronca. Che producono le migliori bollicine dell'anno, secondo noi.
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Le sorelle Bronca, Ersiliana e Antonella, hanno dato vita a un’azienda che naviga contro corrente nel mare agitato del Prosecco. Fin dagli esordi, ormai più di trent’anni fa, le scelte sono sempre state compiute guardando un orizzonte lontano anche se il pragmatismo contadino avrebbe suggerito soluzioni più semplici, inseguendo un pensiero di ampio respiro che vede la viticoltura inserita in un sistema molto più complesso e non legato unicamente al fatturato.

Due dozzine di ettari interamente all’interno della zona del Conegliano Valdobbiadene che non sono dedicati unicamente alle bollicine ma che interessano anche un bianco e un rosso dei Colli di Conegliano, nonché una limitata presenza di olivi. In un’epoca e in una denominazione in cui spesso le aziende sono pesate nel numero di bottiglie prodotte, ecco invece una realtà che rifugge dai grandi numeri e sta diventando la specialista delle piccole partite, delle vinificazioni da singolo vigneto, delle cuvée con limitata dolcezza, dell’assenza quasi assoluta di uve prodotte da altri viticoltori. Circa 350.000 bottiglie l’anno frutto di vigneti che si sviluppano in sei zone differenti della docg, interamente collinari e coltivati nel massimo rispetto per l’ambiente.

Ersiliana, Antonella, in un territorio che vive di cuvée, di milioni di bottiglie stappate in tutto mondo, perché avete pensato a un’etichetta frutto di un solo, piccolo vigneto? Non pensate che le poche bottiglie prodotte di Particella 232 scompaiano nel mare delle bollicine ?

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E – L’osservazione non fa una grinza, però non era certo nostra intenzione produrre un vino replicabile all’infinito, il nostro desiderio era quello di dare valore alle straordinarie uve che provengono da quella particolare particella catastale, la 232 di Farrò.

A – Poi non è stata un’idea improvvisa, avevamo già cominciato qualche anno prima con la 68 di Colbertaldo e, visti gli ottimi risultati raggiunti, quando abbiamo assaggiato l’uva di Farrò è sembrato naturale pensare a un’etichetta nuova.

In cosa differiscono questi due appezzamenti ?

A – La 68 è una proprietà di famiglia da tantissimo, è a pochi passi dalla cantina, ha un suolo calcareo e si sviluppa fra i 150 e i 200 metri. La 232 invece l’abbiamo acquisita da pochi anni ma fin dall’inizio le uve hanno rivelato una ricchezza e una grinta invidiabile. È un fondo di quasi tre ettari su suolo argilloso, a quasi 300 metri di altitudine ma solo la parte più alta, dove le vigne sono state piantate da oltre mezzo secolo, contribuisce alla produzione del vino.

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Immagino che ci sia solo glera in quel vigneto

E – in realtà, proprio per il periodo storico dell’impianto, in parte fra le due guerre e in parte negli anni ’50, la predominanza è glera ma ci sono sparse nel vigneto molte viti di bianchetta e di perera che in quegli anni venivano sempre piantate assieme.

La coltivazione richiede cure particolari ?

A – Come tutti gli impianti delle colline che occupano la dorsale fra Tarzo e Valdobbiadene, è un fondo molto scosceso, tutte le lavorazioni avvengono esclusivamente a mano e gli impianti non vengono praticamente mai estirpati ma si procede alla sostituzione delle fallanze, perciò anche quando affermiamo che il vigneto ha 50 o 70 anni, in realtà diamo un’età media, perché ci sono piante secolari a fianco di barbatelle piantate da pochi mesi …

E – Sicuramente però è un vigneto coltivato nel massimo rispetto dell’ambiente. Il nostro è un territorio decisamente antropizzato e spesso i vigneti sono a ridosso degli abitati. Sono ormai decenni che abbiamo scelto di ridurre all’osso l’impatto delle nostre attività nei confronti del mondo che ci circonda, tutte le vigne sono inerbite e cerchiamo di intervenire nel modo più delicato possibile.

E in cantina ?

A – Forse dovrebbero rispondere mio marito Piero ed Elisa, la figlia di Ersiliana, sono loro l’anima della cantina. Invece di procedere con una tradizionale vinificazione in bianco e la successiva presa di spuma, abbiamo riunito le due fasi, procedendo alla produzione dello spumante partendo direttamente dal mosto. In questo modo il vino conserva una espressione maggiormente fruttata e una maggior cremosità del sorso. Il resto lo fa il tempo, visto che la presentazione avviene solo a inizio estate.

E – Ciò consente anche di non dosare lo spumante, rimanere completamente secchi ricercando l’armonia nella pienezza e la rotondità del vino stesso, senza contare che riducendo i passaggi possiamo anche rimanere decisamente più basse con la quantità di solfiti aggiunti.

E poi ?

E – Naturalmente il ringraziamento per tutti i nostri collaboratori e poi …. cin cin !

Sorelle Bronca – Colbertaldo di Vidor (TV) – Via Martiri, 20 – +39 0423 987201 – http://www.sorellebronca.com/

a cura di Nicola Frasson

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