Guerre commerciali, ma anche aperture di nuovi promettenti mercati; rincorsa di nuovi trend, ma anche consolidamento di quelli già affermati; ministri che vanno e ministri che vengono. Ecco com'è stato quest'anno per il vino italiano. Brexit, dazi Usa e Pac le incognite per il 2020.
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Tutto si può dire tranne che sia stato un anno privo di colpi di scena. Un anno a cavallo tra due Governi e due ministri (Bellanova al posto di Centinaio), con il passaggio di competenze da un dicastero all’altro (Turismo ai Beni Culturali e Commercio estero alla Farnesina). Un anno di fiato sospeso guardando alla perdita di certezze sui mercati di riferimento: da una parte la Brexit sempre più vicina, dall’altra i dazi Usa che per ora hanno graziato il vino italiano (ma da febbraio potrebbe cambiare tutto). Un anno con brusche frenate su mercati promettenti (leggi Cina), ma anche un anno di sorprese positive e inaspettate: la ripresa dei consumi di vino italiano in Russia e la promettente crescita in Giappone. È, poi, stato l’anno della tanto attesa legge sull’enoturismo e del riconoscimento Unesco alle colline del Prosecco Docg. Infine, un anno ancora da “record” (parola fin troppo abusata) per l’export: le stime parlano di 6,3 miliardi di euro. Un record, a dirla tutta, non da incorniciare, ma che permette di guardare al 2020 con la dovuta tranquillità. Il vero bilancio, però, lo lasciamo alle 12 notizie che, a nostro avviso, hanno segnato i 12 mesi percorsi fin qui.

GENNAIO vino rosa - Photo-credit-Consorzio-Valtènesi
Foto: Consorzio-Valtènesi

Gennaio. Inizia un anno in rosa

L’anno si apre sotto il segno dei rosati. Siamo nelle prime settimane di gennaio, quando iniziano i primi incontri che, da lì a qualche mese, daranno vita al primo istituto dedicato alla tipologia. La costituzione avviene a marzo con il nome di Rosautoctono. Un consorzio di secondo livello che mette insieme sei realtà da tutta la Penisola: Chiaretto di Bardolino, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte e Bombino Nero, Salice Salentino, Cirò. Il ruolo di presidente è affidato a Franco Cristoforetti (presidente del Consorzio Bardolino), la sede ufficiale è quella di Federdoc, a Roma. L’obiettivo? Promozione e valorizzazione di squadra. Mentre si prospetta la nascita di un Osservatorio, mai esistito in Italia per la tipologia. Anche le altre denominazione si accorgono del momento rosa e perfino il Prosecco lancia la sua versione rosé.

FEBBRAIO dazi usa giappone bandiera

Febbraio. Entra in vigore l’accordo di libero scambio Giappone-Ue

Dopo oltre cinque anni dall’inizio delle trattative, l’1 febbraio entra in vigore lo Jefta tra il Paese del Sol Levante e l’Unione Europea: il più vasto accordo commerciale negoziato dall’Europa, che crea una zona di libero scambio per un’area di oltre 600 milioni di persone e circa un terzo del Pil mondiale. Per l’agricoltura europea significa eliminazione dei dazi su oltre il 90% dei prodotti, vino compreso. Prodotto, quest’ultimo che vede le barriere tariffarie passare dal 31% sugli sparkling e 15% sull’imbottigliato a zero. A questo importante beneficio, si aggiunge il riconoscimento di 205 denominazioni di origine europee (eliminando altresì i costi di registrazione), tra cui 130 vini. Per l’Italia parliamo di 45 Ig: 19 prodotti agroalimentari e 26 tra vini e alcolici (ma la lista è aperta). I risultati non tardano a palesarsi: le previsione di fine anno portano le esportazioni vitivinicole italiane in Giappone verso quota 200milioni di euro (+17,3% sull’anno precedente). Attualmente, la piazza nipponica rappresenta per l’Italia la settima destinazione a valore.

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MARZO legge sull'enoturismo

Marzo. L’enoturismo è legge

A marzo di quest’anno l’enoturismo è finalmente diventato legge. Con il decreto firmato dall’ex ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio (sebbene fosse stato il suo predecessore Martina ad avviare l’iter nel 2017) si è finalmente colmato un vuoto normativo per una pratica che, invece – come spesso succede in questi casi – era già andata molto più avanti della sua regolamentazione.

