Classe 1989, Martina Caruso è la giovane guida della cucina isolana dell’Hotel Signum, attività di famiglia che ha saputo proiettare sulla scena gastronomica internazionale. Numerosi i riconoscimenti per lei negli ultimi anni, ora arriva la benedizione della guida francese.
Pubblicità

Il premio al talento femminile di Michelin

Vola in Sicilia, sull’isola di Salina, il premio speciale che la guida Michelin conferisce ogni anno alla chef donna più rappresentativa della ristorazione nazionale per capacità di imporre la propria personalità. Un riconoscimento al talento femminile nell’alta ristorazione che per l’edizione 2019 spetta a Martina Caruso, giovane guida del Signum e nuovo volto – ormai piuttosto a proprio agio nel tenere le redini di una grande cucina – di un progetto di ristorazione familiare cresciuto all’ombra della rigogliosa vegetazione mediterranea di Malfa, che lei ha saputo interpretare con piglio moderno, donandogli nuova spinta. Con la complicità di suo fratello Luca.

Martina Caruso tra cespugli di rosmarino e sullo sfondo il mare di Salina

Martina Caruso. Chi è

Classe 1989, Martina prende il testimone di Fabrizia Meroi, del ristorante Laite di Sappada (Udine), proclamata nel 2018 e ieri protagonista della cocktail dinner proposta agli ospiti della quarta edizione dell’Atelier des Grandes Dames, che ha sancito la premiazione di Martina. L’Atelier è una delle espressioni di attività della maison Veuve Clicquot, che nasce con l’idea di mettere in parallelo le grandi cuoche di oggi e la grande signora dello champagne, la vedova Clicquot appunto. Solo qualche giorno fa, in occasione della nostra ricerca sul presente dei giovani allievi diplomati alle scuole professionali del Gambero Rosso, avevamo intervistato Martina, che il corso Professione Cuoco l’ha frequentato nel 2008 e poi non si è più fermata. Due Forchette con 88 centesimi e 1 stella Michelin, il lavoro di rinnovamento impostato negli ultimi anni al ristorante dell’Hotel Signum le è valso il premio al cuoco emergente sull’edizione 2017 della guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso.

Il percorso fino al premio conferito da Veuve Clicquot

Nel frattempo Martina ha viaggiato in Italia e nel mondo per aggiornarsi, senza mai dimenticare gli insegnamenti di papà, con cui ha mosso i primi passi in cucina: “Penso sempre che sia importante essere umili ed essere liberi, stare con i piedi per terra rispettare il proprio territorio”, ci diceva a proposito della sua motivazione in occasione dell’ultima intervista. Dopo la parentesi friulana del 2018, Martina riporta il premio dispensato dalla guida Michelin al Sud, anche lei volto femminile di una ristorazione mediterranea che può contare su valide leve, come la calabrese Caterina Ceraudo, che nel 2017 si aggiudicò la prima edizione del premio alla Chef Donna fin da allora sostenuto dalla maison champagnistica di casa Arnault.

Pubblicità
Martina Caruso con il papà nei campi

La cucina dell’isola e del Signum

Sul palco milanese del The Yard, Martina ha dedicato il premio a mamma Clara (Rametta), come lei donna di grande tenacia, vista di recente schierata in prima linea per la realizzazione di un cinema a Salina. Ma immancabile è arrivata anche la dedica alla sua isola, che è prima fonte di ispirazione per il suo lavoro: “Quella di Martina è una cucina strutturata, ma allo stesso tempo fresca e delicata con proposte originali che esaltano i sapori e i profumi dei prodotti locali. Martina Caruso riceve il premio per la grande volontà e capacità di progredire e di rappresentare la sua isola raggiante, attraverso una grande tecnica e il tocco femminile di una giovane donna”, si legge dunque nella motivazione del premio.

Italia paese con più chef Michelin donne

Martina, come chef stellata, fa parte di una compagine rosa che conta in tutto il mondo 169 esponenti. Ed è interessante come l’Italia sia il Paese con un numero maggiore in assoluto, a livello globale, di stelle Michelin assegnate a cucine dirette da donne. Ma è comunque utile riflettere sul senso di un premio che sembra voler garantire una quota “speciale” alle donne in cucina: quando si potrà fare a meno delle categorie protette? “Un premio” come ha detto qualcuno durante la serata e nel dibattito che ha anticipato la premiazione “che dovrebbe autoestinguersi, un giorno”.

 

a cura di Livia Montagnoli

Pubblicità

foto di Lido Vannucchi