Addio a Paolo Foradori dell'azienda Hofstätter; uno dei grandi nomi della viniviticultura italiana.
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Paolo Foradori dell’azienda Hofstätter di Termeno ci ha lasciati nella notte del 22 dicembre 2020 a 85 anni. Presente di Vini d’Italia sin dalla prima edizione (1988) è stato premiato innumerevoli volte per i suoi vini, a partire dal Pinot Nero di cui è stato un indiscusso interprete in Alto Adige.

Paolo Foradori, il Pinot Nero, il Gewürztraminer

A lui si deve l’esaltazione dell’altopiano di Mazon come terroir ideale per la coltivazione di questo vitigno così come la valorizzazione del Gewürztraminer che, grazie alla sua interpretazione, ha evidenziato le caratteristiche di vino elegante e complesso. La sua battaglia per l’introduzione della menzione Vigna in etichetta ha fatto scuola e ha permesso ai vini Dop altoatesini di fare un ulteriore salto di qualità dando sostanza alle differenze e alle diverse vocazioni territoriali. Il Barthenau Vigna S.Urbano Pinot Nero, il Barthenau Vigna S. Michele Pinot Bianco, il Gewürztraminer Vigna Kolbenhof e il Lagrein Vigna Steinraffler sono diventati dei classici non solo per l’azienda Hofstätter ma anche del vino altoatesino.

Le origini e lingresso nella famiglia Hofstätter

Paolo Foradori, nato Bolzano nel 1935, discende da una famiglia di origine trentina. Suo padre Vittorio Foradori, avvocato e appassionato di viticoltura, negli anni Trenta aveva comprato tre masi con terreni annessi sull’altopiano di Mazon, sopra il paese di Egna, in Alto Adige. Contrariamente all’idea del padre, che per suo figlio intravedeva la carriera in uno studio legale, Paolo Foradori decise di intraprendere la carriera enologica. La svolta arrivò nel 1959, quando Paolo Foradori sposò Sieglinde Oberhofer, discendente della nota famiglia vitivinicola Hofstätter di Termeno. Nacque così l’attuale tenuta che – cosa unica per una azienda a conduzione familiare – possiede vigneti sull’una e sull’altra sponda della Valle dell’Adige. A Martin Foradori e a tutta la famiglia, le più sentite condoglianze del Gambero Rosso.

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a cura di Andrea Gabbrielli