Sarà battuta da Zachys il 12 settembre, a Londra, l’asta dedicata a una piccola parte della collezione di vini raccolti da Giorgio Pinchiorri in oltre cinquant’anni di collezionismo. Valore base dell’asta: 2 milioni di euro.
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I vini dell’Enoteca Pinchiorri all’asta

La data di riferimento è il 12 settembre, quando 2500 bottiglie di una delle cantine d’autore più celebri d’Italia saranno battute all’asta da Zachys. Una prima volta per la più importante casa d’aste americana specializzata in vino, che in questa occasione speciale debutterà con una vendita in Europa. Del resto l’occasione è tale da suscitare l’interesse di una platea di collezionisti e appassionati di vino che di sicuro non faranno mancare le offerte. I vini in questione, infatti, sono quelli da cui Giorgio Pinchiorri, patron dell’omonima Enoteca fiorentina, ha scelto di separarsi dopo decisione sofferta, ma ponderata, per un discorso di immagine, e non per questioni legate a presunte difficoltà causate dall’emergenza sanitaria al noto ristorante gestito insieme ad Annie Feolde, che custodisce una cantina di oltre 60mila etichette pregiate, raccolte in oltre cinquant’anni di collezionismo. Lo stesso Pinchiorri, infatti, si è premurato di sottolineare come il contatto con la casa d’aste preceda l’esplosione della pandemia: raggiunto l’accordo, l’asta avrebbe dovuto svolgersi lo scorso marzo, ma il Covid ha costretto a rinviare la data. Nel frattempo l’Enoteca Pinchiorri ha riaperto, pur a ritmo rallentato, per soli tre giorni a settimana, in mancanza degli stranieri che numerosi visitavano la città, e oggi ancora non tornano. Ma il bilancio è sotto controllo, anche se i proventi aiuteranno a gestire al meglio l’attività nei prossimi mesi: “Come in tutte le storie, ci sono momenti in cui il destino ci ha messo a dura prova: l’incendio della cantina nel 1992, la perdita della terza stella nel 1994 (riconquistata nel 2004, con l’orgoglio di essere stati, fino a oggi, l’unico caso nella storia della guida), la crisi finanziaria pesantissima del 2008, e poi nel 2020 questa bestiaccia del Covid19, arrivata per assurdo dopo la stagione più importante per l’Enoteca, quella del 2019. Il Covid di colpe ne ha tante, ma non diamogli quelle poche, pochissime che non ha. Un’asta di vini come questa, tra le più importanti mai realizzate, richiede mesi e mesi di lavoro solo per capire quali vini scegliere, quanti e a quanto. A inizio 2019 abbiamo pensato a due grandi eventi che potessero rimanere nella storia del vino, e che potessero portare valore al nome dell’Enoteca. Il Covid non c’entra nulla!“. Situazione diversa, dunque, rispetto all’asta dedicata qualche settimana fa a buona parte dei vini conservati nella cantina del ristorante Del Posto, a New York, battuti per volontà di Joe Bastianich, alle prese con i problemi causati al suo gruppo di ristorazione dal lockdown e dalle restrizioni ancora vigenti negli Stati Uniti. Il catalogo dell’asta, che si terrà a Londra in una sola giornata, conta 864 lotti – per un totale di 2500 bottiglie – e ha valore base complessivo di 2 milioni di euro.

La storia di Pinchiorri. Cantina e ristorante

L’annuncio è accompagnato dalle parole di Giorgio Pinchiorri, che introducono il catalogo, sottolineando il valore affettivo di questa separazione: “Prima di mettere le mie bottiglie nelle casse di Zachys e di vederle uscire dalla mia cantina le ho baciate una a una e ho pianto, sia con gli occhi che con il cuore”, racconta il fondatore di quella che, nel 1972, esordì come Enoteca Nazionale, rivendita di vini e degustazione di formaggi e salumi toscani. Il ristorante – di cui abbiamo, ormai più di due anni fa, ripercorso la storia in occasione di un reportage dedicato ad Annie Feolde e alla brigata dell’Enoteca Pinchiorri, sul mensile del Gambero Rosso – nascerà nel 1979, con l’arrivo della cuoca francese. E negli anni Ottanta, in concomitanza con il consolidamento dell’approccio gourmet che porterà in casa i primi riconoscimenti importanti, arriverà anche il premio di Wine Spectator per la cantina (1984).

L’asta della cantina leggendaria

Tra i lotti di maggior valore protagonisti dell’asta, due magnum di Vosne-Romanée Cros-Parantoux Reserve Henri Jayer 1999 (base d’asta 60mila -100mila sterline) e due bottiglie di Romanée-Conti Domaine de la Romanée-Conti 1990 (24mila – 32mila sterline), espressione dell’eccellenza della viticoltura di Borgogna. Da Bordeaux, invece, sei bottiglie di Pétrus 1961 (30mila- 44mila sterline) e nove di Mouton Rothschild 2000 (10mila-15mila sterline), senza dimenticare la regione della Champagne, con due magnum di Krug Clos du Mesnil 1996 (6.500-1mila sterline). In Italia, si spazia dal Barolo Monfortino Riserva Giacomo Conterno 1978 (2.600-3.800 sterline) ai Super Tuscan. Ma numerose sono le bottiglie rare per intenditori, in una collezione che accosta grandi cantine a piccoli produttori indipendenti, visitati personalmente da Pinchiorri nel tempo, dai grandi nomi ai vignaioli meno noti ma speciali.

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Il catalogo completo dell’asta