Momento delicato tra le Colline del Prosecco Superiore, dove a ottobre bisognerà scegliere la nuova governance. Ma in ballo ci sono anche l’interpretazione dello statuto, la rappresentatività delle cantine sociali e il difficile rapporto con il Prosecco Doc.
Pubblicità

Nell’arco di venti giorni e con la vendemmia in pieno svolgimento, i soci del Consorzio di tutela Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg, sono convocati per ben due volte in assemblea, straordinaria il 10 settembre, ordinaria il primo ottobre. Appuntamenti ravvicinati abbastanza inusuali considerando gli impegni del periodo legati alla raccolta delle uve.

Le aziende consorziate si devono pronunciare su questioni che riguardano la governance interna, l’interpretazione dello statuto, l’elezione del cda e poi la nomina del nuovo presidente dopo 8 anni e mezzo di mandato di Innocente Nardi.

Il delicato equilibrio tra cantine sociali e produttori

In sostanza il dibattito in corso evidenzia che le cantine sociali chiedono di avere più peso nel Consorzio, considerando i loro volumi commerciali, mentre i viticoltori d’eccellenza, sia piccoli che grandi, rivendicano il ruolo di traino della denominazione nella creazione del valore. In ballo ci sarebbe l’equilibrio nella distribuzione degli incarichi tra le varie componenti.

Pubblicità

Secondo la lettura dello statuto consortile dell’attuale maggioranza all’interno del cda (Cinzia Sommariva, Gabriella Vettoretti, Paolo Bisol, Federico Dal Bianco, Francesco Drusian, Lodovico Giustiniani, Marco Spagnol e Loris Vazzoler) la rappresentanza dei viticoltori salirebbe da 3 a 4, i vinificatori rimarrebbe 5 mentre gli imbottigliatori si attesterebbero a 6 perdendo un’unità. Un’interpretazione dello Statuto che oltretutto creerebbe un precedente anche per altre denominazioni alle prese con le stesse problematiche. Questa ipotesi, però, è stata scartata durante l’assemblea che si è svolta il 10 di settembre a Pieve di Soligo.

Il sistema Prosecco

C’è da ricordare che il Sistema Prosecco comprende 2 Docg (Asolo e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore) e una Doc molto ampia territorialmente (Prosecco Doc) estesa per l’80% in Veneto e per il restante 20% in Friuli.

La difficile convivenza con il Prosecco Doc

Ma di là della vicenda specifica tutto ciò può essere essere considerata il termometro del disagio che da tempo cova in una parte della denominazione. Un diffuso timore di non vedere sufficientemente riconosciuta – in termini economici e di prezzi – la propria identità collinare nell’impatto con il Prosecco Doc dove domina la pianura, i costi di produzione sono inferiori e la quantità prodotta, maggiore.

Le conseguenze del confinamento, dal calo dell’export alle mancate vendite in enoteche e ristoranti (la perdita stimata è del -3,8% ma è il -10% di Usa e Gran Bretagna a lasciare il segno), che pur essendo abbastanza contenute rispetto ad altre aree produttive, pesano sulle entrate delle aziende e sono state un accelerante della crisi in corso.

Pubblicità

Un sintomo evidente del malessere è stata la querelle sull’impiego o meno, della parola Prosecco in etichetta (vedi articolo: “Conegliano Valdobbiadene. Rinunciare al nome Prosecco?”, che ha visto coinvolte molte aziende ma anche la mancata elezione di Innocente Nardi alla presidenza dell’Associazione delle Colline Unesco – al suo posto è stato nominato Lodovico Giustiniani – oppure le polemiche, mai sopite, a proposito del licenziamento dello storico direttore del Consorzio, Giancarlo Vettorello.