“Sono considerate enoturistiche tutte le attività formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino”, recita il decreto. Nello specifico: le visite guidate nei vigneti; le iniziative didattiche, culturali o ricreative; la vendemmia didattica; la degustazione delle produzioni vitivinicole in abbinamento ad altri prodotti agroalimentari freddi anche manipolati o trasformati dall’azienda. Inoltre, il decreto equipara il turismo in cantina all’attività agrituristica, anche da un punto di vista fiscale, con la possibilità per le aziende agricole di mettere a bilancio e fatturare anche i relativi incassi, previa presentazione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune di appartenenza. Mese dopo mese, le regioni – a partire dalla Toscana – stanno recependo il regolamento nazionale per poterlo applicare all’interno dei loro territori.

APRILE nuovi impianti

Aprile. Le richieste di nuovi impianti superano di 10 volte quelli assegnate

Nuovo anno, nuove richieste di impianti. Il copione, però, appare lo stesso dell’anno prima: le domande ammontano a 65.716, ovvero 10 volte più di quelle assegnate, pari a 6.602. Nel 2016, primo anno di applicazione del nuovo regolamento europeo, le richieste di nuovi impianti furono pari a 66 mila ettari, superiori di dieci volte il plafond; nel 2017 gli ettari chiesti furono 165 mila sui 6.600 a disposizione (25 volte); lo scorso anno sui 6.500 ettari disponibili ne sono stati chiesti 63.500. La tendenza mostra, quindi, un boom inarrestabile di richieste. A cambiare è, però, la destinazione. Se il Veneto rimane la regione con più domande in assoluto (oltre 8mila richieste per 6,6mila ettari disponibili), sale la Puglia nelle richieste (25mila ettari richiesti con quasi 4mila domande). Un trend che potrebbe proseguire nei prossimi anni. Il Veneto, infatti, appare ormai saturo e i prezzi delle uve ne stanno risentendo. Dall’altro lato, si riapre la solita questione: è possibile rivedere i criteri di assegnazione per far crescere ancora il vigneto Italia? L’ultima parola, ancora una volta, spetta all’Europa.

MAGGIO Federvinio spirits

Maggio. Nasce l’osservatorio Federvini spirtis

Federvini presenta il think tank che mancava: l’Osservatorio dedicato agli spirits. La prima fotografia del settore mostra player solidi, forte propensione all’export, notevole crescita annuale, sebbene i consumi interni non vadano oltre agli 1,2 milioni di ettolitri. L’export vede l’Italia in ottava posizione ma, con 970 milioni di euro, è tra i Paesi che cresce di più. A fare la parte da leone sono i liquori (che da soli valgono praticamente quasi la metà delle esportazioni), seguiti dagli amari. Le tendenze per il prossimo futuro? Miscelazione e bassa gradazione alcolica. Nei mesi a seguire, però, proprio per questo comparto arrivano i dazi aggiuntivi (al 25%) statunitensi. Si salvano, insieme al vino, solo grappa e vermouth.

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Giugno. Esce il bando Ocm. L’Ue verso la Pac post 2020

Il finale di primavera è un periodo di transizione: dopo le elezioni europee di maggio, si attende il nuovo volto dell’Europa: la nuova Commissione si insedierà il primo novembre (il nuovo commissario all’Agricoltura è il polacco Janusz Wojciechowski) e avrà il compito fondamentale di decidere della Pac post 2020. Tra i temi sul tavolo delle trattative: difesa del budget Ocm; Green Deal europeo per rispondere ai cambiamenti climatici; dossier etichettatura. Il dibattito sui futuri parametri si preannuncia lungo e complicato, così passa la linea delle misure transitorie.

Intanto, in Italia, il Mipaaf (a guida Centinaio, per pochi mesi ancora) pubblica il decreto che invita alla presentazione dei progetti 2018/2019: l’ammontare dei fondi a disposizione per i progetti nazionali è di circa 21,8 milioni di euro. La scadenza dei termini è fissata al 1 luglio. Siamo in ritardo con i tempi, come ormai da tanti anni, ma in anticipo rispetto al 2018, quando il decreto uscì il 27 luglio, con le cantine già alle prese con la vendemmia.

LUGLIO Paesaggio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco candidato a Patrimonio Unesco_photo credits Arcangelo Piai - Copia
Foto: Arcangelo Piai

Luglio. Le colline di Conegliano Valdobbiadene diventano Unesco

Dopo un iter decennale, non immune a polemiche di vario tipo, le Colline del Prosecco Superiore diventano Patrimonio dell’Umanità. Lo ha deciso l’Assemblea mondiale Unesco, riunita a Baku (Azerbaijan). Il riconoscimento arriva proprio nell’anno del 50esimo anniversario dalla nascita della denominazione, a suggellare il lavoro che l’uomo, in questi anni, ha realizzato per preservare e valorizzare il territorio. Conservazione e manutenzione diventano le parole chiave lanciate dal Consorzio. Il paesaggio delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene è il decimo sito al mondo iscritto alla categoria di “paesaggio culturale”. Prima di lui sono arrivati i riconoscimenti per Alto Douro (Portogallo), Tokaj (Ungheria), Pico Island (Portogallo), Lavaux (Svizzera), Langhe Roero e Monferrato (Italia), Champagne (Francia), Borgogna (Francia), Saint-Emilion (Francia), Wachau (Austria). Tutti e dieci i siti sono paesaggi culturali evolutivi, il cui risultato visibile è dato dall’interazione uomo-ambiente, un’interazione vitale, in continua evoluzione.

