Parità di genere. Intervista a Chiara Soldati

26 Set 2022, 12:58 | a cura di Gambero Rosso
Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alla parità di genere, abbiamo intervistato Chiara Soldati, alla guida dell’azienda vitivinicola La Scolca a Gavi
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l'intervista a Chiara Soldati.

Intervista a Chiara Soldati

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati – se ce ne sono stati - gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

Dal 1998 sono alla guida di La Scolca, azienda storica di Gavi in Piemonte, e rappresento la quarta generazione. Sono stata cresciuta con la consapevolezza che non importa la differenza di genere, ma le qualità personali e professionali: sono queste che fanno la differenza. Quando feci il mio ingresso nel mondo del lavoro c’era ancora una predominante presenza maschile, per questo ho affrontato un’innegabile diffidenza e ho dovuto essere professionalmente preparata in modo da riuscire a gestire eventuali imprevisti e a comunicare agli altri sicurezza e affidabilità. È stata proprio l’affidabilità la prima caratteristica che ho dovuto e voluto conquistare nell’azienda e, una volta gestite e risolte le sfide aziendali, mi sono posta l’obiettivo di valorizzare la denominazione dove produco, il Gavi DOCG.

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Secondo la sua opinione, come sta cambiando il ruolo delle donne nel vostro settore?

Donne e vino sono un binomio oggetto di discussione e dibattiti. La presenza sempre più massiccia di donne nelle file o alla guida di aziende vitivinicole e la loro partecipazione sempre più numerosa a corsi di degustazione e a serate enogastronomiche è un fatto che merita indubbiamente di essere approfondito. La maggiore presenza di donne nella gestione di imprese vitivinicole e, in generale, un maggior coinvolgimento della donna verso il mondo del vino costituisce un valore aggiunto che crea una poliedricità della vitivinicultura e del settore agroalimentare del nostro Paese. Il dato concreto è che l’aumento di donne nel mondo del vino sta comportando certamente dei cambiamenti positivi.

Per quale motivo?

Tale positività non è da ascriversi al fatto che la donna sarebbe migliore, più brava o con più capacità rispetto all’uomo, ma semplicemente al fatto che è diversa e la sua diversità è destinata a portare novità. Negli ultimi decenni le donne in agricoltura non sono state più solo “coadiuvante” nelle aziende, ma attive titolari e amministratrici delle stesse. Negli anni si sono raggiunti grandi traguardi ed è cambiata molto sia la mentalità sia il contesto professionale in cui lavoriamo. La cosa più importante è che le nuove generazioni sappiano di avere molte più opportunità di quante non ce ne fossero 20 anni fa e quindi potranno affrontare uno scenario più ampio.

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Parla di valore aggiunto. Ci sono dati oggettivi che confermano questa tesi?

Prima di rispondere va fatta una premessa: la donna che oggi conduce un'attività agricola sta cambiando pelle, rispetto a quella che nei primi anni Settanta diede il via alla cosiddetta 'femminilizzazione' dell'agricoltura, una tendenza a cui è sempre stato dato un valore negativo perché sottolineava l'allontanamento degli uomini e dei giovani dalle campagne per andare a trovare lavoro in città, lasciando a casa mogli e figlie a occuparsi dell'azienda agricola di famiglia.

Tornando al valore aggiunto...

Il 30% delle aziende vitivinicole italiane è gestito da donne e la percentuale sale al 59% se si tratta di aziende di famiglia; inoltre sono in costante crescita le donne agronomo, enologo, senza dimenticare ovviamente le giornaliste, le sommelier e le enotecarie. A tutto ciò aggiungiamo che in Italia, le aziende dove ci sono donne al vertice hanno avuto negli ultimi tre anni performance migliori o sono fallite meno (analisi realizzata per il CorrierEconomia).

Che cosa ha contraddistinto la sua carriera professionale?

Le tappe professionali che hanno caratterizzato la mia formazione e lo svolgimento della mia attività lavorativa sono frutto di un percorso non casuale, ma contraddistinto costantemente dalla volontà di approfondire e sviluppare qualità, innovazione e promozione territoriale. Un percorso di lavoro e formazione iniziato nel 1993 contemporaneamente agli studi giuridico-economici. La mia formazione professionale è stata precoce e parallela alla mia formazione universitaria.

Come è andata?

Con impegno e umiltà ho avuto modo di formarmi nei diversi comparti aziendali per poter maturare una preparazione completa e matura. La scelta di proseguire un’attività già avviata da tre generazioni, ha portato a una forte coscienza del passato, ma anche un occhio al futuro. Inoltre, il fatto di essere la prima donna dopo 70 anni di attività ha portato inevitabilmente a occuparsi di tematiche prima poco sentite: prima tra tutte la necessità di porre lo sguardo oltre il confine aziendale e considerare il territorio di produzione come un terreno da curare e sviluppare per una migliore sinergia tra soggetti.