La fine di una tregua

Apparentemente la tregua interna al Consorzio, tra le varie rappresentanze, vigeva da almeno 10 anni. Infatti, al di là delle differenze strutturali e di interessi diversi tra chi compra e chi vende solo l’uva, chi produce, trasforma e vende il proprio prodotto, e tra chi è gravato da tasse e chi no, sinora a prevalere nelle decisioni interne, è stato il pragmatismo che ha sempre permesso di trovare la quadra tra posizioni anche distanti.

Le diverse posizioni

Ora, secondo Loris dell’Acqua di Col Vetoraz e past presidente della Confraternita del Prosecco, associazione che vorrebbe lo scorporo del Conegliano Valdobbiadene Docg dal Sistema Prosecco, l’equilibrio è saltato: “Si tratta di una resa dei conti tra idee molto diverse, dai conflitti di interesse delle aziende che producono sia Doc che Docg, alla gestione delle rese dei vitigni complementari alle rese dei vigneti collinari dove l’impegno e i costi sono maggiori e quindi anche la remuneratività è differente. Non solo bisogna difendere i valori della produzione di collina, ma bisogna evidenziarla in rapporto con le produzioni Doc di pianura: noi non possiamo essere solo la bella cartolina del Sistema Prosecco da mostrare ai consumatori”.

Anche Primo Franco (Nino Franco), storico produttore e uno dei primi a portare all’estero il Prosecco Superiore Docg osserva che “È necessario creare un diverso equilibrio tra chi da sempre ha puntato sulla costruzione del valore e chi lo distrugge con prezzi da svendita nei discount”.

Franco Adami, produttore di Valdobbiadene con numerosi Tre Bicchieri all’attivo e vicepresidente Confagricoltura Treviso, mette in evidenza che “Le posizioni si sono arroccate e il meccanismo di condivisione che sin qui ha funzionato, si è inceppato. Come si esce dall’impasse? Con una strategia di lungo periodo non di una parte ma di tutta la denominazione. Se occorre bisogna rivedere le regole ma senza dimenticare che un eccesso di protezionismo va contro la qualità dei prodotti e la capacità delle imprese”.

Innocente Nardi, a cui in primavera era stato chiesto di prorogare il suo mandato scaduto di presidente del Consorzio, per arrivare sino alle nuove elezioni, ribadisce “l’importanza del lavoro svolto in questi anni che ha portato la nostra Docg Prosecco Superiore a diventare una delle principali denominazioni italiane” e poi argomenta “Nel caso non si fossero adottate misure di contenimento delle rese, la produzione lorda vendibile sarebbe stata stimata in 15.525 mila euro mentre con le misure, si arriva a 17.400. Significa che il vino è ritornato a 1.90/2 euro al litro contro 1,50 euro al litro durante il lockdown. Ciò significa aver messo in sicurezza il valore”.

I numeri del Prosecco Superiore Docg

Nel caso del Prosecco Superiore Docg si è passati da 135 a 120 quintali per ettaro (di cui 20 a stoccaggio) più 24 di supero di campagna; per le Rive da 130 a 120 quintali per ettaro (di cui 10 a stoccaggio); nel caso del Cartizze si è mantenuta la misura di 120 quintali per ettaro. Nel 2021 verranno immesse sul mercato 81 milioni di bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore (in caso di necessità sarebbero disponibili 15 milioni di bottiglie in stoccaggio) di cui 4 milioni di bottiglie di Rive e 1 milione e 100 mila di Cartizze.

È auspicabile che ci sia un ritorno a quel pragmatismo condiviso talmente efficace da permettere a un vino frizzantino – il Prosecco – servito sino a quarant’anni fa in brocca nelle osterie trevigiane, di diventare una star del commercio mondiale con una produzione di 95 milioni di bottiglie, un valore di 524 milioni di euro e per di più con le Colline di Conegliano Valdobbiadene, diventate patrimonio dell’umanità Unesco. Risultati straordinari che solo pochi possono vantare. Ne parleremo ancora. Dopo le assemblee.

a cura di Andrea Gabbrielli