Di varietà di uve da tavola, con o senza semi, autoctone italiane o straniere, ne esistono moltissime. E l'Italia, grazie a Puglia e Sicilia, ne è primo produttore europeo. Ma quanti sanno riconoscere le diverse varietà? A Rutigliano nasce la carta delle uve da tavola.
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Uve da tavola. Una risorsa importante per l’Italia

Il tema è attuale. Negli ultimi giorni Cia ha invitato il ministro Teresa Bellanova a promuovere una strategia di rilancio dell’uva da tavola made in Italy, per restituire competitività a un settore che vale quasi un miliardo di euro, ma che negli ultimi anni fa i conti con difficoltà strutturali e condizioni climatiche avverse. Eppure, l’Italia è il principale produttore europeo di uva da tavola (nel mondo solo il Cile fa meglio di noi), di cui rilascia sul mercato circa un milione di tonnellate l’anno, coltivate su 46mila ettari, principalmente in Puglia e Sicilia (che vantano il 90% della produzione nazionale). E infatti, anche quest’anno l’export è cresciuto del 35% e vale 600 milioni di euro, nonostante il Paese sia tradizionalmente legato alla produzione di varietà storiche come la Vittoria e l’Italia, e finora poco incline a scommettere su innovazione varietali più appetibili per il mercato estero, come le uve senza semi (ma ora gli investimenti in tal senso stanno aumentando). Al di là delle considerazioni di mercato, però, il patrimonio delle uve da tavola italiane andrebbe valorizzato anche sotto il profilo agronomico e culturale.

Tutte le varietà di uva da tavola

Perché di “cultivar”, più o meno note, storicamente radicate sul territorio o di importazione, ne esistono moltissime. E numerose sono quelle coltivate ancora oggi in Italia, alcune particolarmente legate alla storia di un luogo, come il pizzutello diventato recentemente Presidio Slow Food, che già all’epoca di Plinio il Vecchio si coltivava nella campagna di Tivoli, alle porte di Roma, ed è anche nota come uva dei papi, perché particolarmente apprezzata da alcuni pontefici, come Leone XIII e Pio X. Ma è nella Puglia di Rutigliano che l’associazione Bella Vigna ha di recente condotto il primo incontro Uva Experience per raccontare al consumatore quanto sia ampia e varia la possibilità di scelta quando si parla di uva da tavola.

Uva Experience al Castello di Rutigliano

Una giornata di approfondimento e degustazione (con tanto di mostra pomologica per apprezzare le differenze “fisiche” tra le diverse varietà di uva da tavola presenti nel territorio, che maturano tra la fine di agosto e durante tutto il mese di settembre) andata in scena all’inizio di ottobre nel Castello di Rutigliano, che a lungo termine ha prodotto un’iniziativa collaterale particolarmente curiosa.

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Degustazione di uve da tavola

La carta delle uve da tavola

Alcuni ristoranti della cittadina pugliese in provincia di Bari, infatti, offrono ora agli ospiti una carta delle uve da tavola esemplata sul modello della carta dei vini. Perché, spiega l’associazione, “ogni uva da tavola è il frutto della terra, del clima e soprattutto dell’intreccio di nuove e antiche sapienze dell’essere umano”. L’obiettivo è quello di promuovere le varietà d’uva coltivate nel sud-est barese, indirizzando il cliente a considerare la croccantezza, il grado brix (il contenuto zuccherino), l’acidità e l’acquosità dei diversi acini, tutti parametri indicati in carta accanto a ogni varietà. La carta messa a punto dall’associazione elenca 20 varietà, ma l’idea vuole essere un punto di partenza per sviluppare iniziative simili anche in altri contesti, come per esempio nel circuito della grande distribuzione, dove spesso chi acquista si trova disorientato davanti alla possibilità di scegliere tra più varietà di uva da tavola (Vittoria, Italia e Regina sono le più comuni da trovare), senza aver idea di quali caratteristiche e gusto si celino dietro ogni nome.