Ci faccia qualche esempio.

Ci siamo impegnati molto con varie associazioni, ad esempio, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino, Women of Wine and Spirits etc. e con il MIPAF in un osservatorio ONILFA dal 2002 al 2007 dove sono stata rappresentante dell’imprenditoria femminile in agricoltura delle regioni del Nord Italia; penso alla collaborazione intrapresa per diversi anni con l’Università Cattolica di Piacenza in qualità di Professore al Master di Enologia, Marketing del Vino e del Territorio. Non nascondo che raggiungere traguardi importanti non sia stato un percorso privo di difficoltà o sacrifici, ma ritengo che preparazione, innovazione, tenacia, impegno, curiosità e molta passione siano le chiavi per avere successo. La vita per me è una ricerca di nuovi traguardi: trovo sia di grande soddisfazione misurarsi sempre attraverso nuove sfide.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

In azienda ho un team formato al 50% da uomini e al 50% da donne: è un team motivato perché c’è il rispetto delle esigenze di tutti e si guarda al risultato comune e condiviso creando così un rapporto di fiducia. In generale investiamo nella formazione e diamo opportunità per i meriti acquisiti, indipendentemente dal genere, in un modello moderno ed efficiente.
Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Oltre che imprenditrice, sono madre e sicuramente l’Italia dovrebbe prendere esempio da paesi come la Francia o i Paesi Nordici in cui ci sono strutture pubbliche che aiutano le madri a rimanere inserite nel mondo del lavoro anche dopo la maternità e coadiuvano nell’importante impegno delle madri lavoratrici con aiuti concreti. Le donne oltre al ruolo professionale spesso svolgono il ruolo di madre, moglie, figlia... ecco perché avremmo bisogno di maggiori aiuti per le donne, penso a servizi e strutture volte a conciliare maternità e carriera.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

È necessario concentrarsi su argomenti finalizzati a colmare il divario retributivo di genere, rendere noto alle aziende il perché la diversità di genere e l'inclusione siano positivi per il risultato finale, migliorare le pratiche per l'avvio o il mantenimento di un programma di mentorship e pianificazione del lavoro; incentivare lo sviluppo professionale e personale e la formazione per intraprendere una carriera nel settore delle bevande alcoliche rendendo consapevoli le giovani donne su quello che avverrà nel proprio settore. Ritengo che si sia stata fatta molta strada negli ultimi anni: è cambiata la mentalità del mondo del lavoro agricolo (che ha accettato anche interpreti professionali femminili), ed è altresì aumentata la consapevolezza delle professionalità femminili. La cosa più importante è sapere di avere la possibilità di provare a mettersi in gioco, e sapere che c’è qualcuno che può darti questa possibilità.

Ma esistono ancora dei luoghi comuni rispetto alla presenza femminile?

È necessario cercare di uscire da stereotipi e luoghi comuni. La maggiore presenza di donne è dovuta a cambiamenti storici e sociali che condizionano ogni settore della vita, vino incluso, per cui le donne oggi possono occupare senza problemi ruoli di primo piano, anche imprenditoriale, come prima non avrebbero potuto fare.

La figura femminile come si è emancipata nel mondo contadino?

L’azienda vitivinicola intesa come impresa commerciale ha una storia relativamente recente (almeno come fenomeno diffuso) ascrivibile ai decenni successivi al secondo conflitto mondiale; periodo che combacia con quello dell’emancipazione femminile, che sta segnando la progressiva estinzione di usi e consuetudini di una società fondamentalmente maschilista. In precedenza, la produzione e il consumo del vino erano fenomeni che, per la maggior parte, si esaurivano all’interno delle famiglie contadine.

Dunque quale era il loro ruolo? E come è cambiato?

Inoltre, nei secoli svolsero una funzione ancora più fondamentale: essendo loro a gestire la casa e le faccende domestiche, furono loro a perpetuare tutta una serie di usi e costumi che nel tempo hanno creato de facto l’identità enogastronomica dei diversi territori italiani. Hanno creato la “tradizione”, parola carica di significati e tesoro così importante che conferisce a tutti i prodotti alimentari dell’Italia, vino in primis, quel background storico-culturale che contribuisce a renderli unici, desiderati e desiderabili, specie in quei paesi che ne sono privi. È una donna selettiva, professionale e innovatrice, quella che in questo ultimo decennio decide di diventare imprenditrice agricola. Lo dicono gli studi di settore e lo confermano i dati che via via sono stati elaborati dal 1990, anno dell'ultimo Censimento Istat dell'Agricoltura, sino a oggi.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Penso che per essere un bravo imprenditore non si debba mai essere stanchi di scoprire, sperimentare e innovare. Io ho avuto quest’anno una grande soddisfazione e onore di aver ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. La dimostrazione che con tenacia e coraggio si possono raggiungere grandi traguardi.

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