Sulla base di una piattaforma già esistente, Coldiretti promuove lo sportello Job in Country per mettere in comunicazione aziende in cerca di manodopera agricola e potenziali lavoratori. Dagli studenti universitari ai disoccupati, passando per cassaintegrati e pensionati. Obiettivo: salvare la filiera agricola.
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Job in country. Lo sportello online

In poche ore le candidature pervenute sulla piattaforma Job in country hanno raggiunto le 400 unità. Lo sportello online aperto da Coldiretti nasce con l’intenzione di mettere in contatto le aziende agricole in cerca di manodopera con persone disposte a lavorare nei campi, anche alla prima esperienza. Ed è attivo da due giorni appena (sulle fondamenta di una piattaforma Coldiretti Lavoro già inaugurata diversi anni fa), dopo una prima fase sperimentale avviata in Veneto che una decina di giorni fa aveva ottenuto ottimi riscontri, raccogliendo in una sola settimana circa 1500 proposte di italiani disposti a lavorare in campagna. L’intuizione su cui poggia le proprie speranze l’iniziativa, infatti, è semplice: mentre l’Italia agricola – come buona parte del resto d’Europa – annaspa per la mancanza di manodopera straniera dovuta alla chiusura delle frontiere per contrastare l’epidemia, sono molti gli italiani rimasti senza lavoro, cassaintegrati, o già disoccupati da tempo. Ma l’offerta di lavoro, in Veneto, ha raccolto anche l’interesse di studenti universitari e pensionati, desiderosi di dare una mano alle aziende in difficoltà per salvare i raccolti, e al contempo sfruttare l’opportunità per guadagnare qualcosa (questo è vero soprattutto per chi proviene da settori duramente colpiti dalla crisi: tante sono state le richieste di addetti al settore turistico). La chiamata su base regionale, dunque, ha contato principalmente risposte positive da parte di giovani fra i 20 e i 30 anni, che rappresentano il 60% delle candidature ricevute (mentre solo il 10% supera i 60 anni).

Frutta e verdura su un banco del mercato

Serve manodopera agricola

Forte di questi risultati, lo sportello nazionale cerca di superare l’impasse del Governo davanti alla richiesta di semplificazione del voucher agricolo, individuato da più parti (Coldiretti in testa) come strumento indispensabile per remunerare questa forza lavoro estemporanea, permettendo fattivamente alle aziende di impiegare studenti, cassaintegrati e pensionati di cui sopra. Job in country, esemplato sul modello di analoghe iniziative varate da Francia (Bras pour ton assiette: Braccia per riempire il tuo piatto, con oltre 200mila risposte) e Gran Bretagna (pick for Britain), è dunque anche uno strumento per fare pressione su chi dovrà pronunciarsi per arginare l’allarme lanciato dal comparto agricolo: “Di fronte alle incertezze e ai pesanti ritardi che rischiano di compromettere le campagne di raccolta e le forniture alimentari della popolazione, siamo stati costretti ad assumere direttamente l’iniziativa – spiega il presidente della Coldiretti Ettore PrandiniÈ necessario introdurre al più presto i voucher semplificati in agricoltura limitatamente a determinate categorie e al periodo dell’emergenza. La filiera che rischia di venire meno se non verranno assunti provvedimenti straordinari”.

Un campo di grano arato da un trattore

Come funziona Job in country

Job in country, nel frattempo, lavora come banca dati di incontro tra imprese e lavoratori, al momento su base virtuale (con qualche difficoltà lamentata dagli utenti, e la necessità di capire come questo “incontro” potrà avere risvolti pratici e contrattuali), in attesa che i contatti si concretizzino in un impiego sul campo. Autorizzata dal Ministero del Lavoro, la piattaforma assicura trasparenza e legalità. L’attività è svolta direttamente nelle singole provincie attraverso le Società di servizi delle Federazioni provinciali ed interprovinciali della Coldiretti. Le aziende inseriscono la propria offerta di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste, le mansioni da svolgere, luoghi e tempi, la retribuzione prevista; chi cerca lavoro, invece, può inserire il proprio curriculum, dichiarare la propria disponibilità e aggiornare costantemente il proprio profilo. Ma l’iniziativa non può supplire alla necessità di stringere accordi proficui con le Ambasciate dei Paesi dell’Est Europa, istanza già all’ordine del giorno sul tavolo del Mipaaf, che nelle ultime settimane lavora alla definizione di un “corridoio verde” che possa consentire l’arrivo dei lavoratori stagionali stranieri in Italia.

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Le priorità del Mipaaf. Sicurezza, lavoro e legalità

L’ultimo responso del ministro Teresa Bellanova è arrivato proprio in concomitanza con l’apertura del portale, in occasione di un Question Time alla Camera dei Deputati: “Con le Ministre Catalfo e Lamorgese, sto lavorando per condividere un Piano di azione emergenziale per il lavoro agricolo che preveda: l’attuazione delle misure del Piano triennale di prevenzione e contrasto al caporalato con un’urgente mappatura dei fabbisogni di lavoro agricolo e l’utilizzo delle progettualità già finanziate dai ministeri del lavoro e degli interni per affrontare l’emergenza; l’accelerazione della piattaforma utile all’incontro domanda e offerta presente nel piano di prevenzione del caporalato, da attivare anche in forma emergenziale; lo sblocco del “DPCM flussi 2020”, il cui testo, già pronto e condiviso tra le amministrazioni, può garantire la conversione dei contratti stagionali già in essere e l’utilizzo delle 18 mila quote di ingressi stagionali riservate ad agricoltura e turismo”. Così il Ministro riporta l’attenzione sulla necessità di regolarizzare i lavoratori stranieri già presenti in Italia, dal momento che “l’attuale situazione emergenziale sta amplificando le disperate condizioni di migliaia di soggetti in condizioni di fragilità, oggetto spesso di sfruttamento sul lavoro” (ne abbiamo parlato qui). Il contributo della manodopera straniera (regolare e non) è fondamentale per il settore agricolo: “Sono oltre 346mila gli stranieri provenienti da ben 155 Paesi diversi, che con oltre 30 milioni di giornate lavorative rappresentano il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane”.

 

a cura di Livia Montagnoli