15 chef per altrettante storie raccontate per parole e immagini (e qualche ricetta). Cosa fanno, o meglio cosa vorrebbero fare, i grandi cuochi quando non sono nelle loro cucine?
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Sì, va bene: le ricette, le brigate, il pacojet e il sottovuoto, le liste d’attesa infinite e le tovaglie stirate prima del servizio. La grande cucina dentro i grandi ristoranti. Ma davvero è tutto qui? L’iconografia dello star system gastronomico imperversa, contrastata solo da quella retorica delle nonne tanto sentita che le abbiamo dedicato la copertina del mensile di ottobre (e che anche qui non smette di fare capolino). Ma se per una volta si uscisse da questa narrazione e si provasse a guardare oltre? In un universo parallelo ma denso di attualità e di vita, vissuta o solo immaginata.


Perché la vita reale dei cuochi, anche i più importanti, è spesso fatta di altro, di cibi semplici, ricette di famiglia, pasti frugali, di momenti rubati e di junk food. Di nostalgie di normalità e desideri di evasione. Un libro li racconta e li mette in scena (è proprio il caso di dirlo) regalando al nevrotico mondo del food una nuova visione. Fuori da canoni vigenti, dall’immaginario prefigurato e predigerito. Fuori dalle immagini patinate. O meglio fuori dalle consuete immagini patinate. Dentro fotogrammi che paiono presi a un qualche film.

L’estetica multipla degli chef fuori posto

Sembra di rivivere le atmosfere di certi scatti visionari di David LaChapelle, l’affollamento estetico di Toilet Paper, le scenografie di B movie anni ’70, i reportage di viaggio, la raffinatezza sospesa delle riviste d’architettura, le composizioni di Gilbert&George. C’è il nonsense e c’è il ready made, l’incanto della natura e quello della fantasia, un’immaginario ultrapop, iperrealista, lisergico, minimalista, immaginifico. Tutto e il contrario di tutto. Una sceneggiatura condita da un ritmo in levare che apre a continui rimandi. Spesso ironici, sempre evocativi.

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15 chef fuori posto

15 chef fuori posto. Il libro

Il rimando è infatti un elemento chiave di questo libro edito da Mondadori, che racconta la condizione di trovarsi fuori dai propri confini quotidiani. Decontestualizzati o, come recita il titolo, fuori posto. 15 chef fuori posto è un originale volume che racconta per parole e immagini (e ricette) alcuni dei più famosi cuochi del mondo lontano dal loro habitat. Talvolta trasportati in altri paesi, altre solo fuori dai rispettivi ristoranti.

Sironi, Danuel Humm, Massimo Bottura e gli altri

In una palestra ultra fashion in piena notte (dove Elio Sironi di Ceresio 7 mette in scena la trasgressione di una spaghettata di mezzanotte) o nel privato di un buen retiro tra gli alberi (in cui il bad boy Alain Llorca pregusta una cenetta in perfetta solitudine), in una coloratissima scenografia da cartone animato (dove Heinz Beck della Pergola allestisce uno strampalato pranzo di Natale con pandori decorati da crostacei per gli orsacchiotti seduti alla sua tavola).

O ancora attorno a un falò di fronte al mare o in una stanza d’albergo immersa nella luce del mattino dopo una notte d’amore (per Daniel Humm, Eleven Madison Park). Tanti frammenti di discorsi appena accennati e tanti chef, tra gli altri Massimo Bottura, Luca Fantin, Romain Meder.

Per ogni chef, diversi scatti, una presentazione e un testo in cui gli stessi cuochi raccontano di sé, dei propri desideri e dei ricordi, di quel che quelle immagini raccontano o lasciano intendere. Per ogni chef uno scenario frutto di aspirazioni e ossessioni. “Ad ogni chef abbiamo in un certo senso posto una domanda: quale è il tuo desiderio più profondo? Una cosa che vorresti fare e non puoi. Un luogo dove vorresti andare e non sei mai andato” ci raccontano i due autori Marco Bonaldo – inventore della azienda di olio Galateo & Friends – e Alessandro Maria Ferreri. Ed ecco spiegate le località inconsuete, i contesti strampalati. Non sono forzature, sono desideri esauditi. E poi tutto è stato tenuto assieme dalle foto (di Pierrick Verny) e dal lavoro della stylist – con un passato a Côté Sud – Laurence Delannoy Botta.

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Le ricette e la gioia di vivere

E poi le ricette, 4-5 per ognuno, non necessariamente le loro più famose, ma quelle pensate ad hoc per la situazione ritratta nel libro. Quelle piccole storie che Marco Bonaldo (che ha saputo stringere legami con il mondo della moda e del design per l’approccio con cui produce e distribuisce olio) e Alessandro Maria Ferreri (esperto delle dinamiche del lusso e del fashion) hanno deciso di raccontare.

A loro, alla loro passione per la cucina, alla profonda amicizia che li lega a questi chef, si deve questo inconsueto volume che si fa fatica a definire soltanto un libro di cucina, che gioca con l’espressione artistica, e “parla della gioia di vivere. Saper assaporare l’istante. Sapersi meravigliare della bellezza del mondo quando si manifesta in un frutto succoso, in un ortaggio maturo o in una triglia appena pescata” come dice Alain Ducasse nella prefazione. “Una volta finito il libro sono iniziate le pressioni di chi non era stato ricompreso nei quindici. Tanti chef amici tanto quanto quelli selezionati che, visto il risultato, chiedevano di esserci… chissà che non ci tocchi una seconda edizione” scherzano Marco e Alessandro.

15 chef fuori posto – Marco Bonaldo e Alessandro Maria Ferreri – Mondadori – 160 pp. – 24,90€

 

a cura di Antonella De Santis