AGOSTO vendemmia

Agosto. Inizia la vendemmia

Il 7 agosto inizia la vendemmia 2019, con un ritardo in tutta la Penisola dai 7 ai 15 giorni. Dopo l’abbondante annata precedete, si registra un ritorno alla normalità, secondo le stime fornite da Assoenologi, Ismea e Uiv, che per la prima volta unisco le forze: produzione a 44,5 milioni di ettolitri con una flessione del 19% sui 54,8 milioni del 2018. Si resta, dunque, al di sotto della media quinquennale di 48,7 milioni di ettolitri, ma in testa alla classifica produttiva mondiale. A livello globale, infatti, non è stata un’annata particolarmente generosa sulle quantità e anche Francia e Spagna ne hanno risentito. In Italia, l’unica regione ad aver registrato un aumento produttivo è la Toscana (+10%). Buone notizie sul fronte qualità, con picchi tra il buono e l’ottimo.

Ritratto di Teresa Bellanova alla scrivania

Settembre. Cambio di ministro al Mipaaf: Bellanova al posto di Centinaio

Dopo un’estate politica burrascosa, il ritorno sui banchi vede l’insediamento del Governo giallo-rosso e l’avvicendamento al Mipaaf tra Gian Marco Centinaio (Lega) e Teresa Bellanova (ex Pd, poi passata al neo partito Italia Viva). La prima conseguenza per il Mipaaf è la perdita della delega al Turismo (e della t finale) che ritorna ai Beni Culturali. Contemporaneamente le competenze del commercio estero passano dallo Sviluppo Economico agli Affari Esteri.

Tra gli altri atti di Bellanova, l’approvazione di emendamento alla legge di bilancio per consentire al Crea di andare avanti nelle sue attività e l’annuncio di una Cabina di Regia per il vino a via XX Settembre che sarà operativa a partire da gennaio. Si segnala, poi, il suo impegno per le donne (con l’approvazione del bonus “Donne in campo”) e per il caporalato, considerato il suo passato, prima da bracciante agricola e poi da sindacalista.

Ottobre. Scattano i dazi Usa. Vino salvo

Il 18 ottobre entrano in vigore i dazi statunitensi sui prodotti europei, frutto del contenzioso Boeing-Airbus. Se i protutori di vino italiano possono tirare un sospiro di sollievo (ma solo per il momento!), lo stesso non possono dire quelli di formaggi, prosciutti, liquori e cordiali Made in Italy sottoposti ad una tariffa aggiuntiva del 25% sul valore del prodotto. Finiscono nella black-list anche i vini francesi, spagnoli e tedeschi. Ma non è tutto. Il sistema a carosello scelto dall’amministrazione Trump, prevede che a febbraio possano essere indicati nuovi prodotti, Paesi e percentuali. E, al momento, le notizie che arrivano dagli Usa non sono troppo rassicuranti per il nostro vino. Sale, quindi, la paura, considerato che attualmente il mercato statunitense rappresenta la prima piazza di destinazione a valore per le nostre bottiglie (1,76 miliardi di euro le stime di fine anno).

Novembre. Export verso i 6,3 miliardi di euro

Ci si avvia verso una chiusura d’anno moderatamente positiva per le esportazioni di vino italiano. A rivelarlo sono le stime dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, secondo cui, per il decimo anno consecutivo, il Belpaese fisserà il suo nuovo record: 6,36 miliardi di euro. Tuttavia non si va oltre una crescita del 2,9% che non serve ad avvicinare la Francia, dritta verso la soglia psicologica dei 10 miliardi di euro. Bene i vini fermi, mentre frenano in parte gli sparkling. Tra i mercati, che registrano le migliori performance, ci sono quelli interessati da un accordo di libero scambio – Canada e Giappone – e Russia. Appaiono, invece, in affanno il Regno Unito alle prese con la Brexit e la Cina, le cui importazioni presentano per il secondo anno segno meno.

