Il racconto di Montalcino e del suo vino più famoso, attraverso la voce di uno dei suoi protagonisti: Stefano Cinelli Colombini, autore del libro Brunello. Ritratti a memoria
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“Il Brunello è il prodotto di una comunità prospera con una peculiarità: è stata colpita da così tante catastrofi che ha dovuto interiorizzare l’arte del rialzarsi e ricreare il benessere… ” La citazione è tratta da Brunello. Ritratti a memoria, il libro (giunto alla II edizione riveduta gennaio 2021) di Stefano Cinelli Colombini, titolare della storica azienda, Fattoria dei Barbi. Appassionato di storia, da tempo si dedica allo studio delle vicende ilcinesi di ieri e di oggi, contribuendo a diffondere la conoscenza e le tradizioni locali. È stata sua l’idea di creare il Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello che attraverso gli strumenti di lavoro e di svago, i vestiti, le fotografie, i documenti e i ricordi di famiglia, donati da oltre 400 montalcinesi, apre degli squarci sul contesto culturale e produttivo della città e del vino.

Brunello Stefano Cinelli

Un excursus sulla storia del Brunello

L’originalità di questo nuovo libro è di riprendere e ampliare il discorso fornendo un excursus sulla storia del Brunello sino ai giorni nostri con un importante corredo di informazioni (numeri, ettari, percentuali, ecc) sul sistema produttivo, ma soprattutto cerca di spiegare come una piccola comunità agricola che, seppur geograficamente isolata, ha saputo costruire il mito e il successo di vino di fama planetaria. Non senza una buona dose di vis polemica – questa sì molto toscana e montalcinese – riassunta nella frase “…qui troverete solo fatti documentati, non leggende”. E l’arco di questioni toccate è molto ampio: dalla riaffermazione del ruolo prevalente dei montalcinesi nella gestione della denominazione, al reale peso delle cantine passate in mani straniere in questi anni, alla capacità di rialzarsi dopo terribili rovesci.

1960-1970: un decennio cruciale per Montalcino

L’ultimo rovescio è stato negli anni Sessanta dello scorso secolo, quando la prosperità di cui Montalcino aveva goduto nell’Ottocento e in buona metà del Novecento, sembra un lontano ricordo: strade sterrate, poderi diroccati, carri trainati da bovi, la campagna funestata dagli alberi d’ulivo morti per la terribile gelata del 1956, e poi i cambiamenti sociali. Con l’apertura dell’Autostrada del Sole (1958-1964), il conseguente crollo dei traffici stradali sulla vicina Cassia e l’abolizione della mezzadria (1964), il mondo montalcinese va in pezzi e le attività artigianali cessano quasi del tutto, tanto che 7.000 su 12.000 montalcinesi sono costretti a emigrare. Sono gli anni ’60: un decennio cruciale per Montalcino perché non è solo una brusca cesura nel suo recente passato – ci sono stati altri periodi di crisi, altrettanto difficili nella sua storia – ma è anche la ripresa di un cammino su nuove basi. Un cammino che ha creato le condizioni per far diventare – in appena mezzo secolo – il Brunello uno dei grandi rossi di riferimento e la comunità agricola di Montalcino una delle più prospere del mondo. ” Anche se pochi (qui come ovunque) conoscono la storia, è il passato che ha reso i montalcinesi ciò che sono: mercanti, borghesi, e in un modo tutto loro, usi di mondo” scrive Cinelli nel libro che dedica il capitolo centrale a 32 protagonisti, viventi e non viventi, della storia del Brunello – da qui il richiamo alla memoria del titolo – di cui ricostruisce la vita mettendone in luce l’apporto alla costruzione del mito.

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Mondo Brunello: i protagonisti

Dai tre Biondi Santi (Ferruccio, Tancredi, Franco) a Ersilia Caetani Lovatelli di Argiano per i rapporti con l’ambiente culturale, dagli intrecci familiari al ricordo di grandi personalità ormai dimenticate dai più (Raffaello Padelletti), e non solo. Trovano spazio, in questa carrellata, nobili come Emilio Costanti, ex mezzadri come i Cencioni di Capanna, borghesi come Roberto Guerrini- Eredi Fuligni, manager come Claudio Basla di Altesino, imprenditori lungimiranti come Giovanni e Giacomo Neri di Casanova di Neri. Come tutte le selezioni di personaggi rappresentativi di un’epoca, la libera scelta dell’autore può non essere condivisa, non tanto per le inclusioni quanto per le esclusioni.

Montalcino Fortezza medicea

I landmarks del Brunello

Sempre nel quadro dell’arricchimento delle conoscenze su Montalcino è il capitolo dedicato ai landmarks del Brunello: oltre alle più conosciute Abbazia di Sant’Antimo e al Convento di Sant’Agostino o alla Fiaschetteria Italiana, l’autore indica luoghi da visitare. Ci sono le cantine di Zannoni (La Fortuna), e poi Capanna di Cencioni, Colle al Matrichese di Costanti, Castelgiocondo di Frescobaldi. In appendice di tutte le aziende, in ordine alfabetico, vengono forniti i recapiti e le coordinate GPS. Tra le cose notevoli del libro, la bibliografia occupa un posto a parte: sono oltre 200 i titoli elencati o usati per documentazione che trattano di Montalcino e del Brunello. Una straordinaria ricchezza, una miniera di spunti e di informazioni, per studenti e studiosi che vogliono dedicarsi all’approfondimento.

Il valore della memoria

Ritratti a memoria è un tentativo di offrire alla comunità montalcinese e a tutti gli amanti del Brunello, una memoria da condividere. Un aspetto da cui partire per dare sostanza a una sorta di spirito di corpo – il modo di vedere montalcinese – rivendicato dall’autore nell’intera pubblicazione. Lo storico Eric Hobsbawm nel volume L’Età degli imperi osserva che “La memoria è vita. Essa è in perpetua evoluzione. Rimane a volte latente per lunghi periodi e poi ad un tratto rivive. La storia è la ricostruzione sempre incompleta e problematica di quello che non è più. La memoria appartiene sempre al nostro tempo e forma un eterno presente. La storia invece è rappresentazione del passato”. Un buon modo per continuare a ricercare e ricordare.

Brunello, ritratti a memoria. Luoghi, persone e storia di un mito – di Stefano Cinelli Colombini – Fattoria dei Barbi Edizioni – 224 pp. – €12

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a cura di Andrea Gabbrielli