Rudy Kurniawan, il falsario di vini più famoso dell'epoca moderna, torna in libertà il 7 novembre, dopo aver scontato 10 anni in un carcere Usa per le sue truffe milionarie. Ritornerà in attività?
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Rudy Kurniawan è di nuovo libero

Rudy Kurniawan (nato a Jakarta nel 1976), soprannominato “Dr. Conti” per la sua capacità di creare dal nulla bottiglie di grandi e piccoli formati, di annate eccezionali e in cospicue quantità di Domaine de la Romanée-Conti (uno dei vini più costosi e ricercati del mondo), è nuovamente libero. Appena uscito dal carcere, le autorità Usa lo deporteranno in Indonesia – il suo visto turistico in Usa scaduto da anni, non è mai stato rinnovato e l’ordine di espulsione del 2003 mai rispettato – dove lo aspettano i suoi parenti noti per le frodi alle banche a cui hanno sottratto 800 milioni di dollari. Ma non è detto, perché la meta finale potrebbe essere la Cina dove suo zio Eddy Tansil, fuggito dopo una condanna a 17 anni per appropriazione indebita di 420 milioni di dollari dalla Bank Pembangunan Indonesia, lo potrebbe accogliere. Il piano di Rudy era iniziato negli anni Duemila in modo impeccabile. Spacciandosi come un facoltoso rampollo di una famiglia indonesiana di origine cinese, dotata di immensi capitali, si era fatto conoscere acquistando preziosissimi lotti di vino francese, spendendo milioni di dollari come fossero bruscolini e consolidando la sua fama di grande esperto e collezionista. Poi è passato all’incasso. Ha iniziato a vendere la collezione accumulata, opportunamente modificata e moltiplicata, incassando decine e decine di milioni di dollari. Maureen Downey, nota cacciatrice di vini contraffatti, fondatrice della Chai Consulting, specializzata nella validazione di bottiglie rare, chiamata anche dal Federal Bureau of Investigation (FBI) per periziare bottiglie sospette, ha commentato: “Credo fermamente che abbia dei soldi nascosti che lo aspettano. Ha già una rete. E i fondi necessari“.

Rudy Kurniawan degusta un vino

Le truffe del falsario di vini più celebre del mondo

Basti pensare che durante il processo, la truffa, tra case d’asta e vendite private, ammonterebbe a circa 50-55 milioni di dollari, ma Rudy che ha iniziato nel 2002 la sua attività terminata solo con il suo arresto nel 2012, non ha mai dichiarato quante casse o bottiglie ha rimaneggiato. Secondo Sour Grapes, il film documentario (visibile su Netflix, ndr) dedicato alla ricostruzione della sua vicenda, girato nel 2016 dai registi Reuben Atlas e Jerry Rothwell,  sarebbero almeno 10mila le bottiglie tarocche del “Dr. Conti” che tuttora girano tra i grandi collezionisti e nelle loro cantine. Valga per tutti l’esempio di taroccamento di uno Château Mouton-Rothschild 1945, praticamente un’annata introvabile, per questo costosa e ricercata dai collezionisti. Secondo gli appunti ritrovati dalla FBI nella sua villa,  si tratterebbe di una miscela composta da 50% Château Pichon-Lalande 1988, da 25% di un Napa Cabernet giovane e di un 25% di vari Bordeaux di bassa lega, ossidati.

Il mondo dei falsari di vino

Rudy, però, non è l’unico artista del genere. Khaled Rouabah, per esempio si era specializzato nel creare Château Lafite & Château Margaux 1900 Barton & Guestie. Un vino che non è mai stato prodotto dalle due aziende per festeggiare il millennio. Eppure nel 1999 delle bottiglie furono messe in vendita e acquistate nelle aste per collezionisti, prima dell’arresto dell’autore nel 2000. A Bordeaux i magistrati avevano condannato un immigrato armeno, Armand Aramian, a quattro mesi di carcere per la vendita su eBay di false etichette di Château Mouton Rothschild a un collezionista. Quando la polizia perquisì l’appartamento di Aramian a Parigi, trovò altre 8mila etichette nella sua cantina. Una quindicina di anni fa  il quotidiano francese “Sud Ouest”, stimò che i vini falsi rappresenterebbero il 20% delle vendite di vino a livello mondiale prevalentemente legate ai top di Bordeaux e di Borgogna. Negli anni del boom delle aziende informatiche, nel periodo della nascita delle fortune miliardarie in Russia e con l’apertura dei mercati asiatici, si è creata una domanda di vini “trofeo” che ha completamente sconvolto le dinamiche di un mercato sino ad allora ristretto a un numero limitato di acquirenti – per lo più inglesi, tedeschi, americani- e approfittando della scarsa conoscenza e preparazione sul vino dei nuovi ricchi, molti fornitori di vini falsi hanno trasferito le attività dagli Usa in Asia, intravedendo un’opportunità visto che, in questi Paesi, i controlli sono più laschi. Ora, secondo Downey,  Kurniawan che sinora si è cimentato con le vecchie annate e in molti casi se ne è inventato di mai imbottigliate (o vendemmiate), si potrebbe dedicare a bottiglie più attuali, sempre di marchi prestigiosi  e naturalmente sempre di prezzo elevato, ma dall’elaborazione meno complessa.

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L’ultimo caso in Italia

È di questi giorni la notizia del sequestro da parte della nostre forze di polizia (Nas e GdF) di una partita taroccata -700 casse da 6- di Sassicaia da spedire all’estero, Cina e Russia, da una banda multirazziale. Il falso vino della Tenuta San Guido delle annate dal 2010 al 2015 veniva acquistato in Sicilia, le bottiglie copiate da una vetreria turca, mentre etichette, tappi, carta velina e cassette di legno venivano prodotte in Bulgaria. Il tutto poi veniva assemblato in un magazzino in Italia. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati a Milano, 80mila pezzi contraffatti, utilizzabili per confezionare circa 1.100 casse, pagate il 70% in meno del prezzo di mercato dell’originale.
La vicenda italiana ha il pregio di illustrare sinteticamente la nuova frontiera dei taroccatori di vino professionali. Non più la ricerca spasmodica di bottiglie vuote di griffe prestigiose, di carte d’epoca per riprodurre etichette con stampanti modernissime, e di tutti quei mille trucchi di cui Kurniawan rimane un maestro insuperato. La morale, però, è anche un’altra. Se fino a ora i fine wines italiani sono stati marginalmente toccati da queste vicende, ora con il crescere della loro notorietà internazionale (vedi Liv-Ex), nessuno può sentirsi veramente al sicuro. È il prezzo da pagare, ma anche il momento di prendere delle adeguate contromisure, a partire dalla tracciabilità di cui siamo specialisti.

Dopo aver passato 7 dei 10 anni della sua condanna in un carcere privato  nel Texas – classificato tra le 10 peggiori prigioni degli Usa per le condizioni di vita – adesso Rudy è di nuovo in libertà. Non ha mai chiesto scusa per il suo operato ed è sempre rimasto impassibile durante il processo. Magari avrà qualche conto in sospeso e si vorrà vendicare. Sulle modalità si accettano scommesse. Vuoi vedere che sarà ancora il vino?

 

a cura di Andrea Gabbrielli

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