DICEMBRE Brexit

Dicembre. Si avvicina l’ora della Brexit

L’anno si chiude con lo spettro della Brexit sempre più vicino. Le elezioni inglesi dello scorso 12 dicembre, con la schiacciante vittoria di Boris Johnson non lasciano adito a dubbi: il divorzio tra Regno Unito e Europa ci sarà. La data fissata è il 31 gennaio, resta da vedere a quali condizioni. Non si parla al momento di introduzione di dazi, ma è probabile che nei prossimi mesi per esportare Oltremanica bisognerà assolvere alla documentazione prevista per i Paesi Terzi, compreso documento di accompagnamento. Ricordiamo che l’Italia è secondo fornitore a valore per questa piazza (dopo la Francia) e che per il nostro vino il Regno Unito rappresenta il terzo mercato di sbocco. La guerra dei prezzi tra bollicine italiane e francesi è già iniziata e fino a questo momento la corsa inglese alle scorte ha premiato gli Champagne. Tuttavia, i margini di crescita ci sono e non tutti gli inglesi sono disposti a rinunciare ai prodotti Made in Italy.

Il 2019: un anno di dualismi

Il vino non è bello se non è litigarello. E di certo, quest’anno, le controversie non sono mancate. Dopo anni di sentenze e ricorsi dovrebbe essersi conclusa la contrapposizione legale tra Consorzio Vini della Valpolicella e Famiglie d’arte (non più dell’Amarone d’arte): nel mese di ottobre, la Corte d’appello di Venezia ha stabilito che a prevalere è la tutela di un marchio Dop rispetto a un marchio privato, pur se registrato in sede europea. Le Famiglie, quindi, non potranno più usare il termine Amarone.

Altro caso che si è consumato nell’ultima parte dell’anno vede protagonisti il Chianti Classico e il Chianti Docg. Il contenzioso è nato quando quest’ultimo ha annunciato di voler procedere con la richiesta per ottenere la Gran Selezione, già utilizzata dal Gallo Nero. La reazione è stata immediata, con il Chianti Classico pronto a procedere “per tutte le vie necessarie”. Altra difficile convivenza è quella tra Prosecco Doc e Prosecco Docg. Ma i puristi del Superiore, nella fattispecie la Confraternita di Valdobbiadene, non ci stanno a essere fagocitati dalla Doc e così nel mese di settembre è partita l’istanza, diretta a 2640 soggetti appartenenti alla filiera produttiva del Conegliano Valdobbiadene Docg, che tra le altre cose proponeva la rinuncia al nome Prosecco. Non è stata raggiunta la maggioranza, ma la questione è destinata ad andare avanti, con la Confraternita intenzionata a richiedere un confronto con le istituzioni.

Che anno ci aspetta?

L’anno che verrà riparte, quindi, con gli occhi puntati sull’asse anglosassone Uk-Stati Uniti. Gennaio potrebbe essere il mese cruciale per entrambi: il 12 si conoscerà definitivamente la lista dei prodotti Ue che saranno soggetti al secondo round di dazi americani e il 31 si dovrebbe portare a compimento la separazione tra Regno Unito e Unione Europea. Non c’è da stare troppo tranquilli. Anche perché l’ultimo documento federale statunitense in circolazione riporta il vino italiano tra quelli tassati. E sarebbe un vero disastro visto che parliamo del primo mercato italiano di riferimento. Ma c’è di più. La notizia dello stop alla guerra commerciale tra Usa e Cina, fa sorgere qualche dubbio: e se si creasse un triangolo commerciale i due poli, con il supporto del Regno Unito?

Mercato estero a parte, il nuovo anno è ricco anche di appuntamenti e scadenze nazionali. Si parte con la Cabina di Regia del vino annunciata proprio per gennaio dalla ministra Teresa Bellanova. I primi mesi del 2020 saranno, poi, occupati dal denso calendario delle Anteprime: Grandi Langhe (27-28 gennaio, Amarone (1-2 febbraio), Anteprime Toscane (15-22 febbraio), Sagrantino di Montefalco (24-25 febbraio), Chiaretto (5-6 aprile). Mentre il ritrovo nazionale a Verona, con Vinitaly, è fissato per il 19 aprile (fino al 22). Tra le novità legislative attese nei prossimi mesi, i decreti mancanti del Testo Unico: contrassegni; vigneti storici-eroici; riconoscimento/modifica vini Do e Ig; schedario viticolo. Occhio, infine, alla Pac post 2020: i prossimi mesi saranno cruciali in materia di etichettatura e per definire il prossimo budget Ocm Promozione. Intanto, sempre sul fronte fondi, sono attesi finanziamenti compensativi per controbilanciare i danni causati dai dazi statunitensi.

a cura di Loredana Sottile