Parità di genere. Intervista a Elisabetta Fabri

16 Mag 2022, 10:47 | a cura di Gambero Rosso
Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alla parità di genere, abbiamo intervistato Elisabetta Fabri, presidente e AD di Starhotels
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l'intervista a Elisabetta Fabri, presidente e AD di Starhotels.

Intervista a Elisabetta Fabri, presidentessa e AD di Starhotels

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

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Il mio ingresso nell’azienda di famiglia è stato naturale. Quando ho compiuto 17 anni ho fatto il primo stage nei nostri uffici commerciali, dove eravamo solo in tre, del resto ero stata educata senza stereotipi di genere. Ho avuto la fortuna di crescere in una realtà in cui nulla mi veniva risparmiato o garantito in quanto donna, potrei affermare che nella mia famiglia non sarebbero servite le quote rosa. In quanto alle quote rosa mi farebbe piacere percepire che sono superate, credo sia inaccettabile che le ragazze del primo ventennio del XXI secolo debbano essere trattate come specie protette. Vedo solo giovani donne preparate e determinate, padrone di sé stesse, dotate di coraggio e di ambizione.

Quindi nessun ostacolo da superare per raggiungere il suo attuale incarico?

Come detto, non ho avuto ostacoli di genere, ma solo opportunità, o meglio prove, alle quali mi sono volentieri prestata per misurare le mie capacità. L’essere entrata in azienda poco più che adolescente mi ha consentito di conoscere tutti gli ambiti, le caratteristiche e il funzionamento dei meccanismi del settore e mi ha portata ad individuare possibilità e orizzonti verso i quali tendere.

Ci faccia un esempio

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Negli anni ’90 ebbi modo di mettere alla prova la mia visione di sviluppo della Starhotels, che fino a quel momento si era consolidata e radicata sul territorio nazionale, quella di un possibile sviluppo all’estero. Con questa visione individuai quello che sarebbe diventato il The Michelangelo di New York in un albergo a Times Square, zona da riqualificare, ma secondo me dalle grandi potenzialità. Vincendo con la determinazione e coraggio le opposizioni di mio padre e anche del management riuscii in un’acquisizione, che nel giro dei cinque anni successivi diventò un esempio di ospitalità italiana di grande successo.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Le donne hanno rivestito ruoli decisionali ottenendo costantemente risultati superiori alla media. In qualità di AD e Presidente di Starhotels, opero affinché il Gruppo diventi la prima azienda alberghiera italiana a fornire a giovani donne la possibilità di esprimere al meglio le loro potenzialità e a raggiungere posizioni di rilievo con la stessa remunerazione dei colleghi uomini. 
Con questo intendimento, a marzo dello scorso anno Starhotels ha lanciato “Un futuro da Star per dieci donne manager”, un’iniziativa finalizzata alla crescita professionale di dieci talenti femminili italiani che verranno accompagnati in un percorso di carriera di tre-cinque anni destinato a culminare con il raggiungimento di posizioni chiave di responsabilità e prestigio all’interno delle strutture dell’azienda, in Italia e all’estero.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

La pandemia ha amplificato le disparità esistenti in tutti i settori, compreso quello dell’equilibrio di genere, annullando molti dei progressi fatti negli ultimi anni. Le donne si sono ritrovate esposte su molteplici fronti: quello economico, familiare e sanitario, come evidenziato dallo Studio “L'impatto di genere della crisi COVID-19 e del periodo post-crisi” della Commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere del Parlamento Europeo. Nel PNRR il tema di genere è stato riconosciuto come una delle priorità trasversali, insieme alla promozione dei giovani e alla riduzione del divario territoriale. La prima misura trasversale della Strategia Nazionale per la parità di genere mira ad assicurare una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ridurre il gender pay gap. Il primo passo di questa strategia è la creazione di un sistema nazionale di certificazione della parità di genere, il cui obiettivo è migliorare le condizioni di lavoro delle donne anche in termini qualitativi, di remunerazione e di ruolo e promuovere la trasparenza sui processi lavorativi nelle imprese. Insomma, la strategia c’è. Adesso si tratta di applicarla.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

Sono profondamente convinta che non occorra sensibilizzare il mondo maschile ma tutto l’universo lavorativo nella sua interezza. Le cose che servono veramente per raggiungere una vera parità nel mondo del lavoro sono, nell’ordine, la rimozione degli ostacoli all’accesso al mondo del lavoro, la creazione di una rete di welfare che liberi il tempo delle donne dalla cura familiare, una legge sul lavoro che imponga la parità salariale sin dal primo contratto, infine è importante sanzionare ogni discriminazione di genere nel mondo del lavoro principalmente in relazione alla maternità.

 

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando, e alle giovani generazioni?

Il consiglio che mi sento di dare a tutte le donne che vogliono trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia è quello di pretendere un contratto di lavoro ben fatto e scegliersi un compagno di vita che si senta in egual maniera impegnato nelle cure familiari; insomma devono essere personalmente convinte che non ci sono compiti preclusi o obbligatori per l’uno o l’altro sesso.

E per quanto riguarda il passaggio generazionale?

Nel mio caso il passaggio generazionale da padre a figlia ha avuto le stesse problematiche di qualunque altro passaggio, proprio perché non sono mai stata etichettata come donna. Nulla è dovuto e scontato e per una donna è senza dubbio un percorso più impegnativo e purtroppo ancora pieno di rinunce e sacrifici.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Sono nata il giorno in cui mio padre fondava la sua prima iniziativa imprenditoriale, e mentre io crescevo, l’azienda cresceva. Papà mi diceva sempre: “Non pensare che perché sei femmina non devi lavorare”. Negli anni settanta/ottanta le donne stavano per lo più a casa, ma ho sempre saputo che per me sarebbe stato diverso. Quello che vorrei trasmettere ai miei figli è questo: scegliete di fare quello che vi piace. Nel lavoro, come nella vita, se c’è passione non c’è sacrificio.

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